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IoT (Internet of Things): significato, esempi e applicazioni pratiche

Cos'è e dove si applica l' "internet delle cose"? Dalle utility alla sanità, dalla produzione alla pubblica amministrazione sono ormai molti i settori e ambiti lavorativi interessati dall’innovazione tecnologica dell'IOT (internet of things), con diversi livelli di maturità. Gli osservatori del Politecnico di Milano propongono la loro analisi, in collaborazione con Digital4.

 

Cos’è l’ IoT (Internet of Things): significato e genesi dell’ “internet delle cose”

Internet of Things (IoT) è un neologismo utilizzato in telecomunicazioni, un termine di nuovo conio nato dall’esigenza di dare un nome agli oggetti reali connessi ad internet. Il significato di IoT si esprime bene con degli esempi: IoT è ad esempio un frigorifero che ordina il latte quando “si accorge” che è finito. IoT è una casa che accende i riscaldamenti appena ti sente arrivare. Questi sono esempi di IoT, ovvero di oggetti che, collegati alla rete, permettono di unire mondo reale e virtuale.

Il termine IoT (“Internet of Things”, o letteralmente “internet delle cose”) viene utilizzato la prima volta da Kevin Ashton, ricercatore presso il MIT, Massachussets Institute of Technology, dove è stato trovato lo standard per RFID e altri sensori. Ma anche se il termine è nuovo, si parla di questi concetti già da molto tempo, in sostanza dalla nascita di internet e del web semantico (un web fatto di “cose”, non di righe di codice: “things, not strings”).

Grazie all’Internet of Things si è sviluppato il fenomeno della fabbrica intelligente, dei prodotti intelligenti e della servitizzazione. per affrontare questo tema e per capire come trasformarlo in concrete opportunità di business vi invitiamo a partecipare all’evento END TO END SERVITIZATION: Da Smart Product e Smart Business

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Ma cosa significa IoT nel concreto? Con Internet delle cose si indicano un insieme di tecnologie che permettono di collegare a Internet qualunque tipo di apparato. Lo scopo di questo tipo di soluzioni è sostanzialmente quello di monitorare e controllare e trasferire informazioni per poi svolgere azioni conseguenti.

In ambito cittadino ad esempio un rilevatore collocato in una strada può controllare i lampioni e segnalare se la lampada funziona, ma lo stesso rilevato potrebbe, se adeguatamente attrezzato, segnalare anche informazioni sulla qualità dell’aria o sulla presenza di persone.

Ecco un video dal sito della comunità europea, che spiega in 45 secondi cos’è l’Internet delle cose (in inglese):

L’internet delle cose ( lingua originale “Internet of Things“) trova sempre più consenso e rappresenta sempre più una occasione di sviluppo. Aumentano i dispositivi connessi, e c’è una forte fiducia in Italia verso le tecnologie IoT più consolidate e resistenza a provare l’ Internet delle cose più innovativo.

L’evoluzione di internet ha esteso internet stesso ad oggetti e luoghi reali (“cose” appunto), che ora possono interagire con la rete e trasferire dati ed informazioni. L’oggetto interagisce con il mondo circostante, in quanto è dotato di “intelligenza”, ovvero reperisce e trasferisce informazioni tra rete internet e mondo reale.

In questo modo può essere data una “identità elettronica” a tutto ciò che forma il mondo che ci circonda, attraverso, ad esempio, Rfid (Identificazione a radio frequenza) ed altre tecnologie (come il più noto il QR code).

I passaggi e le fasi fondamentali dell’Internet of Things

La fase definibile come pre-Internet of Things è rappresentata dalla sensoristica “semplice”: dispositivi in grado di effettuare data collection in modo sempre più preciso e mirato in funzione di specifici ambiti applicativi (apparecchiature dedicate a rilevare dati legati alla temperatura di ambienti, al movimento di veicoli, alla qualità dell’aria, al livello di rumorosità di determinati ambienti o alla presenza di determinate sostanze. Gli esempi sono numerosissimi. In questa fase è corretto parlare di sensori che rilevano informazioni e le trasformano in dati digitali. Manca, in questa fase pre-IoT la connessione in rete. Si tratta di dispositivi che in forme e modalità diverse sono interrogati “manualmente” ovvero con una organizzazione della data collection non appoggiata a una rete.

Il passaggio dalla sensoristica all’Internet of Things è costituito appunto dalla connessione in rete. L’Internet delle cose appunto. Il sensore che rileva i dati della “cosa” che “parla” della sua temperatura, del suo movimento, della qualità della sua aria e che “mette in rete” questi dati.

