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Smart health: cos'è e come cambia la sanità con il digitale post pandemia

La pandemia è stata un catalizzatore dei cambiamenti in chiave smart health: di cosa si tratta? Come è legata all'IoT? Quali soluzioni diventeranno il "new normal"?

Smart health è, letteralmente, la “sanità intelligente”: ovvero, la sanità che utilizza i dispositivi IoT per scambiare ed elaborare in tempo reale dati utili al miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva.

 smart health

Smart health, una definizione

La smart health trasforma infatti non solo gli ambiti di cura e riabilitazione ma anche quelli di prevenzione e promozione della salute, rendendo più concreta la definizione dell’OMS, che definisce la salute come “Uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “l’assenza di malattie o infermità”.

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Se l’e-health si riferisce, genericamente, ai diversi processi di digitalizzazione della sanità, quindi alla realizzazione di infrastrutture elettroniche di gestione amministrativa e non solo clinica dei dati di ciascun cittadino, la smart health si focalizza maggiormente sui dispositivi IoT, smartphone compreso, che implementano quegli stessi processi e modelli personalizzati di monitoraggio e cura delle condizioni di salute.

La smart health è infatti alla base della medicina delle 4P: Preventiva, Partecipativa, Personalizzata e Predittiva. Ovvero, una medicina in grado di prevenire la malattia sulla base dell’incrocio dei diversi profili omici della persona, attraverso un semplice prelievo di sangue e/o l’elaborazione dei dati dei dispositivi IoT; una medicina in grado di rendere ogni persona non più “paziente” ma consapevole e partecipe del proprio stato di salute grazie alla comunicazione in tempo reale con i propri medici; una medicina in grado di personalizzare diagnosi e cura sulla base dei fattori di rischio rilevati dai profili omici e delle informazioni ricevute dai wearable; una medicina in grado di prevedere la gravità dei fattori di rischio di una patologia prima che si manifesti.

wearable dati

La smart health comprende: i wearable device, i dispositivi indossabili che hanno spesso funzioni di monitoraggio e notifica di alcuni parametri vitali; gli implantes, ovvero i dispositivi o le sostanze iniettabili che fungono da inchiostro attivo se illuminati da apposita luce; le stampanti 3D, che possono produrre tessuti e organi modellati nel dettaglio con ovvi vantaggi nella pianificazione preoperatoria. Ma comprende anche la m-health, ovvero le diverse app per mobile che monitorano i parametri biometrici per analisi del sangue, altri campioni biologici o che supportano la riabilitazione e l’assistenza.

A cosa può servire la sanità intelligente

La smart health serve ad automatizzare procedure e semplificare burocrazia, contenere i costi, ridurre i tempi, ottimizzare i flussi, rendere consapevoli le persone della propria condizione di salute attraverso la trasparenza dei dati, immediatamente consultabili, sviluppare percorsi sanitari “a misura di persona”. È fondamentale per il monitoraggio della qualità dell’aria, dell’acqua, della sicurezza degli edifici.

La smart health permette di essere assistiti quasi ovunque, realizzando il famoso passaggio dalla medicina dell’attesa alla medicina di iniziativa, ovvero da un modello emergenziale ad un modello proattivo, di assistenza reticolare, “a intensità di cure”, che vede l’ospedale come centro ad alta intensità per le patologie acute, e i presidi territoriali “a bassa intensità” come strutture che gestiscono le cronicità, la prevenzione, i servizi socio-assistenziali.

La smart health comprende sia gli Smart Hospital, ovvero le strutture sanitarie che vogliono ottimizzare risorse e processi attraverso una migliore organizzazione di informazioni, pazienti, personale clinico e amministrativo; che gli Smart Patient, i cittadini-pazienti che utilizzano oggetti connessi per monitorare le proprie condizioni di salute sia in ottica di prevenzione sia per facilitare il processo di assistenza e cura.

Telemedicina, telemonitoraggio, teleconsulto

La pandemia ha fatto da catalizzatore alla transizione verso la smart health: la telemedicina, ovvero l’erogazione di servizi di cura ed assistenza in situazioni in cui la distanza è un fattore critico, da parte di qualsiasi operatore sanitario attraverso l’impiego delle ICT, si è rivelata preziosa in chiave di contenimento dell’epidemia e di continuità assistenziale.

La telemedicina si divide in: telemonitoraggio, ovvero l’assistenza in strutture diverse dall’ospedale; televisita, ovvero l’interazione a distanza con il medico e la prescrizione se necessario della terapia; teleconsulto, un’indicazione di diagnosi e/o di scelta di una terapia senza la presenza fisica del paziente, o un’attività di consulenza a distanza tra medici; telecooperazione sanitaria, l’assistenza fornita da un medico al collega o ad un altro operatore sanitario.

