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Gianni Dominici: dalle lesson learned dell'emergenza COVID una grande opportunità per la modernizzazione del Paese

L'emergenza da COVID-19 ha portato il Paese a comprendere la necessità di accelerare i percorsi di modernizzazione e digitalizzazione, finalmente intesa non più come adempimento ma come opportunità. A pochi giorni da Forum PA, Gianni Dominici racconta quali sono leve per trasformare l'Italia in un Paese moderno

“I mesi che ci siamo lasciati alle spalle sono stati sicuramente tragici, ma anche importanti: abbiamo assistito a una accelerazione dei percorsi di digitalizzazione prima impensabile. Penso alla Pubblica Amministrazione, ma anche al mondo delle imprese”.
Per Gianni Dominici, direttore generale di FPA, giunto quest’anno alla trentunesima edizione,, è questa la prima evidenza che emerge dopo i mesi dell’emergenza da COVID-19: “Prima dell’emergenza, in particolare nella PA l’innovazione seguiva un percorso decisamente lineare e molto lento, anche perché molti processi, per quanto importanti, sono sempre stati considerati nella logica degli adempimenti e non in quella delle opportunità”.
Nei mesi dell’emergenza, sottolinea Dominici, è avvenuta una vera e propria rivoluzione.
“Certo, da tempo si parlava di Governance, di processi decisionali data driven, così come di smart working. Ma erano tutte tematiche affrontate con una logica laboratoriale, come progetti speciali. C’erano progetti importanti in corso, ma molto era ancora fermo alla fase di sperimentazione. Quello che è accaduto in questi mesi è che ciò che prima era considerato quasi un vezzo, all’improvviso è diventato una necessità”.

La funzione strategica delle informazioni

Una necessità che deve diventare prassi e deve essere governata, a partire dalle istituzioni locali, dalle città, che nella fase dell’emergenza sono state le più vicine ai cittadini e poi da quelle centrali.
Gianni Dominici  è convinto che il primo cambiamento, dal quale non si può in alcun modo tornare indietro è legato alla funzione strategica delle informazioni che arrivano da una moltitudine di realtà, di soggetti e di device.
“Pensiamo ad esempio l’Anagrafe Nazionale. Prima della pandemia non si riusciva a far capire l’importanza dell’ANPR, ovvero l’importanza di disporre di un registro anagrafico centralizzato: purtroppo la si è colta appieno solo quando si è trattato di misurare il numero dei decessi”.
Quando parla di dati, Dominici fa riferimento ai dati istituzionali, ai dati “di funzionamento”, come ad esempio quelli che derivano dalle fatture elettroniche, o ancora ai dati che provengono dai soggetti che lavorano una città, ad esempio da coloro che gestiscono i diversi servizi.
“Un esempio, sul quale per altro c’è stata molta discussione, è rappresentato dai aggregati relativi alle celle telefoniche per misurare in tempo reale gli spostamenti, ma poi ci sono i dati che provengono dai gestori dei servizi energetici, dalle municipalizzare dei traporti”.

Dal Crowd Sourcing al Crowd Sensing

Altre informazioni sono quelle che arrivano scientemente dai cittadini, quello che viene definito Crowd Sourcing (“In questo caso sono i cittadini stessi, che attraverso una App segnalano un malfunzionamento, ad esempio di un lampione”), oppure ancora il Crowd Sensing, vale a dire tutte le informazioni che vengono dell’Internet delle Cose, dalla moltitudine di oggetti connessi.
In sostanza, le città hanno capito che per essere resilienti, al di là della catastrofe che si è verificata, devono valorizzare al massimo le informazioni.
“Un esempio concreto di un utilizzo intelligente delle informazioni – spiega Dominici – lo troviamo nelle scatole nere che le assicurazioni installano a bordo delle auto. In caso di incidente, i dati delle scatole nere servono ai fini assicurativi, ma se fossero gestite in modo integrato e debitamente anonimizzato, le stesse scatole nere potrebbero dare informazioni reali su quanto auto Euro 3,4, 5 si stanno muovendo in città. Questi dati consentirebbero di prendere decisioni, ad esempio relativamente ai blocchi del traffico, sulla base di informazioni reali”.

FPA: il digitale, da adempimento a opportunità

“Di fatto, la prima lezione che dobbiamo aver imparato dopo la tragica esperienza della pandemia è che il digitale non è un adempimento, bensì uno straordinario strumento di supporto che ha bisogno di politiche chiare e nette”.
È da questa consapevolezza che si è sviluppato il progetto dell’edizione 2020 di Forum PA: Governo, politica, imprese, Pubblica Amministrazione tutti insieme per la ripresa del Paese, dando vita a un nuovo patto.
“La cosa che mi ha molto colpito nei mesi scorsi è stata la capacità di risposta. Spesso pensiamo alla Pubblica Amministrazione come a qualcosa di enorme e inerte. Invece, a fronte di un obiettivo comune hanno di tutti reagito, ovviamente in ragione delle proprie competenze, capacità, attitudini, carattere. Per questo sono convinto che dovremmo trovare nella ricostruzione e nella crescita un progetto superiore e comune tra imprese, politica e istituzioni”.

C’è stato un cambiamento che ha messo in luce tutte le nostre vulnerabilità, per questo motivo, secondo Gianni Dominici, la prima delle “lesson learned” è che non è possibile tornare indietro ai livelli di vulnerabilità precedenti: gli strumenti ci sono.

EVENTO - 4 NOVEMBRE 09:30
Città e territori: dall’emergenza alla ripresa
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Verso la maturità sistemica del Paese

Sul tema di una digital transformation basata sui dati – lo abbiamo visto in particolare per quanto riguarda la APP Immuni – Gianni Dominici sottolinea come piuttosto che alla polemica o alla creazione di dicotomie tra riservatezza dei dati e bene pubblico, sia importante sollecitare una nuova maturità, ovvero una nuova capacità da parte dello Stato di gestire questi dati e queste informazioni. Gli strumenti, i framework non solo italiani ma anche europei ci sono tutti. La sfida è tutta nell’implementazione e nella gestione.
“Pensiamo a quanto è accaduto con l’INPS: serve una maturità sistemica a tutti i livelli. Non si può accelerare da una parte e poi avere una burocrazia dall’altra che rallenta tutto. Serve una modernizzazione dell’intera macchina statale”.
“IL vero punto che non si deve tornare indietro non sulle App, non sullo smart working, ma sulla modernizzazione del Paese. Noi dobbiamo essere un Paese maturo, sistematicamente maturo. Noi dobbiamo fare in modo che il Paese cresca, ad esempio nello snellimento delle procedure, e per questo abbiamo bisogno di investimenti in digitale”.
Gli investimenti in digitale servono da un lato per portare avanti dei percorsi di modernizzazione interna dall’altro per velocizzare un mercato di soluzioni fatto di grandi piccole e medie imprese.
“Questo deve avvenire all’interno di in framework nazionale e di un framework europeo nei quali si fissano regole e paletti”.
“Questa è una grande occasione – conclude Dominici – per diventare un grande Paese moderno, protagonista della quarta rivoluzione industriale”.

 Questi temi troveranno ampio spazio negli appuntamenti della trentunesima edizione di ForumPA, che si svolgerà, in una veste tutta digitale, dal 6 all’11 luglio.

Trovate il programma e il forum per iscrivervi a FORUM PA 2020 direttamente qui.

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