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Come la rete Internet italiana ha retto la prova del lockdown

Nella settimana successiva al lockdown in Italia si è assistito a un +33% di traffico. Il vero balzo in avanti è avvenuto nelle fasce mattutine

L’emergenza Covid-19 ha perlomeno prodotto una consapevolezza positiva: la centralità della Rete internet nella vita degli italiani e delle aziende. In effetti il lockdown ha reso ancora più centrale Internet sia per il proseguimento delle attività lavorative d’ufficio che per il nostro svago e i nostri contatti personali sociali e personali. Tanto che, nei primi giorni di blocco del Paese, la domanda che tutti si sono posti è: ma le reti saranno capaci di reggere questa capacità aggiuntiva di traffico? La risposta che arriva da Cisco è: sì, le reti internet italiane hanno saputo reggere l’improvviso aumento, meglio anche di quanto si sarebbe potuto pensare. In effetti, nella settimana successiva al lockdown in Italia si è assistito a un +33% di traffico. Cisco si aspettava – prima della crisi- che un avanzamento di questo tipo potesse avvenire tra un anno – un anno e mezzo. Inoltre, con l’avvio della Fase 2 il traffico è diminuito ma non in modo così sostanziale. Ma in che modalità la domanda di connettività è aumentata? In realtà nella fascia serale, in cui gli italiani erano già abituati a concentrare le proprie attenzioni sulla navigazione Web, non ci sono stati incrementi di rilievo. Il vero balzo in avanti è avvenuto in altre fasce orarie: un provider come TIM, ad esempio, ha assistito a un raddoppio dei volumi di traffico normalmente gestiti. Le reti, insomma, erano già dimensionate per affrontare i picchi serali, fattore che ha consentito di coprire il grande aumento del traffico diurno. Più in generale, il singolo utente non ha aumentato in maniera particolare la propria capacità di picco; piuttosto, i provider hanno dovuto gestire una maggiore contemporaneità di accessi e di richiesta di fruizione di contenuti.

Gaming e VPN trainano la crescita del traffico

Come ha messo in evidenza Marco Zangani, Responsabile Mobile Access Engineering del Gruppo Vodafone “Fin dalle prime fasi dell’emergenza abbiamo potenziato la nostra rete per rispondere alla forte richiesta di traffico, cresciuta del 30% sulla rete mobile e del 60% sulla rete fissa. Eravamo pronti, e questo ci ha consentito di rispondere in modo tempestivo alle esigenze dei clienti e garantire la continuità operativa. Ciò è stato possibile grazie al fatto che al nostro interno – dove i virtual team sono la prassi – i dipendenti sono stati messi sin da subito in condizione di lavorare in modo efficace da remoto grazie al potenziamento delle connessioni e dei server che gestiscono le applicazioni di collaborazione e videochiamata. Un altro aspetto fondamentale è stato il processo di automazione e virtualizzazione delle reti, su cui lavoriamo da anni e che oggi ha permesso che le nostre reti fossero resilienti e strutturate per una crescita esponenziale del traffico” . Altre caratteristiche del traffico nell’era del lockdown sono state svelate da Fastweb: il provider ha notato un incremento molto elevato (+300%) del traffico generato dal gaming: non solo per partite giocate ma anche per download di giochi, trasferimento di file. Inoltre, sono state utilizzate molte più applicazioni che rendono la rete e gli utenti molto più sensibili in termini di qualità del servizio erogato. Ad esempio l’incremento di uso di VPN (per lo smart working) determina una grande sensibilità alle micro interruzioni.

Investimenti nelle reti attesi in aumento

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Dal canto suo Cisco ha riscontrato una grande crescita della piattaforma di collaborazione Cisco Webex, sempre più utilizzata da parte di clienti esistenti e nuovi – come piattaforma per la video collaboration a livello business, ma non soltanto. Alla crescita enorme dell’uso delle reti è corrisposta anche una enorme crescita in termini di minacce informatiche. Secondo i dati Cisco, che si basano sulla protezione di 200 miliardi di accessi al web al giorno, in un solo giorno preso a campione, il 3 Aprile 2020, a livello mondiale sono state indirizzate 9.189.726 richieste di connessione verso ben 114.645 domini internet che contenevano la parola “corona “ o “covid” nel nome; il 65% di quei dominii era in realtà malware e 1.390 erano dominii che facevano phishing. In ogni caso, come ha messo in evidenza Paolo Campoli, leader del segmento Service Provider, Cisco EMEAR, risulta evidente come la connettività non possa essere più considerata una commodity, ma che riacquisisca una nuova centralità. Tanto che gli investitori stanno guardando a questo tipo di business con occhio diverso rispetto al recente passato. In particolare, oltre che al 5G, grandi opportunità sono viste nell’automazione e nell’intelligenza artificiale, che permetta sempre di più contare su reti sempre più autoconfigurate e capaci di gestire al meglio il traffico dati.

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