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Smart wearable: il gilet anti-aggressione per la sicurezza degli operatori sanitari

Partendo dal gilet anti-violenza D-One, progettato dalla startup innovativa D-Air lab per i runner che si allenano di notte e in luoghi isolati, i professionisti dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e dell’Azienda USL di Bologna stanno sviluppando il dispositivo Negroli, presidio innovativo per la sicurezza dei lavoratori che applica la tecnologia D-One alle specifiche esigenze del contesto sanitario. 

Comincia ad aprile la sperimentazione del gilet anti-aggressione per gli operatori sanitari dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e dell’Azienda USL di Bologna, in particolare su chi ha necessità di spostamenti notturni o comunque lavora spesso in solitudine.
Basta attivarlo – volontariamente schiacciando un pulsante o automaticamente in caso di un malore con/o senza perdita di coscienza – per lanciare un potente allarme sonoro, contestuale all’invio di una telefonata e di un SMS con coordinate GPS alla vigilanza interna per il Sant’Orsola e alle Forze dell’Ordine per l’Azienda USL di Bologna, con accensione di luci LED lampeggianti.
Inoltre, il sistema rileva se la persona è a terra o immobile per troppo tempo e in tal caso, invia automaticamente la chiamata di emergenza. Il tutto in un gilet di soli 190 g.

La sperimentazione sul dispositivo Negroli per la sicurezza dei lavoratori sanitari

La tecnologia impiegata è quella del gilet anti-violenza D-One, progettato dalla startup innovativa D-Air lab per i runner che si allenano di notte e in luoghi isolati.
È a partire da questo che la startup e i professionisti dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola e dell’Azienda USL di Bologna stanno sviluppando il dispositivo Negroli, vero e proprio presidio innovativo per la sicurezza dei lavoratori che applica la tecnologia D-One alle specifiche esigenze del contesto sanitario.
Il progetto deve il suo nome a Filippo Negroli, uno dei più famosi produttori di armature del 1500, la cui bottega realizzava armature rinomate per la raffinatezza della fattura e la magnificenza dell’aspetto, tra le quali assume rilievo assoluto un’armatura da parata realizzata per Carlo V.

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Alla realizzazione del progetto, su mandato delle Direzioni Aziendali, partecipa un gruppo multidisciplinare, interaziendale composto da vari servizi e reparti, quali il Servizio di Prevenzione e Protezione, la Medicina del Lavoro, Medicina Legale e Gestione Integrata del Rischio, la Cardiologia, la Neurochirurgia, i Servizi Informatici e Tecnici dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Policlinico di Sant’Orsola e dell’Azienda USL di Bologna, che lavorano in sinergia con la Ricerca e Sviluppo di D-Air lab.

La sperimentazione durerà almeno 3 mesi e si prefigge di valutare: l’utilità del presidio; il gradimento da parte degli operatori; la vestibilità e il confort. I dati ottenuti dai test tramite la compilazione di un questionario saranno valutati anche con il coinvolgimento degli RLS aziendali. Se il dispositivo supererà le fasi di sperimentazione allora sarà adottato anche per altre categorie di operatori sanitari.

 

I dati sulle aggressioni verso gli operatori sanitari

In Italia le aggressioni contro gli operatori sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale denunciati all’INAIL nel 2019 sono state 1.388, quasi 4 al giorno, stando ad un’elaborazione sui dati disaggregati forniti dall’Ente. Senza contare, quindi, quelle degli operatori nelle Unità di Continuità Assistenziale, negli ambulatori di Medicina generale e Pediatrici che esercitano in regime di convenzione con il Servizio sanitario ma non sono assicurati INAIL.

I dati forniti dalla FNOMCeO documentano un numero complessivo di 7400 infortuni codificati come aggressioni, prendendo in considerazione tutte le categorie professionali e tutte le modalità secondo cui, tra l’altro, ad avere la peggio sono le dottoresse, che rappresentano il 56% dei casi totali di aggressioni. I più esposti al rischio sono soprattutto i medici di Continuità Assistenziale, che sostituiscono i Medici di famiglia la notte e nei festivi, il 65% dei quali di sesso femminile.

Le ricerche condotte dimostrano che le condizioni di rischio non sono tanto determinate dalla gestione di pazienti in stato di alterazione, quanto da atti volontari perpetrati da persone “normali” che, grazie alla mancata conoscenza da parte del medico di Continuità Assistenziale dei loro dati personali, si sentono protette dall’anonimato.

L’analisi dei dati in Emilia-Romagna mostra un fenomeno che rappresenta circa il 2% del totale degli infortuni in Sanità, contenuto nella numerosità e stabile nelle Aziende Sanitarie della Regione. Su 485 infortuni totali riconosciuti INAIL, dal 2010 al 2018, il 60% riguardano il sesso femminile. L’analisi delle segnalazioni, invece, rileva un numero maggiore, rispetto alle denunce di infortunio, ovvero 1227 nel triennio 2016-2018, e con un trend in crescita. Poco più della metà riguardano le aree psichiatriche (il 29%) e quelle di emergenza (22%), mentre il restante 49% riguardano tutte le aree di lavoro.

Quanto alla realtà dell’IRCCS AOU BO Policlinico di Sant’Orsola, si evince la crescente sensibilità da parte degli operatori rispetto all’importanza della segnalazione: dal 2018 al 2021 si è registrato un incremento superiore al 300%, passando dalle 9 segnalazioni ricevute nel 2018 a una media, nell’ultimo triennio, di almeno 3 segnalazioni al mese. Sebbene nella quasi totalità dei casi segnalati si tratti di eventi con esito non severo, ossia aggressione o tentativo di aggressione realizzata spesso con uso di un linguaggio offensivo, si registra un atteggiamento sempre più violento nei confronti degli operatori tanto che, rispetto al 2019, gli episodi di violenza fisica sono passati dall’essere solo il 5% del totale delle segnalazioni ricevute, a rappresentare il 26% del totale delle segnalazioni nell’anno 2021.

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