Effetto Industria 4.0: +25% di crescita a 1,7 MLD Euro

Dai dati dell’Osservatorio Industria 4.0 la fotografia dell’I4.0 nel nostro paese: con Industrial IoT e Analytics che trascinano il mercato, con il 61% delle imprese che valuta come sfruttare il Piano Calenda e con la vitalità delle startup

Pubblicato il 23 Giu 2017

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Giovanni Miragliotta Direttore Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano

«L’Industria 4.0 un treno che non si può perdere» afferma Giovanni Miragliotta, Direttore Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano in occasione della presentazione del convegno Industria 4.0 la grande occasione per l’Italia. Ed è un treno che sta già correndo a una velocità che i dati della ricerca 2017 dell’Osservatorio accreditano di una crescita del 25% per un valore pari a 1,7 miliardi di Euro. Ma come spiega meglio Miragliotta questo dato è accompagnato da una serie di indicatori che testimoniano della buona predisposizione delle imprese italiane verso l’Industry 4.0 e del fatto che «il vero potenziale è ancora tutto da esprimere, soprattutto se pensa – come osserva Miragliotta – che rispetto alla ricerca dello scorso anno è aumentata in modo rilevante la conoscenza delle imprese verso l’Industria 4.0 tanto che oggi la quota delle realtà che non conosce i temi della Fabbrica 4.0 è ridotta all’8%, mentre chi ha avviato progetti esprime una crescente vitalità e in media ha adottato qualcosa 3,4 applicazioni».

Si sente la spinta del Piano Nazionale Industria 4.0

Marco Taisch,Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Industria 4.0

Marco Taisch, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Industria 4.0 osserva che appare superata la dimensione della consapevolezza e della convinzione sull’Industria 4.0. «Anche dal punto di vista della identificazione del fenomeno siamo passati dal termine Smart Manufacturing a Industria 4.0. L’Italia dispone di un Piano Nazionale che sta dando importanti risultati e che ha posto questo fenomeno al centro dell’attenzione del mondo economico contribuendo significativamente a una crescita a doppia cifra». Taisch invita poi ad alzare lo sguardo e ricorda che la sfida adesso è da giocare su fenomeni in grado di liberare il potenziale innovativo dell’Industria 4.0, di misurare i dati raccolti e di indirizzare una trasformazione 4.0 con una roadmap che guarda con lungimiranza agli sviluppi dei prossimi 10-15 anni».

L’Industria 4.0 parte dalla Digital Readiness

Una delle raccomandazioni di Miragliotta è quello di non leggere l’Industria 4.0 solo come un fenomeno di “hardware” che peraltro svolge un ruolo importantissimo, come vedremo anche dai dati di crescita e richiama l’importanza della “Digital Readiness” ovvero della capacità di saper cogliere le opportunità delle nuove tecnologie, con una corretta valutazione delle le capacità attuali. Per questo “Occorre ripartire dal 3.0“, dalla corretta valutazione dell’assetto dell’impresa in fase pre-Industry 4.0 e «prima di  investire nel digitale – raccomanda Miragliotta –  è molto importante conoscere lo status quo in azienda: la maturità delle pratiche e delle capacità attuali, come un punto di partenza per definire e pianificare le scelte di intervento tecnologico in grado  di portare ad un vero valore aggiunto significativo. Occorre – prosegue – saper identificare e classificare i benefici promessi dalle tecnologie digitali e integrarle con un metodo sistematico che permetta, anzitutto, di focalizzare gli interventi con “precisione” sulle esigenze di ciascuna azienda e sullo stato attuale dei propri processi».

La Connected Factory e l’Industrial IoT

Tornando alla ricerca il macrofenomeno Industry 4.0 appare sostenuto da una serie fenomeni tecnologici molto chiari. Miragliotta individua nel tema della connected factory il motore più robusto di questa crescita: «Il 63% del mercato generato dall’Industria 4.0, vale a dire qualcosa come 1 miliardo di euro, è direttamente collegata alla connettività e all’Industrial Internet of Things». Poi c’è l’intelligenza e ci sono gli Industrial Analytics che con 330 milioni di euro rappresentano il 20% del mercato e poi un fenomeno importante come il Cloud Manufacturing che è oggi al 9%, e raggiunge un valore di 150 milioni di euro. Un tema a parte e speciale è rappresentato dalla robotica e dalla robotica collaborativa e dalle nuove “interfacce uomo-macchina” ripensate nell’ottica Industria 4.0. La robotica e automazione sotto l’ampio “cappello” di Advanced Automation racchiude sistemi di produzione e di movimentazione autonomi e collaborativi, e arriva a 120 milioni di euro pari all’8% del mercato mentre l’Advanced Human Machine Interface mette a sistema il ruolo di visori per la realtà aumentata, scanner 3D, wearable, nuove interfacce uomo/macchina come display touch e per quanto strategica e importante è adesso limitata all’1% del mercato.