Con questo passaggio si entra nell’Internet of Things che a sua volta ha poi visto una serie di fasi che fanno tutte riferimento a un lavoro importante sui dati e che possiamo schematizzare come segue:

  1. Dispositivi – connessi in rete – in grado di rilevare dati e in grado di comunicare i dati
  2. Dispositivi – connessi in rete – in grado di rilevare più tipologie di dati e di trasferire questi dati
  3. Dispositivi – connessi in rete – in grado di effettuare un primissimo livello di elaborazione (selezione) dei dati a livello locale per trasferire solo i dati che corrispondono a determinati requisiti
  4. Dispositivi – connessi in rete – in grado di raccogliere dati, effettuare un primo livello di selezione e di effettuare azioni in funzione di indicazioni ricevute
  5. Dispositivi – connessi in rete – in grado di rilevare dati, di selezionarli, di trasmettere solo quelli necessari al progetti nel quale sono coinvolti, di effettuare azioni sulla base delle indicazioni ricevute e di effettuare azioni in funzione di una capacità elaborativa locale

A cosa serve l’ IoT nella nostra società?

Gli oggetti connessi nel mondo attraverso questa nuova tecnologia sono ormai svariati miliardi, e nuovi ambiti lavorativi e l’economia ne vengono influenzati. Ma molti si chiedono: “Cos’è realmente l’Internet of things?” e ancora “A cosa serve questo Internet delle cose?”

Prima di rispondere a queste domande, occorre considerare che questo fenomeno è presente da molto più tempo rispetto al momento in cui è stata coniata questa definizione. Gli utenti che hanno oggetti riconducibili all’Internet delle cose, come braccialetti o orologi intelligenti, spesso non sanno di poter dire di utilizzare un oggetto dell’IoT (ovvero connesso).

Da alcuni studi sull’internet delle cose emerge come molti italiani non sappiano cosa sia realmente l’Internet of Things, pur avendo con sè dispositivi che si basano su questa nuova tecnologia. Ad esempio l’osservatorio IoT del politecnico di Milano, riassume in questo modo la situazione italiana che emerge dal rapporto “Internet of Things: Smart Present o Smart Future?“.

L’internet delle cose associa il tema di Internet con gli oggetti reali della vita di tutti i giorni, oggetti (e dispositivi) che saranno sempre più connessi e che stanno dando vita a una rete ancora più fitta di presenza sul territorio e in tutti gli ambienti che necessitano di controllo, automazione e rilevamento.

Come funziona l’Internet of Things: IoT, Analytics e Big Data

Per poter funzionare, l’IoT ha bisogno di raccogliere e archiviare una grossa mole di dati. Ma a che servono tutti questi dati raccolti? Per far funzionare correttamente l’internet of things affinché sia davvero utile a noi, è importante processare raccogliere e analizzare grandi volumi di dati real time (ad esempio dai sensori, dai semafori, e da qualsiasi dispositivo IoT connesso), sia in azienda per migliorare sicurezza e produttività, sia in qualsiasi ambito e per qualsiasi tipo di oggetto connesso. Per questo c’è bisogno di sistemi integrati tra big data, database nosql e dati IoT.

L’Internet delle Cose è una delle nuove frontiere, ormai in realtà consolidata, dell’uso della rete internet. Non più solo le persone o le “persone giuridiche”, le imprese, sono riconoscibili sulla rete Internet, ma anche le cose possono esserlo. Cose, oggetti, strumenti che acquisiscono intelligenza, ovvero capacità di rilevare informazioni e di comunicarle. L’Internet delle Cose è una vera e propria Nuova Internet proprio perché apre prospettive un tempo inimmaginabili, in cui gli oggetti assumono un ruolo attivo grazie al fatto di essere in rete e di inviare e ricevere dati sulla rete.

Una videocamera non è più solo nella condizione di inviare dati e immagini, ma è nella condizione di farlo in modo intelligente, in funzione ad esempio delle immagini riprende o della temperatura o della luminosità. In questo modo è in grado di adattare il proprio comportamento in funzione di parametri di interesse che possono evolvere nel corso del tempo.

Il nostro orologio può ricordarci appuntamenti e può verifciare se effettivamente li rispettiamo, ad esempio se siamo o non siamo in un certo luogo a una certa ora o, se, sempre in funzione della distanza, dobbiamo affrettarci perché altrimenti facciamo tardi.

Le confezioni di prodotti alimentari possono trasferire importanti informazioni sulla qualità del prodotto, sul modo in cui è stato realizzato e sui tutti coloro che hanno partecipato alla produzione e che fanno parte della filiera food. O ancora la confezione di un farmaco ci può avvertire se non lo stiamo assumendo come stabilito e ci può dire come ovviare e a una eventuale dimenticanza.

Per non parlare poi delle automobili che possono dialogare costantemente con l’ambiente circostante e possono facilitare la nostra guida, aumentando comodità e sicurezza.

