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Malìparmi, un milione di capi gestiti con Rfid: ROI già dopo 12 mesi

Il tracciamento mediante cartellini apposti in fase di produzione ha permesso al brand del fashion italiano di ridurre i tempi di consegna ai molteplici canali di vendita, gestendo al meglio i picchi stagionali, e di ridurre i costi di gestione del magazzino. Per il futuro previsti altri servizi per i consumatori nei negozi

Malìparmi, uno tra i marchi più originali del fashion italiano, ha introdotto l’utilizzo dell’RFid nella filiera produttiva. Per il brand – caratterizzato dalla ricerca di un miglioramento continuo e da strategie di innovazione – l’obiettivo del progetto era rendere maggiormente efficienti le fasi di carico e di picking.

Per un’azienda in cui la logistica è il processo della filiera produttiva che più di tutti concorre al successo del business, l’introduzione dell’RFid sui cartellini appesi in fase di produzione a circa un milione di capi è stata quindi fondamentale, in quanto risolveva due priorità: velocizzare i tempi di consegna ai molteplici canali di vendita, tra negozi monomarca e la rete di distributori multichannel, e ridurre i costi di gestione del magazzino.

«Avevamo problemi di gestione dei picchi – ha dichiarato Enrico Vittadello, l’Amministratore Delegato di Malìparmi -: la linea primavera/estate viene consegnata agli inizi di dicembre, ed entro i primi giorni di gennaio bisogna partire con le spedizioni; lo stesso vale per la collezione autunno/inverno, in arrivo a metà maggio/inizio di giugno, e pronta per le consegne a luglio. Nei restanti mesi ci sono i riassortimenti. Avevamo bisogno di un ciclo di distribuzione snello, rapido, soprattutto nelle fasi di carico e di picking, ma avevamo anche molte altre esigenze da soddisfare e l’uso dell’RFid ci ha consentito di farlo con un’unica tecnologia».

Dopo la fase iniziale di testing, l’utilizzo dei tag è stato esteso anche alla gestione dei resi e della riparazione della merce, grazie anche al supporto del partner di progetto, Btg Technologie. Oggi, quindi, la merce, stesa o appesa, viene identificata dai tag RFid – forniti da Smart Res – tramite diversi sistemi di lettura presenti nel magazzino (varchi e carrelli dotati di palmare) in modo tale che il sistema in automatico legga e si aggiorni, automatizzando l’avanzamento dell’ordine.

«Grazie all’RFid abbiamo migliorato l’efficienza di tutta la nostra filiera produttiva – prosegue Vittadello -, ripagandoci dell’investimento in soli 12 mesi. Abbiamo ridotto per altro anche i tempi di inventario, azzerando i margini di errore, soprattutto sulla parte legata alle giacenze di magazzino. L’ingegnerizzazione RFid ci ha permesso di introdurre nuove modalità di controllo come, ad esempio, quello della qualità a campione in fase d’ingresso della merce, e la tracciabilità ci ha garantito una reportistica più dettagliata, ad esempio riguardo il picking, il controllo qualità e altre attività di magazzino».

Per il futuro si prevede l’estensione dell’utilizzo dell’RFid ai cartellini per offrire un miglior servizio ai clienti in store. Capitalizzando la tecnologia e le informazioni sui prodotti legate ai tag, il brand sta studiando dei totem interattivi da installare in negozio, di modo che il cliente possa ricevere informazioni su capi e accessori coordinati semplicemente avvicinando un articolo con l’etichetta Rfid al dispositivo.

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