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Ecco come l'innovazione digitale del Facility Management migliora qualità della vita e del business

Quali prospettive si aprono grazie alla digital transformation per i Facility Manager? Con quali percorsi e quali opportunità? Ne abbiamo parlato con Elisabetta Bracci, Facility Manager Specialist, founder del network JUMP Facility e membro del comitato tecnico di LUMI, la manifestazione per la digital trasformation del settore

Elisabetta Bracci, Facility Manager Specialist, JUMP Facility Fondatrice e membro Comitato Tecnico LUMI

Quando pensiamo alla trasformazione digitale associata a processi e a mercati pensiamo primariamente all’Industria 4.0, al digital banking, alla Logistica 4.0, alle Smart City o alla Smart Agrifood. L’attenzione dei media ci conduce su una serie di fenomeni che stanno mostrando in modo palese la capacità rivoluzionaria del digitale, ma che hanno anche la “fortuna” di aver guadagnato l’attenzione del grande pubblico in ragione soprattutto della “vision” che permette di proiettare nel futuro, a seconda dei casi, un nuovo modello industriale, un nuovo modo di fare banca, di vivere la città o di produrre e consumare cibo.

Se però guardiamo alla realtà concreta delle prospettive di una innovazione digitale chiamata a migliorare la qualità della nostra vita e per contribuire in termini generali alla qualità del lavoro dobbiamo spostare l’attenzione sul Facility Management. Stiamo cioè parlando di un mondo che a differenza dei fenomeni sopracitati vive più di concretezza che di visioni, ma che nello stesso tempo svolge un ruolo straordinariamente importante e straordinariamente in crescita grazie al digitale. Sul tavolo di figure professionali come i Facility Manager ci stanno compiti e responsabilità di enorme importanza per le imprese, per le organizzazioni e per i cittadini e per tutti coloro che esercitano qualsiasi professione nelle industrie e nei luoghi delle Pubbliche Amministrazioni. Su quei tavoli troviamo temi come sicurezza, gestione dell’energia, qualità degli ambienti e del lavoro, gestione di dati e di flussi, collaborazione costante e profonda con tutte le funzioni aziendali.

Le prospettive del Facility Management

Se vogliamo capire le prospettive che si aprono con la digital transformation occorre prendere in considerazione le prospettive di innovazione del Facility Management, che ci permettono di capire come vivremo spazi, ambienti e servizi nel nostro lavoro e nella nostra vita di cittadini. Peraltro l’innovazione sta facendo di questo mercato uno dei “motori” dello sviluppo e la società di ricerca americana Markets and Markets stima per il Facility Management a livello overall una crescita dai 32.21 miliardi di dollari del 2017 ai 59.33 miliardi del 2023. Stiamo cioè osservando un mercato che promette un Compound Annual Growth Rate (CAGR) dell’11.4% in questo arco temporale. Se poi si guarda ai fattori di innovazione che abilitano e sostengono questo sviluppo si vede anche la vera ricchezza del Facility Management, ovvero la sua capacità (e necessità) di mettere a valore gli sviluppo di fenomeni tecnologici importantissimi come Internet of Things, come Big Data e Data Analytics, come la robotica, come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, tutti componenti che stanno contribuendo a cambiare l’aspetto e le funzioni della facility management area.

Sono tante le sfide che accompagnano questo percorso e proprio per inquadrare le prospettive di questa evoluzione nei percorsi di innovazione e di sviluppo delle competenze dei Facility Manager come Internet4Things abbiamo organizzato un evento La sfida del digitale e il valore dei dati nel Facility Management e abbiamo nello stesso tempo chiesto il contributo di Elisabetta Bracci, Facility Manager Specialist, fondatrice del network JUMP Facility e membro del comitato tecnico di LUMI, la manifestazione per la digital trasformation del settore.

Partiamo dall’evoluzione del Facility Management: come è cambiato e come sta cambiando?

Il ruolo di chi gestisce il cosiddetto “no core aziendale” è da sempre quello di supportare le necessità del business tramite l’efficienza delle infrastrutture, la qualità dei servizi ed una forte puntualità di intervento. Negli ultimi anni il mercato sta richiedendo alle aziende un livello di flessibilità e innovazione sempre più incalzante, forzandole a migrare dalla cultura del fare, molto diffusa nel nostro tessuto industriale, verso quella dell’anticipazione del trend. Questo nuovo scenario richiede un drastico ripensamento dei modelli di business aziendali, per assicurare la competitività e quindi la vita dell’organizzazione. In un contesto così frenetico, ma anche così sfidante e appassionante, tutta l’organizzazione deve evolvere alla stessa velocità, parlando lo stesso linguaggio e portando innovazione di processo e di pensiero in tutti i settori. Il facility manager non può più essere considerato un semplice gestore di manutenzioni o servizi, ma deve poter fare affidamento sugli strumenti della digitalizzazione, per concorrere allo sviluppo della cultura e dell’innovazione aziendale.

