Scenari

Agricoltura, smart factory e smart building fanno crescere l’Internet of Things in Italia

Presentati i risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano. Buone crescite in alcuni settori chiave, come industria, agricoltura, building, ancora sostenuti dagli incentivi. Crescono nuove progettualità nei segmenti che riescono a valutare il bilanciamento tra costi e benefici. L’analisi di Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio

Pubblicato il 09 Apr 2023

Giulio Salvadori - Osservatori

Un mercato in crescita del 13% anno su anno, fino a raggiungere quota 8 miliardi di euro e 124 milioni di oggetti connessi.
Sono questi i dati dimensionali sintetici rilasciati dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano relativi al mercato IoT nel nostro Paese.
“Un mercato che cresce in linea con quanto avviene negli altri Paesi europei – sottolinea Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio – e dunque tutto sommato positivo”.

Le dinamiche dell’Internet of Things in Italia nel 2022

È un mercato, soprattutto, nel quale si registrano interessanti dinamiche in alcuni settori chiave, come l’agricoltura 4.0, la fabbrica 4.0, gli smart building, che registrano rispettivamente crescite del 32, 22 e 19% anno su anno.
“Va detto – spiega Salvadori – che sono ambiti nei quali si è sì registrato un buono sviluppo del business, ma si è anche sentito l’effetto degli incentivi legati al PNRR, ai superbonus, ai crediti di imposta. Aiuti importanti che hanno sicuramente influenzato l’andamento del 2022 e che lasciano aperta la porta agli interrogativi su come andrà il 2023 senza questa leva a supporto”.
In realtà, prosegue nella sua analisi Salvadori, in tutti questi ambiti c’è un buon ritorno economico sugli investimenti: “questo significa che ci sono concrete opportunità di sviluppo del business al di là degli incentivi. Il 2023, a mio avviso, sarà un bel banco di prova”.
Non va dimenticato, per altro, che comunque il PNRR continua a offrire opportunità per il mercato dell’Internet of Things, soprattutto per quanto riguarda il connubio tra IoT ed Energy che prevede un investimento di quasi 7 miliardi. Si parla infatti di 3,6 miliardi per lo Smart Grid, di 2,2 miliardi stanziati per promuovere le rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo e poi di altri fondi disponibili per efficientamento energetico e riqualificazione degli edifici…
Senza dimenticare, naturalmente i 14 miliardi di euro per le Smart Factory, i 7 miliardi per le Smart City e i 4 miliardi per Assisted Living e attivazione di programmi di assistenza domiciliare.

Internet of Things: nuove progettualità crescono

Dai dati dell’Osservatorio, appare dunque chiaro che nuove esigenze si stiano facendo strada nelle imprese italiane.
Non è un caso che il segmento dello smart metering, tradizionale punta di diamante nell’ambito dell’Internet of Things, pur mantenendo la seconda posizione nella classifica dei settori applicativi, registri tassi di crescita molto più contenuti, a riprova della raggiunta maturità.
“Ancor più interessante, a mio avviso, è l’analisi relativa al mondo industriale. Dalle nostre analisi emerge come il 77% delle grandi aziende e il 58% delle PMI abbia avviato progetti IoT. Le PMI hanno ridotto notevolmente il gap che le separava dalle realtà più grandi. Non è solo una questione di maggiore conoscenza rispetto al tema: forse anche incoraggiate dagli incentivi, molte piccole e medie realtà si sono attrezzate per far partire progetti che consentano loro di analizzare i dati per creare nuovi servizi”.
La percezione che ci arriva da Giulio Salvadori è che “si stia andando nella giusta direzione”.
Perché se è vero che la mancanza di conoscenze e competenze rappresenta ancora la maggiore barriera per le imprese, è altrettanto vero che si registra un calo nel numero dei rispondenti che segnalano questa specifica criticità, “merito anche degli incentivi legati alla formazione, di cui molte imprese hanno fruito tra il 2020 e il 2021. Oggi assistiamo all’effetto positivo di alcune azioni intraprese negli anni passati”.

