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Mobile Enterprise, quel difficile equilibrio tra praticità e presidio aziendale di dati e sicurezza

Considerando varietà di device, applicazioni e utenti, e anche di servizi dei provider utilizzati nei diversi paesi, oggi la gestione della mobility ovviamente va ben oltre il device management. Lo scenario delineato da Paolo Catti (Politecnico di Milano), il punto di vista di BlackBerry e le testimonianze di Sifte Berti e Salini Impregilo in un evento organizzato da ZeroUno

Gli Speaker del Breakfast, da sinistra: Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, Paolo Catti, direttore della Ricerca Osservatorio Mobile Enterprise della School of Managament del Politecnico di Milano, Diego Ghidini, Sales Director di BlackBerry Italia e Andrea Perna, Solution Manager di BlackBerryDa qualche anno si parla molto di BYOD (Bring Your Own Device) per indicare la tendenza di molte imprese a lasciare che i dipendenti usino i propri dispositivi – con opportune limitazioni in termini di policy e anche di software – sia per andare incontro alle loro esigenze di praticità e abitudine, e quindi ottenere una maggior produttività, sia per ridurre i costi legati all’hardware, sia in termini di acquisto che di manutenzione.

Il BYOD è un esempio di come l’enorme diffusione dei device mobili stia cambiando l’approccio all’ICT nelle aziende e l’uso di queste tecnologie per supportare i processi, e sempre più spesso anche per creare nuove opportunità di business. Ma come gestire le implicazioni e i rischi dell’uso di sistemi e dati aziendali su dispositivi che non sono di proprietà aziendale? Questi i temi al centro di un evento organizzato da ZeroUno insieme a BlackBerry, che ha avuto tra i protagonisti anche Paolo Catti, direttore della Ricerca Osservatorio Mobile Enterprise del Politecnico di Milano, e aziende utenti come Sifte Berti e Salini Impregilo.

«La mobility è oggi all’origine di profondi cambiamenti dei modelli competitivi, a supporto di logiche avanzate di flessibilizzazione che consentono alle persone di lavorare anytime ed anywhere. Per agevolare questi cambiamenti sono necessari device ad alte prestazioni, connessioni efficienti, ma anche modelli organizzativi coerenti rispetto alle strategie e agli strumenti innovativi di collaboration. Attenzione, quindi: l’enterprise mobility non si risolve solo in scelte tecnologicheha spiegato Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno -. Anche se tra i punti di partenza per abilitare l’enterprise mobility ci dev’essere una piattaforma di Enterprise Mobility Management – installabile “in casa” o usufruibile come servizio in Cloud – per gestire la sicurezza di dispositivi, App e dati, controllando nel contempo anche il Total cost of ownership (TCO) di tutto l’ecosistema Mobile».

App concentrate sui processi aziendali

«Nel nostro caso – ha spiegato Marco Possa, CIO di Sifte Berti – i primi progetti di enterprise mobility hanno riguardato lo sviluppo di Mobile App integrate con i processi aziendali tipici di un’azienda di logistica e trasporti». E gli end user hanno subito gradito. Anche nel gruppo Salini Impregilo la molteplicità di device mobili oggi disponibile ha reso più semplice la vita di lavoratori e manager che lavorano in cantieri aperti in tutto il mondo, spesso in condizioni ambientali non facili. «Soprattutto in seguito alla fusione con Salini – ha raccontato Andrea Bazzi, IT Area Coordinator – il parco dei dispositivi mobili si è notevolmente ampliato e diversificato, anche con device propri degli utenti, e quindi con approcci di BYOD (Bring Your Own Device). Nel frattempo, sono molto aumentate le applicazioni che mettiamo a disposizione sia dell’utenza interna sia di quella esterna».

Considerando varietà di device, applicazioni e utenti, e anche di servizi dei provider utilizzati nei diversi paesi, oggi l’enterprise mobility ovviamente va ben oltre la gestione di terminali. «Per noi – ha sottolineato Paolo Catti – la enterprise mobility è da vedere come un ecosistema costituito da tre componenti: Mobile Device, Mobile Biz-App ed Enterprise Application Store. Con quest’ultimo termine intendiamo quello che i vendor come BlackBerry chiamano Enterprise Mobility Management (EMM), ovvero tutto ciò che si occupa dell’integrazione e della governance di dispositivi e applicazioni».

La gestione della mobile enterprise, quindi, deve tener conto di tutte le influenze che questi tre componenti hanno fra di loro e, aggiunge Catti, anche quella della consumerizzazione dell’IT. Consumerization significa che oggi gli end-user e le Line of Business tendono a scegliere da soli dispositivi e in alcuni casi le App, con il risultato che i responsabili dei sistemi informativi rischiano di perdere il controllo delle applicazioni e faticano a garantire la sicurezza di tecnologie che gli utenti conoscono spesso meglio di loro. L’obiettivo è trasformare questo rischio in una opportunità».

In che modo una soluzione di EMM può aiutare in questa trasformazione? «Con la nostra piattaforma BES12 – ha spiegato Diego Ghidini, Sales Director di BlackBerry Italia – noi offriamo la possibilità di gestire qualsiasi tipo di device, ma l’approccio primario è quello della gestione dell’utente. Non si possono impostare le stesse policy per un addetto alla reception e un amministratore delegato: i dati cui devono accedere sono molto diversi». Accanto alla user experience, la sicurezza è emersa dal dibattito come l’altro aspetto più rilevante da considerare nell’impostazione e implementazione di una strategia di mobile enterprise. Oggi su questo punto BlackBerry ha assunto una posizione “agnostica”, ha detto Ghidini: «Abbiamo anche stretto delle partnership con competitor, come Samsung, ad esempio, per la gestione della loro tecnologia Knox (una soluzione di containerizzazione per creare, all’interno di un device di proprietà dell’utente, una partizione gestita con policy corporate, ndr), per mettere in sicurezza i dati sia quando sono ricevuti e salvati su un dispositivo, sia quando sono in transito».

La mobile enterprise, insomma, è molto più che permettere agli utenti di utilizzare il mobile device più “alla moda” («e oggi – ha fatto notare Catti – accanto a smartphone e tablet iniziano a farsi largo altri form factor o strumenti su cui molte aziende stanno cominciando a fare dei ragionamenti»), ma coinvolge aspetti come lo sviluppo applicativo che sfrutta appieno le feature dei device mobili per offrire la migliore user experience, l’integrazione con vecchi e nuovi processi aziendali e la governance. Tutto questo non può che essere gestito da un IT veloce ad anticipare e a rispondere alle esigenze degli utenti, e con strumenti e partner adeguati a supportare questo approccio.

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