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Aziende: top manager e Mobile Generation chiedono ambienti di lavoro “all wireless"

Il 59% delle imprese ha già politiche di BYOD (Bring Your Own Device), una su due ha aumentato gli investimenti in Mobile Device Management, e oltre il 70% quelli in Wi-Fi, dice un’indagine di The Future Laboratory per Aruba Networks. Anche in Italia cresce la pressione dell’alta dirigenza per lavorare in mobilità, ma non c’è ancora un budget dedicato

In molti settori la diffusione di tecnologie come smartphone, tablet e cloud computing, e la stessa evoluzione dei modelli di business stanno cambiando profondamente le stesse modalità di lavoro. I paradigmi innovativi chiamati “Smart Working” portano forti benefici di costi e produttività alle aziende, cambiando l’organizzazione del lavoro in termini di flessibilità, mobilità, e in particolare di utilizzo di device personali  nell’attività professionale giornaliera, il cosiddetto Bring Your Own Device (BYOD).

L’ennesimo riscontro di queste tendenze viene dalla ricerca globale #GenMobile, commissionato da Aruba Networks alla società di analisi delle tendenze “The Future Laboratory” – che ha coinvolto 1.000 professionisti IT a livello globale: quasi otto responsabili su dieci sentono la pressione del top management e dei dipendenti per la creazione di un ambiente di lavoro all-wireless, a supporto di una maggiore flessibilità e collaborazione.

Secondo l’indagine, il picco nella mobilità, espresso dall’aumento del lavoro da remoto (per un’azienda su due) e dall’incremento dell’uso di dispositivi personali sul posto di lavoro (per il 77%), fa avvertire alle funzioni IT aziendali l’urgenza di creare le condizioni adeguate.

«L’ambiente di lavoro del futuro richiederà un’infrastruttura mobile-centrica e wireless protetta, un passo verso il self-service da parte del dipendente e la volontà di abbracciare le tecnologie consumer per migliorare la produttività della generazione mobile», commenta Ben Gibson, direttore marketing di Aruba Networks.

Al momento, tuttavia, solo il 14% dei dipendenti ritiene di avere la flessibilità e la libertà necessarie. In Italia, addirittura, per la maggior parte non c’è ancora attitudine al mobile working e non c’è una policy per gestire il BYOD (Bring your own device), benché se ne senta l’esigenza.

A livello globale, invece, il 59% ha già previsto il BYOD o ha attuato nuove politiche per sostenerlo. Una azienda su due, infatti, ha aumentato gli investimenti in Mobile Device Management, e oltre il 70% ha incrementato quelli in Wi-Fi, mentre al 46% è stato concesso un aumento di budget per progetti futuri. Sei su dieci hanno invece dotato la popolazione aziendale di smartphone e tablet. Quanto all’Italia, anche qui da noi cresce la pressione da parte della classe dirigente di lavorare in mobilità, ma non è ancora stato destinato un budget specifico.

Inoltre, sempre a livello globale, il 56% incoraggia o almeno non vieta l’uso di dispositivi personali sul posto di lavoro, mentre solo il 12% ne scoraggia l’uso per lavoro. Ma in ogni caso la sicurezza è al primo posto: il 74% sceglie o autorizza i dispositivi in modo da mantenere in sicurezza il flusso dei dati, mentre un 13% ne ha vietato la mobilità proprio per problemi di sicurezza. Anche in l’Italia le soluzioni di mobility sono scelte in base al grado di sicurezza.

Con la trasformazione digitale e i nuovi modelli di lavoro, conclude “The Future Laboratory”, anche l’ufficio diventerà obsoleto e verrà sostituito da un “hub”, tra spazi di lavoro condivisi e ambienti “flessibili”. In pratica, posti di lavoro più aperti e collaborativi, meno gerarchici, e dove le persone della “mobile generation” gestiranno in autonomia gli orari di lavoro, come in parte sta già avvenendo nelle aziende più tecnologiche legate a business ICT e digitali.

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