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Osservatorio IoT: dalla smart home una crescita del 52% a 380 milioni di Euro

Con un giro d’affari di 380 milioni di euro nel 2018 il mercato dell’Internet of Things per il mondo della casa e del building conferma il trend in crescita grazie anche all’effetto di soluzioni di Voice Recognition, Cloud, Sicurezza, Intelligenza Artificiale. Tra le prospettive lo sviluppo l’In-Things Purchase per aprire il mondo delle cose agli sviluppo della App Economy

Sicurezza, gestione dell’energia, comfort: la scelta di adottare soluzioni per la Smart Home nasce da almeno uno di questi tre fattori e si sviluppa in progetti e soluzioni che consegnano un mix intelligente, flessibile e sempre più personalizzabile. Grazie a una penetrazione che ha raggiunto il 41% degli italiani, (intesi come soggetti in possesso di un device intelligente per la casa), la Smart Home è una realtà che continua a crescere e che sta guadagnando consensi. E i risultati parlano da soli: 380 milioni di euro di giro d’affari complessivo nel 2018 e una progressione del 52% rispetto al 2017 per gli apparati e le soluzioni dedicate alla casa connessa che stanno conquistando gli italiani e stanno contribuendo allo sviluppo del mercato Internet of Things.

Chi sceglie di “portare intelligenza in casa” lo fa primariamente per ragioni legate alla sicurezza e le soluzioni e gli apparati  per “aumentare la protezione” della casa pesano per 130 milioni di euro (35% del mercato globale). Come prevedibile, vista anche la concentrazione di annunci nel corso del 2018 a livello di “home speaker” la seconda ragione che ci spinge ad avvicinarci alla Smart Home arriva dalle soluzioni basate sul riconoscimento vocale che arrivano a coprire il 16% del mercato per un valore assoluto di 60 milioni di euro.

Il mondo della casa connessa è per tante ragioni un riferimento per tastare il polso all’innovazione digitale per il mondo domestico e l’occasione per fare il punto sugli sviluppi di questo mercato arriva con i risultati della ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che sono stati presentati nel corso del convegno “Smart Home: senti chi parla!”. 

 

 

L’effetto Home Speaker trascina il mercato

Ma agli Home Speaker va attribuito anche un effetto di trascinamento, grazie anche al grande impegno in termini di comunicazione da parte dei grandi player che hanno contribuito ad alzare il livello di attenzione verso i temi della casa connessa. Lo conferma Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things sottolineando che la crescita del mercato Smart Home ha trovato un forte alleato nel fenomeno degli home speaker con risultati importanti sia dal punto di vista delle vendite sia per lo sviluppo di nuove opportunità e nuovi servizi. Una opportunità, tuttavia, che non è stata colta appieno dagli operatori delle filiere tradizionali. Produttori e installatori sono stati meno efficaci rispetto ad altri attori impegnati nella veicolazione di apparati e soluzioni per la connected home.  I retailer, sia sul piano del presidio nella vendita fisica sul territorio sia grazie all’ecommerce hanno tratto maggiori benefici in termini di veicolazione dei nuovi prodotti, e così pure i  canali “alternativi” come le assicurazioni, il mondo delle utility e naturalmente gli operatori telco.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio tra efficienza e comfort

La ricerca di un nuovo equilibrio tra la riduzione dei consumi energetici e e la ricerca di nuove forme di comfort ha spinto le vendite di soluzioni per il riscaldamento intelligente e per il monitoraggio degli ambienti tanto che condizionatori, sistemi di riscaldamento e di controllo hanno prodotto un volume di business pari a 45 milioni di euro per una quota del 12% del business complessivo. Questi apparati hanno goduto dell’ingresso “in casa” di soluzioni per il riconoscimento vocale con soluzioni pensate per semplificare la ricerca di informazioni e l’interazione con gli apparati. Ovviamente anche gli elettrodomestici più tradizionali hanno goduto della introduzione degli home speaker. Anche qui la possibilità di interazione anche vocale si aggiunge alle altre modalità, in particolare alle soluzioni basate su App Mobile e così lavatrici, frigoriferi e altri apparecchi con IoT a bordo hanno generato vendite per un valore complessivo di 55 milioni di euro e con un peso pari al 14% del totale mercato. L’illuminazione è un altro bel campo d’azione che mette in relazione comfort e riduzione dei consumi e infatti anche questi apparati stanno convincendo gli utenti che rispondono con una crescita del 50% nella domanda di soluzioni destinate alla gestione dell’illuminazione domestica e che si traduce primariamente in lampadine connesse.

Fonte Osservatorio Internet of Things 2019, Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano – Clicca sull’immagine per ingrandirla

Su questo fenomeno e su alcuni elettrodomestici in particolare, come frigoriferi e lavatrici, si prospetta la “integrazione” con il mondo dei pagamenti digitali e alla possibilità di gestire in autonomia non solo la rilevazione del “proprio contenuto” o della propria situazione in relazione ai bisogni domestici, ma anche la possibilità di dar corso ad azioni più articolate e complesse come quelle degli acquisti online grazie alla gestione dell’identità dell’oggetto e alla sua “autorizzazione” a effettuare ordini e pagamenti.

