Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Direttore Responsabile: Mauro Bellini

CERCA
MENU
Direttore responsabile: Mauro Bellini

.Smart Agrifood

Osservatorio Smart Agrifood: cosa serve per far decollare l'Agricoltura 4.0 in Italia

Il mercato dell'innovazione digitale per la filiera agroalimentare italiana vale già 100 milioni di euro e apre prospettive di sviluppo tecnologico legate a IoT, Big Data, Intelligenza Artificiale, Analytics a beneficio del Made in Italy, della qualità, della certificazione e della tracciabilità alimentare

Alessandro Perego Responsabile Scientifico, Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano

Parlare di innovazione digitale per il settore del food vuol dire portare l’innovazione al cuore dell’economia e di una delle identità più forti del Made in Italy. Per un paese, come l’Italia, l’agroalimentare non è solo un settore, è di per sé un vero e proprio marchio per il quale siamo riconosciuti in tutto il mondo. Portare la trasformazione digitale sul food Made in Italy è una sfida strategica, non solo per le singole imprese, ma per tutto il nostro stesso paese. «Ed è una sfida che – come osserva Filippo Renga, Condirettore dell’Osservatorio Smart Agrifood – si deve vincere su alcuni temi molto chiari: la qualità, la tracciabilità, la sostenibilità, la sicurezza alimentare, la valorizzazione e il rispetto delle identità. Il tutto, comunque, nel segno dell’efficienza». Una sfida che deve anche permettere a tutta la filiera, a partire dal primario, per proseguire nell’industria di trasformazione e arrivare alla distribuzione e al retail con tutti gli ecosistemi coinvolti, di portare sulle tavole prodotti di migliore qualità, con minori sprechi e con maggiori garanzie sulla sicurezza, con più informazioni e più controllo su tutti i processi e su tutti gli attori. E la risposta arriva dall’innovazione digitale, dall’agricoltura di precisione che trova nell’IoT e nei Big Data la spinta per passare a una nuova fase, quella degli agridata, all’Intelligenza artificiale alla robotica applicata alla filiera agrifood.

Per una visione completa del convegno e delle opportunità della Smart Agrifood suggeriamo la lettura dei seguenti servizi:

Le opinioni e le valutazione apparse sui social media: Osservatorio Smart Agrifood: l’Agricoltura 4.0 sui social media 

Approfondimenti sulla ricerca e sulle case history: Osservatorio Smart Agrifood: prospettive, case history e best practices Agricoltura 4.0

Il ruolo dei dati e dei Big Data: Agricoltura 4.0: passa dai dati la sfida per la competitività

L’Agricoltura 4.0 nella ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood

Marco Perona, Direttore Scientifico Osservatorio Smart AgriFood, Università degli Studi di Brescia

La sfida dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia, è a sua volta ambiziosa e preziosa per l’economia del nostro paese: mappare, studiare questo fenomeno e queste straordinarie opportunità, per mettere a disposizione degli attori più attenti la conoscenza indispensabile per affrontare questi processi di innovazione digitale. Per raggiungere questo obiettivo l’Osservatorio ha mappato oltre 300 soluzioni Smart AgriFood in Italia e ha fornito un primo fondamentale profilo di questo mercato con una doppia chiave di lettura: a che punto siamo e cosa serve per andare più veloci nella direzione dell’Agricoltura 4.0.

I tratti essenziali del “dove siamo” li ritroviamo in alcuni numeri molto essenziali: a oggi il perimetro della Smart Agrifood è limitato a meno dell’1% delle superfici agricole coltivate, gli investimenti in infrastrutture e soluzioni digitali sono stimati in 100 milioni di euro. Poco, rispetto alle potenzialità e alla sete di innovazione del Made in Italy, ma se si pensa che delle 481 startup internazionali focalizzate sull’Agrifood il 12% sono italiane si vede che non mancano idee e capacità di iniziativa. Nello stesso tempo cresce, anche nel settore primario la consapevolezza che l’innovazione digitale può contribuire a migliorare la qualità dei prodotti, fornire nuove leve commerciali al retail e fornire maggiori garanzie e più informazioni ai consumatori finali.

Dall’IoT di campo ai Big Data

Filippo Renga, Condirettore Osservatorio Smart AgriFood

E l’innovazione, è proprio il caso di dirlo, è sparsa su tutto il “territorio”: dalla sensoristica Internet of Things di campo, ai trattori o mezzi tecnici che diventano dei veri e propri hub dotati tanto di intelligenza quanto di capacità analitiche e ancora le etichette, a loro volta intelligenti, che accompagnano il packaging dei prodotti per raccontare la storia del prodotto a partire dalle materie prime e il ruolo di tutti gli attori che hanno contribuito alla realizzazione del prodotto finale, con le loro tecnologie, con la tradizione e la capacità di innovazione. E nel nostro paese sono appunto oltre 300 le applicazioni di Smart AgriFood che promettono di cambiare la produzione, l’industria di trasformazione, la distribuzione oltre a razionalizzare le fasi e le modalità del consumo.

