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Smart car e connected car: è il momento di puntare sui servizi

I dati dell'Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano mostrano un comparto molto dinamico, nonostante la crisi generale del mercato dell'auto. Si aprono le strade per nuovi modelli di business

In un anno difficile, caratterizzato dal crollo del comparto complessivo dell’auto, i numeri che riguardano il mercato delle smart and connected car in Italia sono ben più che incoraggianti, per lo meno così come emerge dai dati dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano.
Complessivamente, infatti, si parla di un comparto che vale 1,8 miliardi di euro, 600 milioni di dei quali ad appannaggio dei sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), come ad esempio la frenata di emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, sempre più frequentemente integrati nei nuovi modelli di auto, mentre le soluzioni per la connected car, che rappresentano il pilastro portante del comparto, si fermano a 1,18 miliardi, con un calo del 2% anno su anno, dopo le crescite a doppia cifra che avevano caratterizzato i due anni precedenti (+31% nel 2018 e + 14% nel 2019).
Dati interessanti, dicevamo, dal momento che a fronte di un calo del 27,9% nelle vendite di veicoli nel nostro Paese (vale a dire 535mila veicoli venduti in meno) la diffusione dei veicoli connessi non si arresta, tanto che oggi rappresentano il 45% del parco circolante in Italia: 17,3 milioni, contro i 16,7 del 2019.

Smart car e connected car: è il momento di puntare sui servizi

È chiaro che, a fronte di queste cifre, è importante capire come si ripartisce il comparto, perché se è vero che il 55% delle soluzioni è rappresentato dai box GPS/GPRS, utilizzati, principalmente a fini assicurativi, per la localizzazione dei veicoli e per la registrazione dei parametri di guida, è altrettanto vero che stiamo parlando di un segmento in calo dell’11% anno su anno.
Esattamente il contrario di quanto sta accadendo con le auto nativamente connesse tramite SIM, che crescono del 48% anno su anno e raggiungono una share del 18% del comparto, oppure con i veicoli che integrano sistemi bluetooth a bordo veicolo, per i quali si registra una crescita del 15% fino a raggiungere una share del 27%.
Soprattutto, ed è anche questo un dato che vale la pena monitorare, comincia ad avere un valore interessante anche il mercato dei servizi che sfruttano i dati raccolti dalle auto connesse: si parla di 340 milioni di euro, in crescita del 3% anno su anno.

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I consumatori più propensi ad acquistare un’auto connessa

Lungi dall’essere un prodotto elitario, l’auto connessa sta assumendo piena cittadinanza presso i consumatori: oltre un terzo degli interpellati dichiara di possedere almeno una delle funzionalità smart per l’auto: assistenti vocali per chiamare, inviare messaggi e ottenere indicazioni stradali, dispositivi per la sicurezza attiva come la frenata automatica d’emergenza, sistemi di infotainment.
E se è vero che la pandemia e la crisi economica hanno influenzato le intenzioni di acquisto, è altrettanto vero che il 79% degli italiani, quando pensa alla propria prossima auto pensa a un’auto connessa e che nonostante i timori sulla privacy, il 57% è disposo a condividere i dati della propria auto per attivare servizi aggiuntivi.

Smart car e connected car: tra leve tecnologie e leve di business

Siamo dunque in presenza di un mercato in forte trasformazione, nel quale le leve tecnologiche, in particolare quelle legate alla raccolta e alla valorizzazione dei dati, abilitano nuovi modelli di business.
Al di là dei benefici per il consumatore, in genere alle auto connesse, ai sistemi per la guida autonoma e alle tecnologie abilitate dal 5G e dai sistemi per la guida autonoma, si associano aspettative elevate nell’ambito della sicurezza, della riduzione delle emissioni di gas serra, della personalizzazione dei servizi assicurativi e dell’ottimizzazione nella gestione delle flotte aziendali.
Secondo le stime dell’Osservatorio, un’auto dotata di sistemi ADAS con cilindrata compresa fra 1.300 e 1.800 cc e con un premio iniziale di 170-200 euro l’anno è possibile ridurre il rischio di incidenti del 15-20%, con conseguente sconto sul premio assicurativo pari a 25-40 euro all’anno.
Dal punto vista delle imprese, i dati provenienti dalle auto connesse consentono di programmare con anticipo gli interventi di manutenzione, di limitare i casi di uso fraudolento, di incentivare uno stile di guida più responsabile, con benefici tangibili e misurabili in termini di recupero dell’investimento e di riduzione dei costi.

Smart car e Connected car: è l’ora delle tecnologie V2X

Per quanto riguarda invece la sostenibilità, si tratta di un beneficio tutt’altro che trascurabile: grazie ai sistemi di comunicazione V2V (vehicle to vehicle) e V2I (vehicle to infrastructure), è possibile ridurre il tempo trascorso nel traffico, con risparmi che, in una città come Milano, possono raggiungere le 400 tonnellate di emissioni di CO2 in meno all’anno utilizzando sistemi V2V e 2.700 con i sistemi V2I.
Se si parla invece di modelli di business, i dati raccolti dalle auto abilitano progetti di Smart Road, in cui i conducenti possono scegliere di pagare una tariffa aggiuntiva per utilizzare una corsia dedicata ed evitare il traffico, oppure di smart car in senso esteso, nei quali alcune funzionalità dell’auto si pagano solo quando si utilizzano.


Tanto che Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Car & Mobility arriva a sostenere: “Nei prossimi anni lo sviluppo della Connected Car non dipenderà più solo dalla crescente diffusione di auto connesse o delle loro tradizionali funzionalità, ma anche dalla possibilità di pensare alle auto come a un canale di vendita intelligente per portare al cliente servizi innovativi o addirittura funzionalità di prodotto avanzate e sbloccabili a pagamento, come l’estensione della durata della batteria di un’auto elettrica o il potenziamento del motore”.

La leva della sostenibilità

Di pari passo con la diffusione delle smart and connected car crescono anche i progetti di smart mobility, tanto che l’85% dei comuni italiani con più di 15mila abitanti lo considera un tema rilevante o fondamentale, ancor più prioritario (per il 42% dei comuni) dopo la pandemia.
È vero che proprio la crisi pandemica ha rallentato l’avvio di alcuni progetti, ma è vero che il 60% dei comuni dichiara di aver in corso almeno un progetto contro il 54 per cento dello scorso anno. E rispetto alle Smart City, i progetti di Smart Mobility sono in uno stadio di avanzamento molto superiore, con il 50% delle iniziative già pienamente operative.

 

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