Prima di tutto occorre sfruttare le potenzialità dei device presenti in casa

Ma forse prima di arrivare al tema del payment serve consolidare una cultura che favorisca l’utilizzo di questi apparati e la possibilità di sfruttare appieno tutte le possibilità che sono oggi già accessibili. La maggior parte degli utenti che dispongono di apparati connessi purtroppo non li sfrutta e solo nel 25% dei casi si può parlare di abitudini smart per oggetti smart. Una quota, questo è l’aspetto positivo, che cresce rispetto al 15% dello scorso anno.

Ma le abitudini crescono se cresce prima di tutto la conoscenza e la consapevolezza sulle possibilità e sulle opportunità. Dai dati dell’Osservatorio emerge che il 59% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di Smart Home e come abbiamo visto nel 41% ha anche scelto di acquistare almeno un device intelligenti per la propria casa, spesso, come appunto già abbiamo sottolineato, per cercare di aumentare la propria sicurezza.

Fonte Osservatorio Internet of Things 2019, Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano – Clicca sull’immagine per ingrandirla

E il tema della comunicazione ai consumatori finali appare particolarmente rilevante per lo sviluppo del mercato e viene sottolineata da Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things che porta l’attenzione sull’importanza di una comunicazione che sappia far crescere presso il mondo dei consumatori finali la corretta consapevolezza dei vantaggi e delle opportunità che arrivano dalla Smart Home. In particolare, questo tema si salda con quello legato all’attenzione e alle proccupazioni in merito ai dati, all’uso che ne viene fatto e alla preparazione dei canali di vendita. Una crescita culturale complessiva su tutti questi fattori è fondamentale per fare in modo che la Smart Home sia effettivamente utilizzata da chi la sceglie e possa crescere nel tempo su basi concrete.

Alla ricerca della giusta prospettiva per il consumatore

Sensibilizzare e formare, stimolare e ingaggiare. Il rapporto tra la Smart Home e i consumatori è una delle chiavi di volta per lo sviluppo del mercato. A fine 2018 il 59% dei rispondenti all’indagine ha sentito parlare almeno una volta di Smart Home o “casa intelligente” (rispetto al 55% nel 2017). Per il mondo domestico che si avvicina alla casa connessa la principale fonte di informazione rimane quella dei media tradizionali (il 50% dei rispondenti ne ha sentito parlare in pubblicità su radio, TV e giornali), seguita da Internet (stabile al 32%).

Tuttavia il fatto che nel 42% dei casi le funzionalità smart non siano utilizzate, o lo siano solo occasionalmente, induce a pensare che una delle cause sia da attribuire ancora al basso livello di utilità attribuito al prodotto acquistato oppure, in alcuni casi, alla eccessiva complessità. Coloro che non dispongono di oggetti smart affermano di non averne bisogno (41%), di considerarli troppo innovativi (19%) e, queste due motivazioni sono particolarmente significative:  di non comprenderne appieno i benefici (12%) o di non averne mai sentito parlare (8%). 

Per quanto riguarda il futuro, più di un consumatore su tre (35%) intende acquistare almeno un oggetto smart: il 10% ha in programma l’acquisto nei prossimi 12 mesi, mentre il restante 25% pone come orizzonte temporale i prossimi tre anni.  

La privacy continua a rappresentare uno dei temi più rilevanti e sensibili. La percentuale di coloro che ha timore nel condividere i propri dati personali è aumentata in modo progressivo, dal 27% del 2014, al 44% nel 2016 fino al 51% nel 2017 e 2018. Un problema spesso dovuto al fatto che i consumatori non riescono ancora a cogliere il vantaggio derivante dalla condivisione di tali informazioni. La comprensione dei benefici e la possibilità di accedere a servizi di valore sono necessari per superare questa diffidenza.

Il ruolo di OTT come Amazon e Google

Abbiamo richiamato il ruolo degli apparati home speaker basati sul riconoscimento vocale e si tratta di un fenomeno che va letto in strettissima relazione con il ruolo e l’arrivo di alcuni tra i principali attori del digitale come Google con Google Home e come Amazon con Amazon Echo che grazie anche a potenti campagne di comunicazione hanno contribuito a far entrare nelle case degli italiani il concetto di casa connessa e di servizi intelligenti per l’ambiente domestico.

 

Aumenta la consapevolezza nel nostro paese e aumenta il valore complessivo del nostro sui temi della Smart Home e delle applicazioni Internet of Things dedicate al mercato domestico con un recupero del divario con altri mercati grazie anche a tassi di crescita ampiamente superiori. Anche se in valori assoluti le distanze restano importanti, lo sviluppo del nostro paese sta correndo a velocità superiori.  La Germania resta il primo paese a livello europeo con 1,8 miliardi di giro d’affari e con un tasso di crescita del 39%, segue il Regno Unito che arriva a 1,7 miliardi con analogo tasso di crescita e più distaccata la Francia con 800 milioni ma con un tasso di sviluppo più vicino a quello italiano pari al 47%.