Ma cosa può essere misurato con i dati? Alcuni esempi di parametri misurabili e corrispettivi oggetti connessi che permettono di monitorare sono:

  • Temperatura dell’aria
  • Pressione dello spazio
  • Movimento (sensori di movimento)
  • Termostati;
  • Videocamere;
  • Rilevatori di luminosità;
  • Rivelatori di umidità;
  • Orologi;
  • Wearable (oggetti da indossare, come braccialetti connessi e orologi);
  • Sensori ambientali e territoriali.
  • Orientamento nello spazio
  • Prossimità (sensori di prossimità)
  • Immagini (videocamere)
  • Rilevazione di luminosità
  • Rilevazione di onde elettromagnetiche
  • Radiofrequenze
  • Elettricità, tensione, corrente
  • Suoni

Tutti oggetti “intelligenti” che sono chiamati a comunicare in una forma sempre più interconnessa.

Ma prima di scendere nel dettaglio di cosa è possibile fare con l’Internet of Things vediamo cosa si intende per oggetto. Per “cosa” o “oggetto” si intendono tante categorie di apparecchiature che vanno da semplici dispositivi a impianti e sistemi, dai materiali ai macchinari e alle attrezzature per la produzione. Il fatto che tutti questi oggetti siano o possano essere collegati in rete permette di creare una mappa intelligente di tutte le cose, del loro funzionamento e delle informazioni che che sono in grado di rilevare e di trasmettere creando nuove forme di conoscenza.

Ambiti di applicazione e casi d’uso dell’IoT per consumatori e aziende

I principali ambiti di applicazione dell’Internet of Things (sia per consumatori finali come me e te, sia per le aziende e la manifattura) sono rappresentati da quei contesti nei quali ci sono “cose” che possono “parlare” e generare nuove informazioni come ad esempio:

  • Casa, smart home, domotica
  • Edifici intelligenti, smart building, bulding automation
  • Monitoraggio in ambito industriale, Robotica, Robotica collaborativa
  • Industria automobilistica, automotive, self driving car
  • Smart health, sanità, mondo biomedicale
  • Tutti gli ambiti della telemetria
  • Tutti gli ambiti della sorveglianza e della sicurezza
  • Smar city, smart mobility
  • Nuove forme di digital payment tramite oggetti
  • Smart agrifood, precision farming, sensori di fields
  • Zootecnia, wearable per animali

Presente e futuro dell’ IoT: quanti sono gli oggetti connessi?

Quanti sono gli oggetti connessi?

Le maggiori società di ricerca, come Accenture tra le altre, sostengono che si arriverà a oltre 25 miliardi di apparati Iot entro il 2020.

Molti operatori del settore ritengono che il numero sarà ampiamente superato e già questo rappresenta una straordinaria opportunità di business per tutti gli operatori del settore.

Autori quali Adrian McEwen (con il libro Designing the Internet of Things) parlano di creatività e IoT, e di come le prossime idee e prodotti vincenti avranno bisogno di collegare oggetti della vita di ogni giorno con internet e con la tecnologia.

E come cresce la diffusione di apparati e sensori ancora di più cresce la mole di dati che dovranno essere gestiti e cresce il numero di applicazioni che dovranno essere sviluppate.

Sotto questo profilo è prevedibili una importante opportunità di business in termini di diffusione di piattaforme di sviluppo e così pure in termini di soluzioni di connettività e sotto questo profilo si nota già una crescita di interesse molto importante da parte delle telco. Un altro ambito di crescita fondamentale è rappresentato dai system integrator e delle società di consulenza.

IoT vuol dire integrazione e apre importantissime prospettive in termini di rivisitazione dei sistemi informativi aziendali. Anche da questo punto di vista l’IoT rappresenterà una importante occasione di sviluppo.

Dopo diversi anni di curiosità e di sperimentazione dell’Internet of Things, in Italia si iniziano a vedere i primi risultati concreti che presentano diversi gradi di applicazione: le realtà più consolidate, quelle sperimentali e quelle embrionali. Il rapporto analizza 340 applicazioni IOT avviate da imprese private o pubbliche amministrazioni in Italia e all’estero.

Esempi e applicazioni dell’Internet delle cose nella vita reale

Dal frigorifero di casa, all’orologio, al semaforo, tutti possono essere considerati esempi di IoT. L’importante è che questi oggetti siano connessi alla rete, e che abbiano la possibilità di trasmettere e ricevere dati. In questo modo, questi oggetti diventano “intelligenti”, e possono attivarsi e disattivarsi “da soli” e secondo le necessità.

Ad esempio, in Svizzera esistono semafori intelligenti, che diventano verdi quando “vedono” che una macchina e vicina al semaforo, e che dall’altro lato non sta passando nessuna macchina. Anche per Bticino ci sono novità e sviluppi sull’IoT.

Questo, come altri, sono esempi di come gli oggetti prendono “vita”, e di come questi oggetti possono essere collegati tra loro e con la vita reale di tutti i giorni. Ecco il futuro descritto da Orwell e dai romanzi distopici, nel presente.