Il telemonitoraggio, che comprende l’invio di segnali clinicamente significativi da parte dei pazienti verso i centri di assistenza, non può prescindere dai dispositivi IoT, che monitorano parametri come la frequenza cardiaca, la respirazione, la pressione, la temperatura, le attività cerebrali, le calorie, i passi effettuati, il dosaggio e l’assunzione delle medicine.

smarth health

L’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, considerando le stime dei medici specialisti sulle visite remotizzabili (20%) e i soli pazienti con patologie croniche (24 milioni in Italia), ha stimato che grazie al potenziamento dei servizi di telemedicina sarebbe possibile risparmiare 48 milioni di ore ad oggi sprecate in spostamenti evitabili, che sale a quota 66 milioni di ore se si considera che il 35% dei pazienti viene accompagnato dal medico da un caregiver. Dati presentati durante il convegno Sanità Digitale oltre l’emergenza: più connessi per ripartire di maggio 2021.

Sistemi ed esempi di smart health e applicazioni oggi in Italia e nel mondo

La necessità di spostare le cure più vicino alle comunità e la probabilità di virus futuri stanno cambiando l’infrastruttura dell’assistenza sanitaria.

Il NYC Health + Hospitals, il più grande sistema ospedaliero pubblico degli Stati Uniti d’America, permette al personale medico di emergenza di utilizzare la telemedicina per trattare i pazienti e di deviare le chiamate al pronto soccorso per esami in videoconferenza se non è necessaria un’ospedalizzazione immediata.

Il Rush University Medical Center di Chicago, aperto nel 2012, è stato progettato con una struttura a forma di farfalla, un atrio dotato di prese elettriche e gas medicali per ospitare letti di emergenza, stanze con porte in vetro e ventilazione isolata: caratteristiche preziose in tempi di pandemia, che potrebbero essere prese a modello per gli ospedali del futuro.

Esperienze italiane

In Italia, l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha evidenziato i casi del nuovo Ospedale Civico di Sassuolo, dell’ASL Cuneo 2, dell’ASL di Frosinone dell’Agenzia Regionale Strategica per la Salute ed il Sociale della Puglia, degli IRCCS Istituti Clinici Scientifici Maugeri – Lumezzane.

L’Ospedale Civico di Sassuolo ha sviluppato per la fase post-Covid, in cui recuperare le prestazioni in sospeso, un sistema per monitorare gli assembramenti in sala d’attesa: attraverso una piattaforma di data analytics è stato sviluppato un modello dinamico che stima il numero delle persone che saranno presenti in sala d’attesa, ottimizzandone gli accessi. Il primo passo vero lo sviluppo di algoritmi previsionali basati anche su AI che prevedano l’orario di erogazione della singola prestazione, per garantire il distanziamento e migliorare l’efficienza del servizio.

L’ASL Cuneo 2 ha adottato una soluzione che raccoglie parametri clinici e informazioni grazie a questionari inviati via sms a pazienti a gravità media positivi al Covid, in trattamento con emodialisi ambulatoriale, ipertesi con malattia renale avanzata o loro caregiver.

L’ASL di Frosinone ha sviluppato diversi servizi digitali in case della salute, ambulatori territoriali e carceri: telecardiologia territoriale, telemonitoraggio domiciliare, comunicazioni via app.

Gli IRCCS Istituti Clinici Scientifici “Maugeri” di Lumezzane stanno realizzando un progetto con percorsi di telesorveglianza sanitaria domiciliare di tre mesi dedicati a pazienti Covid: nelle prime due settimane, il paziente riceve contatti telefonici quotidiani dall’infermiere case manager, nelle due settimane successive almeno due contatti settimanali e successivamente è il paziente a contattare in caso di necessità. Paziente che monitora i propri parametri di saturazione ed eventuali aritmie.

L’Agenzia Regionale Strategica per la Salute ed il Sociale della Puglia ha sviluppato un progetto che prevede una piattaforma abilitante per la presa in carico dei pazienti cronici che consente di elaborare un piano assistenziale individuale, di monitorare a distanza i parametri vitali, di effettuare teleconsulti, di accedere ad un ambulatorio virtuale di televisita specialistica e visualizzare i propri dati attraverso un’apposita dashboard. Piattaforma accessibile via app per pazienti e personale sanitario.

 

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