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.Industry 4.0

Dall'IoT Solution World Congress di Barcellona, dieci spunti sugli scenari dell'Internet of Things

Martina Casani, responsabile Marketing di Entando, racconta i dieci trend osservati nei giorni a Barcellona, in occasione dell'edizione 2017 di IoT Solution World Congress

Si è svolta la scorsa settimana a Barcellona l’edizione 2017 di IoT Solution World Congress, manifestazione frequentata da una media di 5.000 visitatori giornalieri: segno che Internet delle Cose continua a catturare gli interessi della tech and business community.
Martina Casani, responsabile Marketing, Tech Marketing, Digital Strategiy e IoT di Entando, era presente: ecco cosa ci ha raccontato.
“Dopo i keynote iniziali, che facevano presagire il dejà vu, all’insegna del solito ritornello IoT non è una tecnologia, ma una rivoluzione socio-tecno-economica, fortunatamente il dibattito si è fatto più articolato e si può riassumere in 10 punti chiave”.

Sensori, Analytics e Security, tre focus dell’IoT

  1. Molti meno sensori, molti più smart products. Finalmente, sulle pedane degli stand, board e sensori di varia natura hanno lasciato posto agli oggetti connessi. Dalle spillatrici di birra alle barche da diporto, il volto di Internet delle cose si è finalmente manifestato nella sua dimensione più interessante, gli oggetti smart, che, sì, contengono i sensori, ma che fanno dei sensori un punto di partenza per trasformare dati in informazioni e assumere comportamenti intelligenti. Dei tanto agognati casi d’uso, dunque, abbiamo visto ampia rappresentanza.
  2. La “new wave” in IoT: analytics e intelligenza artificiale. Era nell’ordine delle cose, ma mai come in questa edizione era emerso in modo così forte che la parte di “analytics” dello stack IoT è assoluta protagonista. Del resto già si sapeva che il bello dei dati sarebbe stato ricavarne informazioni e indicazioni utili per il business, dall’innesco del un processo di manutenzione di una piattaforma petrolifera fino alla promozione su un determinato capo di abbigliamento proposta da uno specchio intelligente. Sembra che alla luce delle recenti evoluzioni dell’intelligenza artificiale (e delle relative offerte sul mercato) la “I” di IoT sia sempre più spostata verso il concetto di Intelligence of Things.
  3. La security si fa materia prima. Non ho avuto modo di seguire molte sessioni, ma ho visto abbastanza per dire che al pari degli analytics, soprattutto in ambito B2B, la sicurezza è parte essenziale degli smart product. Il dibattito è ancora a tinte contrastate. Pur nella consapevolezza che lo stack IoT è lungo e che le vulnerabilità possibili sono più numerose che nelle applicazioni tradizionali, le verifiche di sicurezza devono considerare tutto il viaggio del dato, dal sensore all’applicazione finale, meglio se attraverso professionisti e tecnologie specializzate: gli approcci tradizionali alla safety non sono più sufficienti.

    L’ora delle market ready solutions

  4. Le interfacce dell’era post App. Sempre a proposito di intelligenza artificiale, si affacciano i primi interrogativi (rimasti tali, devo dire, per ora) sulle interfacce del futuro. Se oggi principalmente le app e le relative interfacce grafiche sono ancora un intermediario fondamentale tra uomini e oggetti, il domani si apre ad interazioni dirette che stravolgeranno la disciplina della User Interaction.
  5. La sfida per la domanda: scalabilità. Se fino a ieri la maggioranza delle aziende si trovava ancora a capire quali oggetti connettere e come, oggi, dopo la fase delle sperimentazioni, si discute su come garantire performance, latenza, sicurezza di applicazioni che di oggetti ne connettono migliaia. Il che porterà probabilmente ad una scrematura delle piattaforme sul mercato, a favore di quelle che poggiano su infrastrutture più solide ed agili nello stesso tempo.
  6. Le proposte dell’offerta: largo alle market ready solutions. Come è proprio di molti mercati, oltrepassata la fase iniziale e generalista, si crea spazio per le specializzazioni. Anche nell’ambito dell’offerta IoT iniziano a profilarsi le specializzazioni, fondate su questo assunto: se è vero che IoT serve a risolvere problemi di business, anche le proposte tecnologiche e commerciali devono tener conto di queste specificità. Si affaccia dunque il concetto di “market ready solutions”, proposte che hanno una focalizzazione per “industry” (eg. manufacturing, energy, healthcare, …) o per tipologia di applicazione  (manutenzione, risparmio energetico e impatto ambientale, performance, user experience…). In parallelo, è facile intuire l’imminente spacchettamento delle piattaforme orizzontali in prodotti verticali.

    Focus sul cloud, senza perdere di vista la Privacy

  7. Le infrastrutture abilitanti: dal cloud alle distributed architectures. Il concetto di ecosistema, ormai diffusamente condiviso quando si parla di come affrontare una strategia IoT, sembra estendersi anche alla parte infrastrutturale. Tornando al tema della scalabilità, è impossibile pensare ad applicazioni IoT non in cloud. Sembra però che quest’ultimo assuma sempre di più il ruolo di commodity, a favore di una visione architetturale che deve abbracciare un orizzonte più ampio composto da edge, network e cloud.
  8. Oggetti ed umani: amplificazione, non sostituzione. Certamente vedere dal vivo Sofia, l’androide di SingularityNET, invita a farsi serie domande domande sulla labilità del confine tra naturale e artificiale! Tuttavia sembra dotata di maggior fascino la visione per cui gli oggetti connessi e l’intelligenza artificiale (e relative interfacce) non siano pensati per sostituire l’uomo, ma per amplificarne, anche grazie a supporti come AR/VR, le potenzialità: si pensi a tutto l’ambito della smart healthcare.
  9. La Privacy “è” il prodotto Supponiamo che la prossima nostra auto costi di base 10.000 Euro, più vari pacchetti di optional “data-driven”: navigatore smart, assicurazione smart, manutenzione smart…e supponiamo che i vari “vendor” di tali servizi finanzino, per conto nostro, questi pacchetti di servizi smart basati sulla raccolta dei nostri dati. E supponiamo che questo progressivamente azzeri completamente i costi della nostra auto…purché connessa. Può anche darsi che la “zero dollar economy”, in cui i vendor potrebbero scontare fino ad azzerarlo il prezzo dei prodotti, a fronte della possibilità di monetizzare i dati da essi raccolti, sia ancora lontana. Non è uno scenario impossibile, tuttavia, ed è sicuramente uno spunto a riflettere su quanto i dati, al pari delle tecnologie sulla sicurezza, siano parte dei prodotti smart, con tutte le implicazioni legali del caso.

    Il futuro è nei nuovi modelli di business

  10. Chiudiamo con un auspicio per la “next wave” dell’IoT: la maggioranza delle soluzioni osservate sembrava essere espressione di una prospettiva IoT “interna” , motivata dalle ragioni dell’efficienza e del risparmio sui costi; ne è prova la sensazione che il retail sia un settore ancora un pò in ombra. Si dice invece che Internet delle Cose avrà pienamente espresso se stessa quando avrà assunto una prospettiva che guarda all’esterno. Che il trigger siano nuovi modelli di business, nuove fonti di ricavo, una migliore customer experience, c’è da augurarsi che nella prossima edizione di questa fiera si possano raccontare le gesta di applicazioni che muovano da un altro obiettivo: la top line del conto economico delle aziende.

In conclusione: ormai si è capito che “connecting the unconnected” è possibile. Ora bisogna farlo, con uno sguardo più focalizzato su interconnessione, scalabilità e customer experience.

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29 novembre 2016