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Prevenire è meglio che curare, anche nel mondo della logistica. Una survey internazionale – condotta lo scorso inverno dal MIT Center for Transportation &…

Pubblicato il 01 Lug 2010

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Prevenire è meglio che curare, anche nel mondo della logistica.
Una survey internazionale – condotta lo scorso inverno
dal MIT Center for Transportation & Logistics – sui rischi
legati al Supply Chain
Management mostra infatti che i
Manager di tutto il mondo concentrano i propri sforzi proprio
sulla prevenzione dei rischi, piuttosto che sulle azioni di
risposta. Ma non tutto si può prevedere:
l’eruzione del vulcano islandese
Eyjafjallajokull
testimonia che non è possibile
anticipare tutti gli eventi avversi. La survey online, condotta
su un campione di circa 1.400 Manager di aziende localizzate in
73 paesi, ha mostrato che ben il 65% dei Supply Chain Risk
Manager preferisce destinare il proprio budget in azioni volte a
pianificare ed eseguire misure di prevenzione del rischio, mentre
solo il 35% bilancia il proprio budget con investimenti
volti anche a identificare le corrette azioni di
risposta
in caso di eventi di crisi. In linea con questi
risultati, la maggior parte delle aziende ha avviato programmi di
prevenzione per raccogliere dati sulla situazione finanziaria dei
fornitori, sui processi logistici, sulla sicurezza ecc. Dalla
survey emerge che gli eventi avversi classificati come i
più importanti
sono spesso i rischi di business come
l’interruzione nella fornitura di materie prime. Al
contrario, eventi di grande attualità come terremoti e
tsunami non compaiono nemmeno nella lista
dei più
importanti. MIT identifica due importanti messaggi chiave emersi
dagli effetti delle recenti catastrofi naturali. In primo luogo,
i Manager di Supply Chain devono tener conto nella propria
strategia di mitigazione del rischio anche delle azioni di
risposta poiché tali piani sono particolarmente indicati per gli
eventi avversi che accadono più frequentemente. In secondo
luogo, è necessario tenere sempre bene a mente il diagramma di
flusso della Supply Chain, cercando di capire l’importanza
di ciascun nodo e la sua vulnerabilità. In tal modo è possibile
capire il potenziale impatto di eventi
imprevedibili
come, ad esempio, l’eruzione di un
vulcano islandese.

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