Questi dispositivi ed oggetti connessi possono tra l’altro collegarsi a software di analisi dei dati (ad esempio Google Universal Analytics) e in questo modo trasmettere dati ed informazioni dalla vita reale direttamente ai computer ed ai software di analisi. Aprendo la strada ai Big Data.

Almaviva lancia la prima piattaforma italiana per l’Internet delle cose. La nuova piattaforma tutta italiana si chiama Giotto, e riesce a connettere diversi dispositivi e farli interagire tra loro e con le persone, i servizi e le applicazioni.

Esistono inoltre molti esempi e ambiti applicativi dell’IoT, dalle città intelligenti alle aziende. In basso tutti gli esempi di IoT e internet delle cose nella vita di tutti i giorni.

1. Smart City (città intelligenti)

Le città intelligenti (alcuni le chiamano città sensibili) si riferiscono a strategie di pianificazione urbanistica che migliorano la qualità di vita in città, e cercano di soddisfare le esigenze ed i bisogni dei cittadini.

Le tecnologie adottate per realizzare città intelligenti (o parti di esse) permettono di relazionare infrastrutture (oggetti) con gli abitanti della città. Esempi sono semafori intelligenti (che diventano verdi quando non passano macchine dal senso opposto) oppure sistemi innovativi per la gestione e smaltimento dei rifiuti, altre innovazioni ambientali, energetiche, di mobilità, comunicazione, ed urbanistiche.

Tra i settori sui quali si assiste a un maggior imteresse a livello di industriale e di pubbliche amministrazione rileviamo tutto il mondo delle Smart City che si accompagnano con tematiche legate ai progetti della pubbliche amministrazioni e ai temi pià strategici come quelli relativi agli Open Data. Qui maggiori approfondimenti.

2. Smart Building e Smart Home (case e palazzi connessi)

Le differenze sostanziali tra edifici e case intelligenti è che, mentre le smart home (case intelligenti) si rivolgono soprattutto ad un pubblico “consumer” ovvero a consumatori e fruitori finali dei servizi (esempi possono essere regolare la temperatura della casa a distanza, oppure sensori di rilevamento per le persone in casa), le smart building (edifici intelligenti) si rivolgono soprattutto al B2B, ovvero alla realizzazione ed ottimizzazione di palazzi ed uffici, per dotarli di oggetti intelligenti che interagiscano con l’ambiente interno (ad esempio gestione della luce e dell’energia elettrica).

Il mondo dello Smart Building prosegue su un doppio binario, con una componente che guarda principalemnte al mondo domestico (case intelligenti) e che sta accendendo fenomeni di attenzione verso il mondo consumer e una componente professionale (smart building) che è ormai diventata patrimonio comune di sviluppo e progettazione da parte di progettisti e architetti. Qui maggiori approfondimenti. Il report del politecnico di Milano mostra scenari interessanti per la smart home, se ti interessa puoi leggere i dati del report su smart home e internet of things.

3. Smart Mobility

Il tema della mobilità è assolutamente centrale per determinare la qualità della vità delle nostre città e come è stato più volte enfatizzato non può esserci Smart City se non c’è Smart Mobility. Sono tante le imprese che stanno pesantemente investendo in questo settore anche perchè nella dimensione ddlle Smart Car e della Connected Car ma anche applicazioni legate al mondo del trasporto ferroviario con treni controllati da IoT, apre grandissime opportunità di business. Qui maggiori approfondimenti.

4. Smart Agriculture

Qual è l’impatto sull’ambiente dell’Internet of Things?

Il Precision farming o Smart Agriculture chiamato anche Agrifood è uno dei settori con la più elevata opportunità di sviluppo e con la più bassa penetrazione, ad oggi, di soluzioni digitalizzate.

Si tratta di un settore che a livello di sensoristica ambientale e territoriale, di applicazioni per il meteo, di automazione di apparati per la gestione sempre più precisa di acqua, fertilizzanti, concimi, agrofarmaci necessità di soluzioni digitali.

Le esperienze sono tante e solo legate all’utilizzo dei droni, a sensoristica che rimanda ai temi dell’Internet della Terra, a soluzioni di logistica innovativa per la Smart Agriculture, o ancora a soluzioni per l’agroenergy o a operazioni che puntano a migliorare il rapporto legato a cibo e sostenibilità.

5. IoT e Pubblica amministrazione: trasporti, energia, sostenibilità, rifiuti, ambiente

Oggi le pubbliche amministrazioni ricoprono un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’Interne delle cose. Spesso la tecnologia è regolamentata, finanziata e gestita dal settore pubblico anche nella prospettica dell’Intelligent Transport System (ITS), che spesso è anche committente. Per quanto riguarda il ruolo regolatore si citano due esempi: il monitoraggio del corretto funzionamento e della posizione delle gambling machine o l’introduzione obbligatoria dei contatori intelligenti per il telecontrollo e la telegestione.

