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Piano Calenda: in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo per i Competence Center per Industry 4.0

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo per la costituzione dei Competence Center previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0 del Ministro Calenda

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, lo aveva riconosciuto lo scorso mese di settembre, facendo il bilancio del primo anno di vita e di operatività del suo Piano Nazionale per l’Industria 4.0, poi declinato in Impresa 4.0: uno degli obiettivi mancati nell’attuazione del Piano è stata la costituzione dei Competence Center nazionali.
La promessa, in quella circostanza, era stata quella di porre rimedio a questa mancanza con linee guida e obiettivi chiari. Che ora ci sono, insieme ai fondi. 40 milioni complessivi: 20 milioni stanziati nel 2017 e non utilizzati, 10 aggiunti nella manovrina di maggio dello scorso anno e gli ulteriori 10 aggiunti con la revisione del Piano.

È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella giornata di ieri, con entrata in vigore prevista per il 24 gennaio, il decreto attuativo dei Competence Center, così come previsto dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232, «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019».

Cosa sono i Competence Center e come si sviluppano i partenariati

I Competence Center, si legge nel testo, sono “centri di competenza ad alta specializzazione, nella forma del partenariato pubblico-privato, aventi lo scopo di promuovere e realizzare progetti di ricerca applicata, di trasferimento tecnologico e di formazione su tecnologie avanzate, nel quadro degli interventi connessi al Piano Nazionale Industria 4.0”.
Sono poli di innovazione ai quali possono e devono prendere parte almeno un organismo di ricerca e da una o più imprese. “Il numero dei partner pubblici non può superare la misura del 50% dei partner complessivi”, si legge nel testo del Decreto.
Ai Competence Center fa capo un articolato programma di attività e servizi, come esplicitato nell’articolo 5 del Decreto, che devono essere indicati, insieme agli obiettivi strategici, nell’atto costitutivo.
In particolare, si richiede di definire chiari indicatori che “dimostrino il miglioramento della capacità innovativa e della competitività sul mercato, anche da parte delle piccole e medie imprese fruitrici, tramite lo sviluppo di nuovi prodotti, processi o servizi ovvero tramite il notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi già esistenti, con particolare riferimento all’orientamento, alla formazione e all’azione di stimolo alla domanda delle imprese”.

Quali regole per i partner dei Competence Center

Trattandosi di forme di partenariato pubblico-privato, il decreto attuativo stabilisce anche i requisiti dei soggetti partner, che devono avere una stabile organizzazione in Italia e gestire in contabilità separata le attività legate al finanziamento. Se organismi di natura privata, gli azionisti o i soci non devono “godere di alcun accesso preferenziale ai risultati generati”, in ottemperanza con quanto previsto dai regolamenti europei.
Stringenti anche i criteri relativi alle università e ai centri di ricerca che partecipino ai centri di competenza, sia per quanto riguarda il personale da destinare alle attività dei Competence Center, sia per quanto riguarda i criteri valutativi.
Similmente, anche le imprese che fanno parte dei Competence Center devono avere una stabile organizzazione in Italia, essere iscritte nel registro delle imprese, non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposti a procedure concorsuali, “non trovarsi in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà”.

Il focus sulle PMI

Quanto ai programmi di attività, si parla di “servizi di orientamento alle imprese, in particolare PMI”, di formazione “al fine di promuovere e diffondere le competenze in ambito Industria 4.0”, attuazione di “progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, proposti dalle imprese, compresi quelli di natura collaborativa tra le stesse, e fornitura di servizi di trasferimento tecnologico in ambito Industria 4.0, anche attraverso azioni di stimolo alla domanda di innovazione da parte delle imprese, in particolare delle PMI”.

L’entità dei finanziamenti e i requisiti per accedervi

Per poter accedere ai finanziamenti, in misura di un massino di 7,5 milioni di euro per singolo polo, i Competence Center saranno valutati sia in relazione alla composizione e qualità del partenariato e delle peculiarità dei partner. È indispensabile, soprattutto per gli organismi di ricerca, che nel triennio precedente abbiano seguito concretamente, con progetti e pubblicazioni, i temi dell’Industria 4.0 e che abbiano un numero congruo di assegnisti di ricerca, dottorandi e dottorati dedicati alle tecnologie Industria 4.0.
Già nella prima stesura del Piano Nazionale, il MISE aveva indicato come atenei di attrazione per i Competence Center i Politecnici di Bari, Milano, Torino, la Scuola Sant’Anna di Pisa, le università di Bologna e la Federico II di Napoli, oltre alla rete delle Università del Veneto, ma nel decreto attuativo non si fa menzione di nessun centro universitario nello specifico.

Per quanto riguarda le imprese partner, costituisce criterio di valutazione il numero di brevetti “inerenti allo sviluppo di tecnologie in chiave Industria 4.0, per i tre anni precedenti la data di proposizione della domanda”, il peso che queste attività hanno sul fatturato complessivo dell’azienda, la dimensione aziendale, i livelli di collaborazione sviluppati con università e centri di ricerca, le attività di formazione erogate a favore degli studenti, anche nella logica di progetti di alternanza scuola-lavoro.

A loro volta, i progetti devono prevedere “un piano di intervento concreto, dettagliato in investimenti, costi, tempi; la stima dei benefici economici per l’impresa in termini di riduzione di inefficienze, sprechi e costi, anche in termini di miglioramento della qualità dei processi e dei prodotti; la redazione di un piano finanziario a copertura dei costi del progetto”.

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