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Direttore Responsabile: Mauro Bellini

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.Industry 4.0

L'IoT Ready di Samsung per Smart Home, Smart Health, Facility Management e Industry 4.0

Antonio Bosio: intelligenza su tutta la linea di prodotti per cavalcare lo sviluppo dell'Internet of Things nei settori della casa, del building professionale, delle auto, delle Smart City della Smart Health e come componente dell'Industry 4.0

antonio-bosio-samsungSe una impresa come Samsung si pone l’obiettivo di portare intelligenza su tutti i propri prodotti e di renderli IoT Ready nel giro dei prossimi 4 anni, si può ben immaginare quale impatto progettuale arriverà sul mercato. Nell’ambito del B2B e soprattutto nel B2C la capillarità di prodotto Samsung è tale da fornire una potente accelerazione alle progettualità a base Internet of Things in settori come la Smart Home, lo Smart Building, la Smart Health e rappresenta un fattore abilitante ai  per l’Industry 4.0.

Per capire il senso della progettualità Internet of Things Samsung Internet4Things ha incontrato Antonio Bosio, Product and Solutions Director di Samsung Electronics Italia SpA

 

Quali sono oggi le linee guida dell’IoT strategy Samsung?

Samsung guarda all’Internet of Things da due punti di vista che fanno entrambi riferimento al concetto IoT Ready. Da una parte affrontiamo il tema dei dispositivi e dall’altra quello della connettività. Come Samsung mettiamo a disposizione tantissimi dispositivi in tantissimi settori nel B2B e per i consumatori finali. Il 70% dei nostri dispositivi sono già oggi IoT Ready sono cioè prodotti che hanno sensori, intelligenza, connettività:   in sintesi sono in grado di interagire in modo intelligente con gli utenti e con altri apparati.

Questi numeri valgono sia per il mondo consumer sia per i prodotti professionali, anche se ovviamente prevale il peso, in termini di volumi, di prodotti come Smartphone, Smart TV ed elettrodomestici. Per il futuro il nostro CEO ha dato un indirizzo molto preciso e in meno di 4 anni il 100% dei nostri prodotti sarà IoT Ready.

Cosa significa concretamente IoT Ready su tutta la linea?


Che andremo a lavorare anche su prodotti che prima non erano connessi perché non era necessario, ovvero perché mancavano le condizioni per motivare l’attivazione di una intelligenza IoT e lavoreremo in parallelo su prodotti di fascia entry, anche per quelle famiglie di prodotto che avevano una componente smart solo sulla fascia più alta del portfolio. Tutti i modelli e tutte le referenze dovranno essere effettivamente Smart.

 

Da dove nasce questa focalizzazione sull’IoT?

Un Big player come Samsung svolge un doppio ruolo sul mercato. Da una parte è un abilitatore e ha anche il compito di stimolare lo sviluppo da parte di altre realtà nella direzione dell’Internet of Things. Deve cioè realizzare prodotti nativamente intelligenti e pronti a condividere la loro intelligenza in connessione con altri prodotti per generare nuovi servizi.

La seconda direttrice è quella dell’interoperabilità tra i prodotti. Puoi avere anche tanti prodotti intelligenti, ma se poi non si parlano tra loro o se non sono nella condizione di parlare con i prodotti di altri costruttori, hai una prospettiva molto limitata. Qualcuno sostiene che mancano i protocolli, noi in Samsung siamo convinti che di protocolli ce ne sono addirittura troppi. Per noi la parola chiave è Apertura. Da una parte si deve puntare all’Apertura dei protocolli e delle tecnologie per permettere ai prodotti di parlarsi, ma anche Apertura rispetto a nuovi scenari, nuovi modelli di business e nuove forme di collaborazione. Non possiamo poi non considerare che con l’IoT cambia il confine tra partner e concorrenti, in ogni istante le aziende sono competitor e nello stesso tempo partner. Un tema questo ancora più importante se si guarda al mondo Industry 4.0.

Se vogliamo far decollare realmente il mondo dell’IoT è necessario credere tutti nell’apertura, occorre mettersi in gioco e rinunciare a tante forme di protezione.

 

Come Samsung declina il tema dell’IoT in termini di sviluppo sui mercati?

Concretamente per noi ci sono due macro-direzioni: la prima è quella della persona e della casa, la seconda è quella del B2B e delle aziende. Da una parte pensiamo al contesto personale e familiare e dall’altra al contesto professionale e aziendale.

 

Quali sono le strategie per la casa intelligente?