Coltivare dati, trasformarli in conoscenza per generare nuovo valore

Lo scenario dell’agrifood italiano è ben rappresentato dal titolo scelto per il convegno dell’Osservatorio: Coltiva Dati. Raccogli Valore. E lo scenario che si prospetta è proprio quello di veder crescere in modo esponenziale la produzione di dati dal territorio e su tutta la filiera e il valore sta nella capacità di trasformare questi dati in conoscenza per tutti gli attori a beneficio dei consumatori finali e della qualità. Perché come afferma senza esitazioni Renga la partita della competitività agroalimentare per l’Italia è tutta sulla qualità. Se la partita si dovesse spostare sui temi della quantità il nostro paese rischia di competere con economie che per dimensioni e per cultura sono superiori. Il Made in Italy è sinonimo di qualità ed è questo l’asset più forte che va però difeso e valorizzato. Come? Indirizzando il potenziale di conoscenza che può arrivare dai dati nella direzione della qualità.

Renga richiama l’attenzione sul fatto che la “macchina del digitale” è partita anche nel settore primario. Solo dai trattori arriva oltre 1 milione di Gigabyte all’ anno. ed è la base di partenza degli agridata che si allargano ai dati ambientali, a quelli della supply chian, a quelli relativi ai magazzini sino a quelli gestionali. Nella zootecnia e nel lattiero caseario poi i wearable per il bestiame e per i building degli allevamenti rappresentano un ulteriore flusso di informazioni preziosissime e come osserva Renga: «Oggi ancora scarsamente valorizzate, ma con un potenziale di conoscenza straordinario, che necessita di infrastrutture, soluzioni, skill». Per coglierlo, le aziende devono andare nella «direzione dell’integrazione digitale, con piattaforme che permettano l’integrazione dei dati per disporre di business analytics in real time e di strumenti di reale supporto alle decisioni».

Agricoltura interconnessa e Internet of Farming

La parola chiave, manco a dirlo, è Precisione. E per essere precisi occorre aumentare in modo esponenziale il livello di conoscenza su tutti i fattori che concorrono a determinare qualità, sicurezza, sostenibilità, efficienza di produzione: ovvero conoscenza del territorio (sempre più minuziosa, con una precisione al centimetro), dello stato di salute delle piante e degli animali, del meteo, degli strumenti di produzione, delle risorse idriche, delle risorse chimiche e dei fertilizzanti e della dinamica dei comportamenti di piante e animali. Ecco che si entra nell’agricoltura interconnessa: «nell’Internet of Farming – osserva Renga – che sa sfruttare tutte le fonti di dati, che mette a valore l’IoT grazie ai Big Data e che, ad esempio, consente di stabilire – con precisione – il fabbisogno nutritivo delle coltivazioni, di analizzare e prevenire patologie, di gestire senza sprechi l’irrigazione, di colpire gli infestanti prima che producano danni». in concreti: risparmiare tempo, risorse, aumentare la qualità dei prodotti e portare miglioramenti all’ambiente al lavoro delle persone.

Il rapporto tra Made in Italy Agrifood e PIL

Qualità nel caso del Made in Italy vuol dire valore economico. Se pensiamo che l’11% del PIL del nostro paese e il 9% delle esportazioni stanno sotto la voce Agrifood possiamo ben comprendere il monito di Renga quando osserva che una applicazione su più vasta scala della Smart Agrifood permette di ottenere velocemente benefici chiaramente monetizzabili in termini di riduzione dei costi, di miglioramento della qualità e di crescita dei ricavi anche con soluzioni per l’anticontraffazione, per la riduzione nel numero dei prodotti non conformi esportati e per la riduzione in generale degli sprechi. «Ma – come sottolinea Renga –  l’innovazione digitale è efficace se riesce ad abbracciare l’intera filiera e sa così garantire la sostenibilità a tutti gli attori del settore».