Quali sono in questo scenario le priorità per un Facility Manager

Le priorità per il nostro settore a mio parere evolvono lungo due assi apparentemente divergenti: la persona e la tecnologia, la bellezza ed il dato. Mi spiego meglio citando uno dei convegni che ho organizzato e moderato durante LUMI 2018 e che affronta il tema degli spazi umano-centrici. Da un lato abbiamo la tecnologia, vista come un qualcosa di apparentemente freddo, privo di coinvolgimento emotivo, ma imprescindibile in un building contemporaneo. Dall’altro sentiamo l’esigenza sempre più forte di spazi accoglienti e caldi, che ci facciano esprimere il nostro meglio anche sotto il profilo emotivo. Durante il convegno abbiamo condiviso case history che rispecchiano al meglio questo connubio, ammirando spazi che integrano tecnologia e bellezza, funzionalità e calore, futuro e senso di appartenenza. La nostra sfida quindi è proprio questa: digitalizzare i processi, concorrere all’aumento del livello tecnologico in azienda, sapere aggregare e leggere i dati traendone informazioni utili, il tutto senza mai scordare che il nostro lavoro vede la persona (con le sue esigenze ed emozioni) al centro.

Possiamo dire che oggi il ruolo e la professione del Facility Manager si è avvicinata al Business?

Il nostro lavoro è da sempre saldamente integrato al business, poiché concorre alla sua continuità e sviluppo. Quello che stiamo iniziando a vedere oggi è una apertura delle imprese nell’investire anche nel nostro settore con tecnologie che fino a pochi anni fa erano ad esclusivo appannaggio del core business. Parliamo di sistemi software e hardware che supportano il Facility Manager nella gestione di persone, energia, impianti e processi in una maniera che era impensabile fino a pochi anni fa. La questione a mio avviso non è però legata tanto agli strumenti, quanto ai processi ed alla cultura aziendale: introdurre tecnologia a supporto di un processo non abbastanza efficiente significa amplificare gli sprechi a tal punto da rallentare le attività, invece che semplificarle. Quindi ben venga la tecnologia e l’avvicinamento agli standard del business, se e solo se a valle di una ottimizzazione dei processi e di una preparazione culturale sull’importanza della gestione del dato.

In quali industrie e in quali settori si averte maggiormente la spinta dell’innovazione digitale per il Facility Management?

Storicamente settori come il farmaceutico o l’industria chimica hanno un controllo puntuale della performance del comparto facility, poiché da sempre in questi settori l’errore non è ammissibile.

Ad oggi l’evoluzione digitale è strategica a mio parere sia per le aziende che rappresentano la domanda di servizi, sia per quelle che ne rappresentano l’offerta. Per la prima tipologia, i sistemi di controllo e supervisione permettono azioni che concorrono all’ottimizzazione dei costi, alla gestione delle informazioni, all’aumento dell’approccio cliente-centrico ed al mantenimento degli standard di sicurezza. Basti pensare ai sistemi di energy management (monitoraggio e gestione dei consumi energetici), di asset management (gestione degli asset aziendali), di ticketing (tracciamento puntuale delle richieste del cliente), di BMS (Building Management System, ovvero supervisione impiantistica attiva e passiva).

La seconda tipologia vede invece la più grande sfida nella distonia tra la guerra di prezzo del mercato dell’offerta, che sta erodendo il margine del comparto servizi, e la sempre maggior richiesta di performance da parte dei clienti. Senza un controllo puntuale dei processi viene quindi a mancare la possibilità di migliorarli, con chiaro fiorire di sprechi che intaccano la marginalità già esigua e quindi vanno ad influire negativamente anche sulla qualità del servizio erogato.

 

Quali sono i temi che più caratterizzeranno il futuro del Facility Management in relazione all’innovazione digitale?

Penso che si tratti di temi che si possono riassumere in due parole: predittività e controllo. L’approccio del manager operativo che “spegne incendi” e corre da una problematica all’altra non è più sostenibile. La performance va ottenuta e mantenuta tramite analisi, predittività del guasto e processi ottimizzati e il più possibile standardizzati. Gli strumenti digitali ci permettano di prendere decisioni tramite dati che esulano dalle nostre percezioni, facendoci vedere i trend reali e permettendoci di “anticipare” i problemi, ancor prima di doverci trovare a risolverli.

Abbiamo parlato del convegno dello scorso anno a LUMI, quali sono le prospettive e il ruolo di una manifestazione come questa per il mondo Facility?

LUMI rappresenta un percorso lungo un anno che culmina in un evento, una fiera di settore, che valorizza ogni passo della filiera della tecnologia: dal produttore della componentistica, al progettista, all’installatore, al produttore di software e infine all’end-user, ovvero il Facility Manager. LUMI è quindi uno spazio dove aziende e professionisti dello smart building e della digital automation si incontrano per condividere competenze, conoscenze e tecnologie.

In quest’ottica LUMI accoglie il Facility Manager che vuole essere aggiornato sui trend e le best practices tecnologiche di informatizzazione e building automation e sulla loro applicazione concreta. Consorzio Tecno, il promotore di LUMI da quasi dieci anni, e noi membri del Comitato Tecnico, vogliamo quindi impostare l’evento affinché offra elevati contenuti tecnologici e formativi,  aree demo e laboratori interattivi. L’edizione 2018 ha voluto dare una risposta concreta offrendo 95 eventi formativi a cui hanno partecipato 6021 specialisti della tecnologia, di cui una buona fetta appartenenti al settore facility.

La vera sfida che ci siamo posti per il 2019 è quella di parlare sia al Facility Manager che si accosta per le prime volte al mondo della digitalizzazione e building automation, che al collega che ha già un alto grado di sensibilità sull’argomento. Il tutto tramite casi pratici reali, testimonianze aziendali e formazione.

LUMI 2019 si terrà il 21 e il 22 Novembre negli spazi di Bologna Fiere. Per maggiori informazioni e per entrare in contatto con l’organizzazione vai al sito della manifestazione

 

Immagini fornite da Shutterstock

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