Prima di affrontare gli sviluppi per la casa o Smart Home, non dobbiamo trascurare due fattori. il primo riguarda il fatto che l’azienda è essa stessa legata a un edificio e al fatto che noi come persone passiamo gran parte della nostra vita in questi edifici professionali. La nostra casa intelligente non può non tenere conto che le persone hanno o avranno sempre più familiarità, anche grazie al lavoro, con il mondo Smart Building.

Con la casa Samsung sta sviluppando una innovazione basilare delle singole linee di prodotto, a partire dagli elettrodomestici e dagli smartphone, allo scopo di “far dialogare” questi prodotti tra loro. Tra gli esempi di dispositivi che si stanno evolvendo la televisione è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale. Si tratta di un prodotto che è stato tra i primi ad essere connesso e che oggi ci abilita e ci abiliterà sempre di più allo sviluppo di scenari innovativi nella prospettiva della Smart Home.

 

La televisione è destinata a diventare più intelligente e a svolgere un ruolo di hub?

Si, si lavora all’integrazione con gli altri componenti digitali della casa stessa per metterla al centro di altri servizi. Immaginatevi ad esempio seduti sul divano davanti a un film o a un evento sportivo, suona il campanello, si apre una “picture in picture” nello schermo del televisore potete vedere chi vi sta cercando e potete comunicare e aprire la porta con il telecomando o con lo smartphone senza allontanarvi dal divano. Un altro esempio arriva dalla integrazione con il sistema dell’energia. Se aumenta il consumo energetico e si corre il rischio di una interruzione nell’erogazione dell’energia elettrica, ancora una volta con la soluzione “picture in picture” nella televisione si attiva un segnale di allarme che sollecita un intervento.

Un altro elettrodomestico che sta evolvendo altrettanto velocemente anche nella direzione di diventare un “hub” di servizi è il frigorifero che diventa a sua volta sempre più intelligente. E uno degli obiettivi Samsung, ben prima che si iniziasse a parlare di IoT, era già quello di permettere ai consumatori di conoscere il contenuto del proprio frigorifero. Un obiettivo che da “fantascienza” è diventato realtà seguendo un percorso che non è solo tecnologico, ma di analisi dei comportamenti delle filiere e degli utenti.

 

Come è avvenuto questo processo?

 

Il primo approccio alla gestione dei prodotti alimentari del frigorifero è partito progettando un lavoro con la filiera agroalimentare. L’inserimento di intelligenza nel packaging di tutti i prodotti e il rispetto rigoroso degli standard permetterebbe di arrivare a gestire l’inventario del frigorifero con una logica analoga a quella con cui si gestisce l’inventario di un magazzino. Ma il problema è quello di disporre di prodotti che appunto dispongano di un packaging che porti con sé una forma di intelligenza e di veicolare informazioni sul prodotto nel rispetto degli stessi standard. Un tema questo che impatta ovviamente sulla filiera agro e che ad oggi non è ancora realtà. Proprio per questo Samsung ha progettato una diversa soluzione, con una prospettiva completamente diversa, ovvero sviluppando un frigorifero che “legge” e analizza i prodotti che sono al proprio interno grazie a un sistema di videocamere. Questa scelta è emersa dopo una serie di esperienze che ci hanno consegnato una conoscenza più precisa in merito al comportamento degli utenti nel rapporto con questo elettrodomestico.

Le videocamere all’interno del frigorifero vengono attivate da remoto attraverso una applicazione disponibile sullo Smartphone, :  viene accesa l’ illuminazione interna, le videocamere vengono abilitate e, con lo scatto di una serie di fotografie che vengono poi ricombinate, otteniamo una indicazione visuale dei cibi presenti nel frigorifero. Le videocamere sono molteplici e ricoprono anche le zone d’ombra o quelle più nascoste e con la ricombinazione fotografica il sistema restituisce una visione completa dei prodotti presenti. Nasce in prospettiva un nuovo modo di gestire la proprio quotidianità e un nuovo modo di comprare e di pagare con IoT e con gli elettrodomestici Smasung.

 

Nasce un nuovo rapporto tra utenti ed elettrodomestici. Come state indirizzando questa nuova relazione a livello di Smart Home?

Stanno evolvendo le singole linee di prodotto e quel che più è importante è che i prodotti parlano e parleranno sempre più tra loro e con le persone he li utilizzano. Questo è il vero punto chiave della Smart Home.  Dal punto di vista della tecnologia il tema della connessione intelligente lo abbiamo affrontato anche con l’acquisizione di SmartThings ovvero di una piattaforma che fa da interprete e che permette di riconoscere la capability dei prodotti per gestirli in modo coerente con il contesto nel quale sono collocati. Ma dobbiamo considerare che in futuro il tema del gateway che abilita alla connessione intelligente dei prodotti tra loro potrebbe stare all’interno dei dispositivi stessi. E questa prospettiva apre la fase 2 dell’IoT e della Smart Home.

