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McKinsey, l’Internet of Things spiegata ai top manager

Ormai è innegabile che l’IoT abbia ricadute di livello strategico in moltissimi settori, e richieda decisioni al massimo livello di direzione aziendale. La società di consulenza sintetizza in una mini-guida opportunità, implicazioni e rischi che i senior executive devono considerare

L’Internet delle cose (IoT, Internet of Things) ha guadagnato crescenti consensi nel corso degli ultimi cinque anni, arrivando a catturare l’attenzione dei manager estranei all’area ICT, fino al livello più alto, il top management.

La diffusione di dispositivi “intelligenti”, dotati di sensori che forniscono meccanismi utili per acquisire, comunicare e processare i dati, innesca cicli virtuosi che permettono di migliorare la collaborazione, l’efficienza produttiva e la distribuzione, con positive ricadute economiche. L’IoT va quindi vista in chiave strategica, e a questo proposito McKinsey ha stilato una mini-guida per i senior manager che li incoraggia a valutare queste tecnologie per quanto riguarda sia le opportunità – in termini di creazione di valore nei mercati globali, nuove leve di efficienza operativa, e introduzione di modelli di business fortemente innovativi – sia i rischi, di tipo organizzativo, d’interoperabilità delle tecnologie, analitici, e di sicurezza.

IOT  B2B

La maggior parte delle potenzialità di questo nuovo approccio IT risulta, allo stato attuale delle cose, ancora inesplorata. McKinsey stima che le applicazioni Business-to-Business (B2B) rappresenteranno quasi il 70% del valore del mercato IoT entro i prossimi dieci anni. Il giro d’affari globale annuo arriverà a superare gli 11mila miliardi di dollari, quasi la metà dei quali legati ai progetti B2B nei settori manifatturiero, minerario, agricoltura così come nella sanità, nella lavorazione di gas e petrolio e nell’edilizia.

Investire in hardware IoT, come per esempio nei sensori incorporati nelle attrezzature impiegate nella produzione o nei prodotti stessi, per arrivare fino alla tracciatura elettronica dei semilavorati lungo la catena della fornitura, è solo il punto di partenza. I maggiori guadagni competitivi arrivano quando i dati raccolti permettono al management di prendere decisioni in modo più informato.

La maggior parte del valore aggiunto per le aziende sarà legato alle operazioni di ottimizzazione. Nelle fabbriche, i sensori permetteranno di rendere i processi più efficienti, fornendo un flusso costante di dati utile a ottimizzare i turni di lavoro e la gestione del personale. I rilevatori potranno anche essere impiegati per migliorare il controllo del ciclo di vita dei macchinari, dimezzando i tempi di inattività non pianificati e riducendo fino al 40% i costi di manutenzione. Anche la gestione delle scorte potrebbe cambiare radicalmente. Nonostante i benefici evidenti, tuttavia, sottolinea McKinsey, la maggior parte dei dati generati da sensori IoT è ancora del tutto ignorata.

Le applicazioni legate all’Internet delle cose stimolano la nascita di nuovi modelli di business, con un forte impatto sulle dinamiche competitive delle diverse industrie. Nel settore dei trasporti, per esempio, grazie alla geolocalizzazione è stato possibile creare nuove forme di servizio (transport-as-a-service), che si stanno imponendo sulle vendite dei veicoli intese in senso tradizionale.

Cruciale l'interoperabilità tra sistemi... e tra manager

Come per ogni grande cambiamento tecnologico, lo sviluppo delle potenzialità ancora inespresse dell’IoT richiederà di migliorare non solo il presidio degli aspetti più tecnici, ma anche quello dei riflessi di carattere organizzativo. L’Internet degli oggetti rappresenta una vera sfida per i ruoli organizzativi tradizionali perché la tecnologia informatica è incorporata direttamente nei prodotti, nei magazzini e, più in generale, in molte operazioni legate alla produzione, confezionamento e distribuzione di un bene. Le funzioni IT dovranno, quindi, obbligatoriamente relazionarsi con CFO (Chief Financial Officer), CMO (responsabili marketing) e amministratori delegati, così come con i responsabili delle singole business unit. Tutti dovranno collaborare nel collegare i rispettivi sistemi IT: solo così l’azienda potrà beneficiare appieno di questo nuovo approccio tecnologico e organizzativo, nel quale le decisioni vengono prese sulla base dei dati provenienti dai sensori IoT.

Ecco perché gli esperti di sistemi analitici e i “data scientist” dovranno lavorare a stretto contatto con i decisori e il top management. Quando le aziende hanno bisogno di prendere decisioni in tempo reale e su larga scala (ad esempio come ottimizzare il controllo di tutte le apparecchiature e i macchinari di una fabbrica), i sistemi IoT sono in grado di automatizzare gli interventi, lasciando ai manager il mero controllo degli indici di performance, e l’impostazione dei criteri di base del sistema implementato.

Si parla insomma di enormi opportunità, ma tutto questo ha un prezzo ovviamente in termini di sfide e rischi. L’utilizzo fruttuoso dei dati provenienti dai sensori IoT per esempio richiede di far comunicare tra loro sistemi diversi: dall’interoperabilità, spiega McKinsey, dipende almeno il 40% del potenziale valore ricavabile dall’Internet of Things. Un obiettivo non facile, ma anche far parlare sistemi diversi non basterà, perché l’enorme volume di dati che da essi arriveranno dovrà essere elaborato per ricavare indicazioni utili per le decisioni, e questo è possibile soltanto con sistemi analitici di ultima generazione, capaci di “macinare” i cosiddetti Big Data.

Infine la prospettiva di implementare in azienda tecnologie legate all’IoT dovrebbe spingere i top manager a riconsiderare i rischi legati alla sicurezza dei sistemi informatici. L’Internet delle cose, infatti, oltre ai normali rischi associati all’uso intensivo dei dati fa emergere nuove minacce legate alla violazione dei sistemi. Le aziende sono e saranno sempre più connesse a migliaia di dispositivi di comunicazione e sensori, ciascuno dei quali rappresenta un potenziale punto di accesso che hacker e malintenzionati potranno utilizzare per penetrare nei sistemi informativi.

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