Secondo gli analisi dell’Osservatorio, il soggetto pubblico può e deve promuovere azioni di indirizzo stanziando finanziamenti straordinari destinati a enti pubblici e aziende private: questo può accadere ad esempio per la riduzione dei consumi energetici o per la sostenibilità delle aree urbane. Infine il soggetto pubblico spesso è anche committente: è il caso dell’Internet of Things utilizzato per l’illuminazione stradale o per il monitoraggio preventivo del territorio.

6. Smart Manufacturing (industria 4.0 o industry 4.0)

Lo Smart Manufacturing (anche chiamato industria 4.0) è stato certamente uno dei precursori del mondo IoT. Applicazioni IoT sono attive da tanti anni, da ben prima che si iniziasse a parlare di Internet delle cose. Oggi questo settore è uno dei più maturi e unisce tematiche legate all’automazione con tematiche legate al mondo della robotica.

Lo Smart Manufacturing si sovrappone anche con il mondo Industry 4.0, vale a dire con una vera e propria politica di sviluppo per estendere l’introduzione del digitale nel mondo dell’industria che è nata in Germania con il fenomeno industrie 4.0 e che ha trovato un suo corrispettivo negli stati uniti con il fenomeno della fabbrica digitale. L’Industry 4.0 o Industria 4.0 è una vera e propria realtà tanto che nel nostro paese rappresenta un business pari a un miliardo e 200 milioni di euro nel corso del 2015, dai dati della ricerca dell’Osservatorio Smart Manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano e che evidenzia anche come questo mercato stia crescendo a un ritmo del 20% e rappresenti una spinta concreta nei confronti del Made in Italy.

Dall’Internet delle cose agli Smart Product

L’IoT è la base di partenza per la realizzazione di prodotti connessi, ovvero dei cosiddetti Connected Product. Oggetti che “mettono in rete” la loro capacità di rilevazione di informazioni in ogni contesto.

Quando i connected product vengono «connessi» ai sistemi di produzione già nella fase di produzione consentono di disporre di dati che mettono a disposizione la possibilità di modificare i PROCESSI. Quando ai connected product si aggiunge una capacità elaborativa (anche minima) questi diventano prodotti Connessi e Intelligenti. Entriamo così nella fascia degli Smart product: SMART PRODUCT = CONNESSIONE + INTELLIGENZA.

Ma quando possiamo dire che gli Smart Product cambiano imprese e competizione? Quando sulla base di prodotti intelligenti e connessi si  ECOSISTEMA di SMART PRODUCT – Una rete di prodotti intelligenti che mettono in rete il risultato della rispettiva capacità elaborativa per creare nuovi servizi e nuovo valore per gli utenti.

L’Internet of Things economy si realizza non solo quando si riducono i costi e si aumenta l’efficienza, ma quando si creano nuovi servizi per imprese e consumatori.

Nel 2015 sull’Harward Business Review HBR è apparso lo studio How Smart, Connected Products Are Transforming Companies di Michael E. Porter e James E. Heppelmann dedicato alle prospettive dell’Internet delle Cose in termini di sviluppo di prodotti intelligenti che cambiano le imprese mentre l’anno precedente gli stessi autori hanno pubblicato How Smart, Connected Products Are Transforming Competition  che analizzava l’impatto sulla competizione delle imprese dello sviluppo di Smart Product. 

IoT e business: il Piano Calenda per l’internet of things nelle aziende

L’Industry 4.0 o Industria 4.0 è diventato un vero e proprio Piano del Governo Renzi altrimenti conosciuto anche come Piano Calenda, dal nome del titolare del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) Carlo Calenda. Il Piano Industry 4.0 (leggi qui maggiori approfondimenti) attribuisce grandissima importanza all’IoT come fattore di sviluppo  e di integrazione nelle imprese e come elemento di congiunzione tra la Information Technology e la Operational technology (IT e OT), Il Piano si basa su tre grandi componenti che sono stati confermati anche nei successivi interventi del legislatore

  1. Investimenti nell’internet delle cose

    • Con il rilancio della Legge Sabatini per l’acquisto di beni strumentali legati all’High Tech e con un “superammortamento” o  “iperammortamento” che potrebbe arrivare anche al 150%. Con una deduzione “super” pensata per il digitale e per l’high tech per favorire il passaggio al digitale per sostenere lo sviluppo della Digital Industry italiana

  2. Formazione sull’internet of things

    • Un ruolo strategico è svolto dalle università che dovranno essere sempre più vicine alle imprese e sempre più come centri di competenza direttamente e fortemente impegnati sull’innovazione. 