Tra edifici intelligenti e auto connesse

Una maggiore cultura e conoscenza sul tema emerge in diversi settori, ad esempio nel mondo dello smart building.
“Da una ricerca condotta nello specifico sulle aziende edili, è emersa una maggiore consapevolezza sull’importanza di sviluppare queste tecnologie”, spiega Salvadori”. Poi magari mancano figure dedicate, ma molti hanno ormai capito che devono investire in questa direzione, sia per quanto riguarda le nuove costruzioni, dal momento che è impossibile pensare a un nuovo edificio che non integri nulla di tecnologico, sia nelle ristrutturazioni. Anche qui è un passo nella giusta direzione”.
Anche se, va detto, non è semplice per le imprese edili ragionare in modo preciso su costi e benefici.
“L’internet of Things non serve per efficientare il lavoro del costruttore, ma consente di migliorare l’offerta per l’utente. Per gli attori di questa filiera significa presidiare il mercato ed essere percepiti come competitivi, innovativi. Un beneficio intangibile, dunque, ma comunque importante”.
E poi ci sono le progettualità nascenti.
Nel mondo dell’automotive e più in generale della smart mobility, se da un lato shared mobility e parcheggi intelligenti giocano un po’ la parte del leone, su progetti un po’ più avanzati siamo forse un po’ agli albori.
“In generale, per quanto riguarda l’auto, per quanto il comparto soffra della caduta delle immatricolazioni negli ultimi tre anni, va detto che ormai la connettività è dentro ogni nuovo veicolo immatricolato. E che si sta anche sperimentando molto sul fronte dei servizi di infotainment e di infomobilità, secondo nuove logiche di servizi integrati”.
E se sul versante Smart City c’è ancora molto da fare in termini di comprensione e corretto indirizzamento degli investimenti, una diversa maturità si regista nell’ambito dell’agricoltura.
“Notiamo da parte degli agronomi e di chi gestisce i campi, soprattutto nelle realtà più grandi, un importante aumento delle competenze. Gli operatori del comparto hanno capito che dall’adozione di tecnologie e piattaforme IoT potevano ricevere un beneficio concreto sia nella qualità, sia nella quantità della produzione. Parliamo di un ritorno economico tangibile”.

I numeri in sintesi

Ma veniamo dunque ai numeri della ricerca appena presentata:
Come anticipato, nel il mercato italiano dell’Internet of Things è cresciuto del 13%, raggiungendo 8,3 miliardi di euro. La fetta più grande del mercato è rappresentata dalla Smart Car (1,4 miliardi di euro), seguita dalle applicazioni IoT nel mondo utility (1,37 miliardi di euro) e poi a scendere Smart Building (1,3 miliardi), Smart City (830 milioni), Smart Factory (780 milioni), Smart Home (770 milioni), Smart Logistics (715 milioni) e Smart Agriculture (540 milioni).
Sono 39 milioni le connessioni IoT cellulari (+5% anno su anno) e 85 milioni quelle abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+15%), con un buon incremento per quanto riguarda le reti LPWA (Low Power Wide Area) vicine a 2,4 milioni di connessioni.
Per quanto riguarda il mondo industriale, come già accennato, da un’indagine condotta dall’Osservatorio Internet of Things su 153 grandi imprese e 301 PMI italiane in ambito Industrial IoT, si registra sia una crescita della conoscenza delle tematiche legate all’Industrial IoT (l’87% delle PMI dichiara di esserne a conoscenza, contro il 98% delle grandi realtà) sia un aumento delle progettualità, frenate dalla mancanza di figure professionali dedicate.
Ma ancor di più rappresenta un elemento di criticità il fatto che il 48% delle grandi aziende e il 70% di quelle più piccole ancora non sia in grado di utilizzare nella loro piena potenzialità i dati raccolti dai dispositivi e macchinari connessi. E anche in questo caso si lamenta la mancanza di competenze e di figure specifiche per l’analisi e la valorizzazione dei dati.

Tecnologie: tra sviluppo e standardizzazione

Dal punto di vista delle tecnologie, si sottolinea come prosegua la fase evolutiva dell’Internet of Things, con lo sviluppo del 5G e la diffusione delle reti LPWA.
In particolare, si registra una crescita delle piattaforme hardware IoT low-power, con il lancio sul mercato di nuovi System-on-Chip da parte dei maggiori produttori di semiconduttori, mentre vengono rilasciati nuovi processori ed edge computer ad alte prestazioni per le applicazioni più esigenti – quali ad esempio quelle di video processing – compatibili con cloud di elaborazione dedicati.
Sul 5G prosegue il processo di standardizzazione delle specifiche, mentre LoRa Alliance amplia il programma di certificazione, abilitando nativamente soluzioni IPv6 e introducendo la specifica “relay”, che consente di estendere la copertura a supporto di applicazioni in ambito metering e industrial.
Intanto, la Connectivity Standard Alliance (CSA) ha concluso la stesura delle specifiche di Matter, il nuovo protocollo per l’interoperabilità della Smart Home.

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