 

C’è poi il tema dell’ecosistema per i prodotti e per le aziende?

Certo. Accanto al tema tecnologico c’è poi quello dell’utilizzo e dello studio dei comportamenti delle persone. In questo senso occorre considerare che uno dei temi centrali dell’Internet of Things è quello del valore d’uso e il valore d’uso dipende sempre di più dalla capacità di costruire un ecosistema nel quale ciascun prodotto  può  funzionare e fornire valore in qualsiasi contesto e per qualsiasi tipo di utilizzo.

In Samsung siamo convinti per vincere questa sfida occorre fare riferimento a una regola molto semplice che si può riassumere in questi termini: “ anticipare le esigenze del cliente e minimizzare il numero di azioni che esso deve compiere, per installare, attivare ed utilizzare la Smart Home“. Per dare una risposta a questa regola serve affrontare il grande tema delle alleanze con i produttori di dispositivi e dunque della costruzione di un ecosistema basato su un approccio realmente aperto.

 

C’è poi il tema commerciale della vendita di prodotti intelligenti ai clienti.

Ovvero, come si vende questa intelligenza ai clienti finali?

Anche qui torna il tema dell’ecosistema. Il mondo delle imprese interessate alla casa connessa è costituito da tanti attori: le Telco, il mondo dei servizi Cloud, le Utility, le Pubbliche Amministrazioni che vanno verso il mondo PA 4.0, così come le compagnie di assicurazione o le banche. A seconda di come si guarda al mondo Smart Home si possono  aprire dei canali di interazione con gli utenti in grado di portare valore, agli utenti stessi prima di tutto e ai provider del mercato naturalmente. Nel caso delle utility si deve considerare che si tratta di realtà che da una parte devono confrontarsi con un mercato che vede scendere il prezzo dell’energia, ma che dall’altra dispongono di un punto di accesso strategico presso i clienti e quella della smart home è concretamente una nuova opportunità di business. Le assicurazioni a loro volta hanno già intravisto delle importanti opportunità di sviluppo con la casa connessa, in questo modo il mondo insurance può anche cambiare il proprio ruolo, non è più solo una assicurazione che interviene a posteriori, ma una società di servizi che offre prima di tutto una forma di prevenzione.

Telco, assicurazioni e banche sono tre soggetti che hanno una relazione molto forte con i clienti e possono costruire progetti Smart Home basati su nuovi modelli di business. Solo per fare ancora una volta alcuni esempi: l’utility può mettere a disposizione il frigorifero Smart ed a basso consumo come un servizio che si paga con un fee mensile, ovvero con un modello che è già stato testato, ad esempio, con i “servizi” di condizionamento.

 

Cosa serve per fare decollare veramente  il mercato dell’IoT in ambiti complessi come Sanità e Turismo?

C’è bisogno di framework a livello nazionale e di una intesa su una piattaforma comune. Sanità e turismo sue due mercati dalle potenzialità straordinarie che soffrono per il tema della frammentazione. Nella sanità ci si scontra con il paradosso di fare cose bellissime, ma non si possono scalare a livello nazionale per le differenze che ancora separano le logiche dei servizi tra entità magari vicine anche a livello geografico. Nel turismo c’è una opportunità incredibile, ma anche qui la frammentazione impedisce a questa importantissima area della nostra economia di esprimere tutto il proprio potenziale. Tanti progetti ma, appunto, polverizzati e sparsi sul territorio. Dobbiamo essere tutti convinti che l’IoT permette di creare nuovi servizi e di vendere meglio l’Italia nel mondo.

 

Che rapporto vedete tra Smart Building, Facility Management e Industry 4.0?

L’IoT permette già oggi di mettere a disposizione una serie di servizi per le aziende. Dai sistemi per l’autenticazione al controllo degli accessi, dalla sicurezza ambientale alla qualità dell’aria, dall’automazione di determinati servizi alla manutenzione predittiva. L’Industria 4.0 può essere interpretata anche dal punto di vista dei dispositivi che abilitano l’attivazione di questi scenari e in questo senso i wearable sono destinati a svolgere un ruolo strategico permettendo alle persone di svolgere nuove azioni mantenendo le mani libere. L’Industria 4.0 e il manifatturiero in genere comprende anche il tema della security e i wearable sono una risposta davvero innovativa: possono essere equipaggiati con layer software che li abilitano alla segnalazione di condizioni di pericolo o alla disattivazione di determinate funzionalità ambientali. La direzione che l’industria sta intraprendendo verso l’Industria 4.0 è un tema che si apre ai wearable, allo Smart Building, al Facility Management.

 

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29 novembre 2016