  3. Standard per l’adozione di tecnologie IoT

    • La policy da seguire nell’adozione delle nuove tecnologia prevedono investimenti che devono favorire gli open standard. Nella scelta delle piattaforme sulle quali costruire lo sviluppo di soluzioni software occorre garantire apertura e scalabilità e libertà da vincoli con produttori di tecnologia. L’Industry 4.0 deve essere aperto, tutti devono essere nella condizione di portare innovazione a prescindere dai vincoli proprietari sulle piattaforme, sulle infrastrutture, sugli ambienti operativi.

Questi tre componenti sono anche la leva fondamentale per abilitare le imprese del nostro Paese a intercettare lo sviluppo della digital transformation ma anche per sostenere con nuovi investimenti, con una maggiore formazione del personale e con il rispetto degli standard e con l’utitlizzo delle piattaforme Open Source una strategia di sviluppo progettuale in grado di garantire una reale interoperabilità.

I fattori che contribuiscono allo sviluppo di questo mercato sono di fatto l’Industrial Internet of Things e l’Industrial Analytics che hanno portato alla realizzazione in Italia di oltre 600 applicazioni con una crescita del 30% rispetto allo scorso anno.

Ma la forza dell’ Industrial Internet of Things va individuata anche nei comparti dell’Industrial Analytics, dell’Additive Manufacturing (leggi qui per approfondire), del Cloud Manufacturing e dell’Advanced Automation. In termini di composizione del mercato l’Industry 4.0 in Italia vede tre grandi componenti l’Industrial IoT, che rappresenta anche la componente più rilevante che vale circa 790 milioni di euro di giro d’affari nel 2015 ed è il 66% del questo mercato. In questo mercato ci sono gli apparati IoT, la sensoristica intelligente e le infrastrutture; l’altro componente fondamentale è rappresentato dall’Industrial Analytics che nel 2015 ha generato 270 milioni di giro d’affari e che rappresenta il 23% del mercato. Il cerchio si chiude con il Cloud Manufacturing che attiene ai progetti di Industry 4.0 che si appoggiano al cloud per un valore nel 2015 di 120 milioni di euro e che rappresenta il 10% della torta complessiva.

Caratteristiche infrastruttura IoT e maturità applicazioni IoT per business e società

Le caratteristiche di una infrastruttura IoT sono la disponibilità di sensori e attuatori che permettono di inviare, e poi di raccogliere ed analizzare i dati sull’utilizzo di tali dispositivi, e quindi poter prendere decisioni più Data driven su come utilizzare tali strumenti.

Gli ambiti applicativi dell’Internet delle cose si possono suddividere in 3 gradi di maturità: applicazioni consolidate, applicazioni sperimentali e applicazioni embrionali. In Italia le applicazioni consolidate coincidono con le più semplici, le applicazioni attualmente in fase sperimentale sono quelle che più si avvicinano al paradigma dell’Internet of Things e le embrionali sono i progetti per il futuro.

a) Applicazioni IoT consolidate

Le applicazioni più diffuse e riuscite in Italia sono quelle legate alle soluzioni più semplici e di immediata realizzazione. Si pensi per esempio alla videosorveglianza e alla sicurezza nelle smart home finalizzata al controllo e all’antintrusione o alla gestione delle flotte aziendali; alla tracciabilità degli oggetti di valore così come al monitoraggio del traffico cittadino in ambito smart city. All’interno di questi ambiti l’Internet of Things italiano cresce sempre più, data l’applicazione immediata e di facile utilizzo e gestione. Tuttavia queste applicazioni così semplici limitano fortemente le potenzialità di apertura e raggiungibilità tipiche dell’Internet delle cose.

Iniziano tuttavia a diffondersi lentamente soluzioni più vicine al paradigma Internet of Things. Tra queste troviamo i contatori intelligenti (smart meetering) per misurare i consumi, le soluzioni domotiche, la sicurezza delle persone, i servizi di infomobilità e la registrazione dei parametri di guida. Il mercato di queste soluzioni applicative nel nostro Paese procede lentamente, ma lavorando e ragionando sul valore reale che producono a lungo termine, sarà possibile raggiungere la loro diffusione in breve tempo. Perché questo accada è necessario che le aziende ridefiniscano le strategie di comunicazione con i potenziali utenti.

b) Applicazioni IoT sperimentali ed embrioali

Nella seconda fascia rientrano le soluzioni che rispecchiano il concetto di Internet of Things. Ad esempio le soluzioni basate su tecnologie RFId per la supply chain, che sono alla base dell’Internet delle cose, in Italia stentano a decollare.

Questo a causa di una scarsa collaborazione tra gli attori della filiera. La stessa lentezza si riscontra sulle tecnologie nell’ambito eHealth (IoT per salute e medicina), in cui il telemonitoraggio dei pazienti potrebbe ridurre drasticamente i costi ospedalieri. Occorrerebbe un forte impegno del soggetto pubblico che dovrebbe pensare ai vantaggi a lungo termine e agire di conseguenza finanziando i progetti.