 

Dove si compra la Smart Home

Ma qual è il “percorso commerciale” che porta nelle nostre case la Smart Home? Quali sono i canali di vendita e di contatto scelti dagli italiani? I canali cosiddetti “innovativi” che fanno primariamente leva sui servizi, ovvero che propongono la soluzione ad un bisogno e che per soddisfarlo si appoggiano anche a un device ad alto contenuto IoT per la casa connessa sono ormai al 50% del mercato. Servizi per il controllo da remoto via mobile forniti da operatori telco, soluzioni per la gestione delle utenze domestiche per acqua, energia elettrica e gas da parte delle utility, o servizi collegati alla gestione della sicurezza da parte delle compagnie assicurative rappresentano qualcosa come il 50% del mercato. Nello stesso tempo l’effetto degli home speaker ha fatto crescere il ruolo dei retailer che hanno potuto cavalcare al meglio questo fenomeno e che nella doppia presenza sul territorio e sull’online arrivano al 40% del mercato. Come già osservato gli operatori tradizionali stanno facendo più fatica. Il mondo dei produttori, dei progettisti, degli architetti, degli installatori elettrici e dei costruttori edili, pur continuando a svolgere un ruolo importante sono meno incisivi e vedono diminuire la loro capacità di penetrazione dal 70% del 2017 al 50% del 2018. In valori assoluti questo canale continua ad essere comunque strategico ed è arrivato a generare un business apri a 190 milioni di euro con un 10% di crescita rispetto all’anno precedente.

Un discorso a parte meritano le startup che portano innovazione a vari livelli anche in forma di collaborazioni con grandi provider di tecnologie.

 

L’Intelligenza Artificiale al servizio della Smart Home

Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things porta l’attenzione sugli sviluppi che arrivano nelle nostre case grazie all’intelligenza Artificiale. Ci sono le condizioni per lo sviluppo di nuove applicazioni e per cogliere nuove opportunità a livello di imprese produttrici con lo sguardo ai tre ambiti che guidano questa evoluzione:

  • Il machine learning integrato con gli oggetti connessi
  • L’intelligenza Artificiale applicata agli assistenti vocali per aumentarne la precisione
  • L’AI come attore centrale per la gestione dei servizi domestici

 

Una nuova prospettiva: l’In-Things Purchase

 

Sempre da Giovanni Miragliotta è poi arrivato l’invito a guardare alle prospettive legate al fenomeno denominato In-Things Purchase che promette di portare nel mondo dell’Internet of Things la spinta innovativa che ha caratterizzato il modello della App Economy e che ha contribuito a cambiare le nostre abitudini nel mondo mobile.

Grazie all’In-Things Purchase ci sarà la possibilità di pensare ai prodotti come a un canale di vendita, e di portare al cliente servizi innovativi e funzionalità di prodotto innovative.

 

Miragliotta precisa subito che l’In-Thing Purchase non va vista come automazione del processo di acquisto tramite l’utilizzo di un oggetto connesso. Non dobbiamo cioè pensare ai “dash button” di Amazon: e nemmeno agli “Embedded purchase” ovvero ai prodotti intelligenti connessi che effettuano dei riordini automatici, nel momento in cui rilevano automaticamente le necessità come nel caso delle stampanti che riordinano le cartucce di inchiostro quando sono esaurite.

L’In-Thing Purchase è ovviamente basato su un oggetto intelligente e connesso, e permette la attivazione e l’acquisto di extra-funzionalità o extra-servizi che ne potenziano il valore di utilizzo. Sul mercato arriveranno dunque oggetti che possono avere un ampio raggio di capacità, ma nel momento in cui si acquistano alcune sono bloccate e possono essere attivate solo dietro pagamento. L’In-Thing Purchase prevede tre tipologie di acquisto come nell’App Economy, ovvero:

  • One-off
  • Temporary
  • Recurrent

Miragliotta ricorda poi che il potenziale dell’In-Things Purchase è ampiamente superiore alla erogazione di extra funzionalità su oggetti e prodotti. L’In-Thing Purchase può contribuire ad estendere le opportunità di sviluppo legate alla sharing economy e alla prosumer economy. Nel primo caso con l’In-Things Purchase si può incrementare la propensione alla condivisione permettendo un maggiore e semplice controllo delle feature di prodotto e si potrebbero ridurre nello stesso tempo anche i fattori di rischio (grazie alla possibilità di abilitare/disabilitare determinate funzionalità da remoto) riducendo i fattori di rischio che scoraggiano la condivisione di prodotti e servizi.

Per approfondire la conoscenza di In-Things Purchase si consiglia la lettura dei seguenti articoli

Dall’In-App Purchase all’In-Things Purchase: l’App economy si estende alle cose

 

Come funziona e quali prospettive si aprono per il payment con l’In-Things Purchase – Prima parte

Come funziona e quali prospettive si aprono per il payment con l’In-Things Purchase – Seconda Parte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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