Non si può fare Industria 4.0 senza le giuste competenze: Job&Skill 4.0

Sergio Terzi, Direttore dell’Osservatorio industria 4.0 porta l’attenzione sul tema delle competenze con la componente Job&Skill 4.0 e precisa che la ricerca  ha identificato oltre 100 skill tecniche indispensabili per definire strategie, per progettare, per gestire e per abilitare i processi e lo sviluppo dei modelli di business di Industria 4.0.

«Per vincere la sfida dell’Industria 4.0, le imprese hanno la necessità di dotarsi di nuove competenze, devono rivedere le logiche e le pratiche di selezione, assunzione e sviluppo delle risorse umane, ma anche i modelli di formazione e la struttura degli ecosistemi intesi come le reti di collaborazione. Siamo nel terreno degli skill 4.0 ovvero in un contesto che è chiamato a gestire, con nuove competenze temi come l’utilizzo di nuove tecnologie, la sicurezza fisica del personale, la cybersecurity, la privacy, la proprietà dei dati ed altri aspetti legali».
Rispetto agli skill 4.0 la ricerca osserva che le imprese guardano soprattutto alla capacità di sviluppare un piano di adozione delle tecnologie per il miglioramento dei processi produttivi, un tema sensibile dove però solo il 46% delle aziende dichiara di sentirsi sufficientemente preparata. Sale invece al 54% la percezione della propria preparazione sulle competenze legate alla “capacità di integrare digitalmente i processi di business con clienti e fornitori lungo la supply chain”.

Smart Factory, Smart Supply Chain, Smart Lifecycle

Tornando al versante delle tecnologie la ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 che coinvolto 241 imprese vede qualcosa come oltre 800 le applicazioni 4.0 con una media importante di 3,4 applicazioni per azienda, che  si distribuiscono sulle tre grandi aree dei processi aziendali che caratterizzano il manifatturiero:

  • Smart Factory, ovvero la produzione, la componente di logistica, tutti i processi di manutenzione, di qualità, e tutta la componente di safety di stabilimento di sicurezza e di compliance rispetto alle normative vigenti. In questo contesto la ricerca rileva il 38% delle imprese ha adottato soluzioni di Industrial IoT, il 33% di Industrial Analytics, il 27% ha adottato Advanced HMI e il 26% ha lavorato su soluzioni di Advanced Automation.
  • Smart Supply Chain, con tutte le tematiche legate alla pianificazione dei flussi fisici e finanziarie che vedono il 32% delle imprese adottare soluzioni di Industrial Analytics e il 15% di Industrial IoT, mentre stenta a decollare l’utilizzo di piattaforme Cloud
  • Smart Lifecycle, vale a dire tutto il mondo dello sviluppo prodotto, della gestione del ciclo di vita e dei rapporti con i fornitori dove l’Additive Manufacturing appare centrale per tutte le fasi di prototipazione, ma dove sono le applicazioni IoT, Analytics e Cloud a crescere in modo più rilevante, attestandosi vicino al 20%.

«E’ in questo ambito che l’Industria 4.0 sta diventando anche in fase di sperimentazione –  osserva Miragliotta – , un vero elemento di differenziazione tra le imprese e ancora sottolinea il ruolo di Industrial IoT e Industrial Analytics, mentre a livello di processo la Smart Factory rappresenta oggi il punto di migliore rappresentazione della progettualità Industry 4.0».

Piano nazionale Industria 4.0 – Piano Calenda

La ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 ha voluto leggere anche in controluce gli effetti del Piano Nazionale Industria 4.0 e i risultati si vedono: il 61% delle imprese sta valutando attivamente come sfruttarlo e una quota pari al 26% dichiara che investirà oltre un milione di euro. Una quota ormai limitata (16%) ancora non ne conosce le misure. Mentre coloro che lo conoscono si stanno mettendo all’opera: il 52% ha deciso di usufruire del superammortamento al 140%, il 36% dell’iperammortamento al 250%, mentre il 29% utilizzerà il credito di imposta per ricerca e sviluppo. Una quota del 7% compirà investimenti in startup.

Startup e Open Innovation

Rimanendo sul tema startup, i processi di Open Innovation di tante imprese sono concentrati sull’opportunità di allargare l’ecosistema delle partnership per sviluppare innovazione. La ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 ha censito 245 startup con prodotti e servizi dedicati all’Industria 4.0 che hanno raccolto finanziamenti per 2 miliardi di dollari.

Il mercato dei progetti di Industria 4.0 guarda all’84% ad attività con imprese italiane e al resto come export, a cui si aggiunge un indotto di circa 300 milioni di euro in progetti “tradizionali” di innovazione digitale. Ma le prospettive sono positive e per il 2017: guardando al primo trimestre appena trascorso, le imprese stimano un tasso di crescita del 30% rispetto al 2016. Un trend che può portare in due anni l’Italia a raddoppiare gli investimenti per la trasformazione digitale.

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