Vi sono infine diversi ambiti in cui l’Internet of Things è stato soltanto immaginato. Questo avviene in sperimentazioni di piccola scala e tra queste le più avanzate si trovano in ambito energetico con le Smart Grid.

I settori più interessati da applicazioni di IoT sono la Smart Home, lo Smart Building, la Smart City e la Smart Mobility, ma anche, e da molto tempo, lo Smart Manufacturing. Nell’ambito dell’energia è molto diffuso lo Smart Metering mentre nel mondo della mobilità nuove opportunità sono in arrivo nell’ambito delle Smart Car.

L’IoT porta “intelligenza” nei sistemi di elaborazione dell’informazione. Attraverso l’Internet of things le cose possono essere comandate a distanza (controllo remoto delle cose), e sono capaci di trasmettere dati dai quali si possono estrarre informazioni utili sul funzionamento di tali oggetti, e sull’interazione tra questi oggetti e chi gli utilizza (il consumatore). Da qui le critiche relative alla privacy in relazione con l’IoT, e alla trasparenza nel trattamento dei dati personali, oltre che alla sicurezza.

Applicazioni dell’internet delle cose possono essere individuate nella:

  • Domotica (ovvero la tecnologia applicata alle case, per gestire ad esempio frigoriferi, lavatrici, il telefono, etc.)
  • Robotica (ovvero ingegneria e tecnologia che permettono ai robot di “prendere vita”, ovvero di far fare ai robot compiti oggi svolti dagli esseri umani)
  • Avionica (ovvero la tecnologia applicata agli aeromobili ed al pilotaggio, come ad esempio sistemi di comunicazione sugli aerei, autopilota, etc.)
  • Industria automobilistica (che studia nuove applicazioni per le auto, come ad esempio tergicristalli intelligenti che si attivano da soli quando inizia a piovere, fino ad arrivare ad automobili “intelligenti”, le smart car, ovvero capaci di guidare da sole ed assistere il guidadore, come sta tentando di fare Apple, ma anche Google)
  • Industria Biomedicale (ovvero l’IoT applicato alla medicina, come la gestione remota dei pazienti, fino ad arrivare ad interventi chirurgici fatti a distanza)
  • Telemetria (che si occupa di sviluppare la trasmissione di dati ed informazioni tra media)

Sicurezza IoT e Privacy (dati sensibili e garante europeo)

Quello della privacy e della tutela dei dati personali e sensibili è un altro punto importante dell’internet delle cose.

Evento importanti in questo settore è quello di Truste sulla privacy nell’IoT. L’America è già avanti su questa tematica, ad esempio sul sito del Federal Trade Commission è presente un documento su “Internet of Things: Privacy & Security in a connected World“.

In Italia, il garante della privacy avvia consultazione per definire regole e tutele in merito all’internet delle cose. Ecco un estratto direttamente dal loro sito:

“In particolare, l’Autorità intende acquisire elementi sulle modalità di informazione degli utenti, anche in vista di un eventualeconsenso; sulla possibilità che fin dalla fase di progettazione dei servizi e dei prodotti gli operatori coinvolti adottino soluzionitecnologiche a garanzia della privacy degli utenti (la cosiddetta “privacy by design”); sul ricorso a tecniche di cifratura eanonimizzazione delle informazioni; sulla interoperabilità dei servizi; sulla adozione di strumenti di certificazione.”

Oggetti connessi e crescita del web semantico

Nell’ambito applicativo delle soluzioni più semplici la diffusione è in forte crescita. A dicembre 2011 quasi tutti i contatori installati in Italia erano smart e gli oggetti connessi tra loro tramite rete cellulare erano 3,9 milioni: il 10% in più rispetto all’anno precedente. Oggi l’ambito più rilevante è la Smart Car, gli oggetti connessi legati a questa tecnologia sono il 43% degli oggetti connessi totali. Si prevede che questa percentuale salirà l’anno prossimo soprattutto per quanto riguarda le applicazioni di monitoraggio delle autovetture per finalità assicurative e di infomobility.

Inoltre c’è da menzionare che, con Internet of Things, oltre temi quali privacy e sicurezza, rientrano anche terminologie quali :

  • IPv6 (successore dell’Internet Protocol IPv4) che semplifica configurazione e gestione delle reti IP
  • Cloud computing, ovvero la tecnologia che permette di salvare i dati su un cloud virtuale (nuvola) dove questi dati possono essere reperibili senza la necessità di trovarsi su una macchina fisica, come un computer fisso o un laptop
  • Big Data, di cui si è già parlato, ovvero la grande quantità di dati a disposizione ora che gli oggetti sono connessi e comunicano dati sul loro utilizzo. Questo tema in particolare solleva dubbi sulla sicurezza derivante dall’IoT, e su temi quali privacy e trattamento dei dati personali e dati sensibili.