Per l’Agricoltura 4.0 c’è bisogno di competenze

Andrea Bacchetti, Condirettore Osservatorio Smart AgriFood

Andrea Bacchetti, Condirettore dell’Osservatorio Smartagrifood porta l’attenzione sulla necessità di portare formazione nelle imprese agricole. La mancanza di cultura adeguata è purtroppo uno dei principali ostacoli alla diffusione dello Smart Agrifood. Spesso a causa del ritardo nello sviluppo dello Smartagrifood è da addebitare proprio alla scarsa consapevolezza dei benefici, che va però unita alla necessità di far crescere l’offerta di competenze a tutti i livelli, anche sul lato dell’offerta, che spesso deve confrontarsi con realtà abituate a gestire questi temi con poche aziende che hanno consolidato nel tempo la loro relazione come i concessionari di fiducia o gli agronomi che hanno rapporti storici con la famiglia prima ancora che con l’azienda agricola.  La dimensione mediamente piccola delle imprese accentua poi la difficoltà nel programmare investimenti in formazione e nel disporre di strumenti per conoscere e ottenere i vantaggi del digitale applicato all’agricoltura.

La mappa delle soluzioni Smart Agrifood

Purtroppo sono ancora poche le aziende dell’offerta che vanno in questa direzione. Delle 220 soluzioni offerte in Italia da più di 70 aziende censite dall’Osservatorio Smart AgriFood soltanto l’11% abilita l’Internet of Farming. L’89% supporta l’agricoltura di precisione o precision farming; l’80% è applicabile in fase di coltivazione, ma si ferma al 12% la quota di quelle applicabili in fase di pianificazione. Buono il rapporto con Big Data e Analytics con il 73% delle soluzioni pensata per gli analytics e il 41% pronta per l’Internet of Things.

Le soluzioni sono in generale orientate all’Agricoltura 4.0 a prescindere dal settore applicativo, ci sono poi soluzioni più verticali che indirizzano nel 27% dei casi l’ortofrutticolo, nel 25% il cerealicolo, nel 16% il vitivinicoloMappatura e monitoraggio dei terreni sono le funzioni più presenti (48%), seguono il monitoraggio e controllo del movimento e delle attività di macchine e attrezzature in campo (42%) e infine con il 35% irrigazione e fertilizzazione mirata.

Il mercato Smart Agrifood nel mondo e in Italia

In un mercato che a livello mondiale esprime una domanda di Smart Agrifood superiore a 4 miliardi di Euro «l’Italia oggi vale qualcosa come 100 milioni di Euro – precisa Andrea Bacchetti». Siamo, verrebbe da dire, – solo -, al 2,5% del digital farming globale: «Ma con molte piccole e medie imprese che si stanno muovendo verso la digital transformation dell’agroalimentare e con la forza innovativa di 60 startup che valgono il 12% delle 481 censite a livello mondiale».

Tracciabilità e certificazione come valore di filiera e per i consumatori

Damiano Frosi, Direttore Osservatorio Contract Logistics e Ricercatore Osservatorio Smart AgriFood

Damiano Frosi, Direttore Osservatorio Contract Logistics e Ricercatore Osservatorio Smart AgriFood porta a sua volta l’attenzione sul valore del digitale per tutta la filiera. Grazie al digitale le imprese possono rivedere completamente la tracciabilità alimentare, possono ridurre i costi, aumentare i ricavi e portare maggiore efficienza su tutti i processi.

L’analisi dell’Osservatorio ha evidenziato che nel 36% dei casi delle aziende agroalimentari coinvolte il digitale ha permesso di ridurre i tempi e i costi legati ai processi di raccolta, gestione e trasmissione dei dati. I vantaggi si sono concretizzati in una maggiore disponibilità di dati e nella capacità di trasferire valore lungo la filiera. Dal punto di vista tecnologico la tracciabilità fa riferimento prima di tutto al ruolo centrale dei i Big Data (30%) mentre dal punto di vista delle “fonti” i dati arrivano da barcode (39%), RFId (Radio-Frequency Identification, 32%) sistemi gestionali (32%), Mobile (21%). Ancora poco diffuse IoT e Blockchain.

I settori più interessati dall’innovazione tecnologica per la tracciabilità sono quello ortofrutticolo (30%), la filiera delle carni (23%), i prodotti lattiero-caseari (14%) e caffè – cacao (12%), ma sta interessando in maniera trasversale tutte le filiere.

Il convegno è stato organizzato in collaborazione con Almaviva, Ama, CRIT – Polo per l’innovazione digitale, Linea Com, Microdata, Oleificio Zucchi, SDF, Unitec, GS1, Penelope, SIA, TeamSystem, Unicredit, Vecomp Software, Systematica-Tec, Auricchio, BCube, Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, Latteria Soresina, Latteria PLAC – Cremona, SovacoPlast.

CATEGORIE:

Cloud
Dai dati dell'Osservatorio Industria 4.0 la fotografia dell'I4.0 nel nostro paese: con Industrial IoT e Analytics che trascinano il mercato, con il...
23 giugno 2017