IoT, sicurezza e cybersecurity

La diffusione di apparati Internet delle cose in tutti i contesti (casa, imprese, stabilimenti produttivi, Pubbliche Amministrazioni, servizi pubblici, ospedali etc) pone un tema di sicurezza di grandissima importanza. 

La società di ricerca Gartner nello studio “Worldwide IoT security spending forecast 2018-2021 per segment” porta l’attenzione sui rischi e sulle vulnerabilità collegate alla diffusione dell’Internet delle cose e denuncia che negli ultimi tre anni qualcosa come un’azienda su 5 ha subito almeno un attacco ai propri ambienti Internet of Things. Il rischio dunque non è più solo sui server o sui computer o sui device mobili in dotazione al personale, ma all’enorme quantità di oggetti intelligenti che raccolgono dati e che contribuiscono in modo sempre più rilevante a governare i nostri edifici, la nostra produzione, gli apparti dai quali dipendono servizi di mobilità piuttosto che di mobilità. Appare evidente che i rischi non sono certamente inferiori se si pensa che un hacker focalizzato sull’IoT può bloccare uno stabilimento produttivo o violare accessi e sistemi di sicurezza di una serie di edifici. Ecco perché Gartner stima una crescita negli investimenti in sicurezza destinati all’Internet delle Cose con una progressione che porterà questi volumi di spesa a raggiungere un miliardo e mezzo di dollari nel 2018 per poi arrivare a superare i 3,1 miliardi di dollari nel 2021 da un valore di 1,2 miliardi del 2017.

Perché la sicurezza è un fattore cruciale nella diffusione dell’IoT

Il presupposto per affrontare il tema della sicurezza nell’IoT è che ogni singolo device IoT che si aggiunge a una rete diventa un nuovo punto di attacco potenziale. Qualsiasi dispositivo che introduce una connessione IP sulla rete deve essere protetto prima di essere fisicamente collegato al network aziendale e i sistemi di protezione devono essere aggiornati con estrema sistematicità. La strategia di sicurezza nell’IoT deve fare riferimento a una serie di punti irrinunciabili per garantire sicurezza ad ambienti, produzione, persone.

  1. L’Autenticazione dei device IoT
    • Ogni nuovo device deve essere autentica e autorizzato e chiunque tenti di accedere alla rete aziendale deve essere sottoposto a un processo di autenticazione, con controllo degli accessi
  2. Cifratura (encryption)
    • La rete deve poter contare su un controllo sui dati condivisi da tutti i device e dalle applicazioni, ed è necessario trasmettere i i record in sicurezza grazie a strumenti di cifratura 
  3. Archiviazione
    • Anche la fase di archiviazione sui dispositivi storage deve essere svolta con grande attenzione e i sistemi di archiviazione devono disporre di sistemi di protezione analoghi a quelli dei sistemi di produzione.
  4. Update e aggiornamento di tutte le componenti software
    • Qualsiasi tipo di apparato e di macchinario nelle imprese, nelle organizzazioni delle Pubbliche Amministrazioni, negli edifici dispongono di una componente software sempre più importante. Una buona governance di sicurezza deve prevedere una massima attenzione a tutti gli aggiornamenti, se alcune parti non vengono aggiornate in modo puntuale si corre il rischio di aprire dei varchi e di rendere inutile tutto il lavoro su altri ambiti.
  5. Analisi dei possibili attacchi
    • Gli ambienti gestiti anche dall’IoT sono sempre più numerosi e complessi e non solo sono sempre più digitali ma, soprattutto, sempre più connessi. Sensori e apparati inviano di continuo dati rilevanti sulla sicurezza degli accessi, delle persone, degli impianti e sono degli entry point che possono permettere a malintenzionati di accedere, violare, sabotare, spiare le reti e le attività che vi si appoggiano. Ci sono purtroppo attacchi pensati specificamente per compromettere determinate aziende o determinate attività. E’ pertanto necessario progettare e attuare forme di protezione personalizzate e specificatamente indirizzate a proteggere aziende anche da precise minacce.
  6. Rischi di sabotaggi
    • Occorre anche assicurarsi che i device IoT siano costantemente monitorati e controllati per evitare tentativi di sabotaggio. 
  7. Suddivisione della protezione in aree
    • La protezione dai rischi per l’IoT non è univoca e assoluta. Una falla nella sicurezza di un device collegato alla rete può danneggiare l’intera rete aziendale. Ecco che la suddivisione della rete in aree del network permette di minimizzare i rischi riducendo la superficie d’attacco.

 

Articolo aggiornato da Mauro Bellini il 30 settembre 2018

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