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Connected life, come sta cambiando la nostra vita in casa e in automobile

Anche al Mobile World Congress 2015 di Barcellona è stato dedicato grande spazio a come le reti e gli oggetti “intelligenti” possono influenzare la quotidianità sia nell’ambiente domestico sia nell’esperienza di guida e negli spostamenti. Con una particolare attenzione sulla sicurezza

Telefoni cellulari, tablet, sensori, orologi, oggetti, macchine, elettrodomestici: sono sempre più i dispositivi che possono definirsi “smart”, dotati della possibilità di collegarsi in rete per accedere o inviare informazioni con l’obiettivo ultimo di migliorare la qualità della vita delle persone.

Anche al Mobile World Congress 2015 è stato dedicato grande spazio al mondo delle Connected Cities, e alla cosiddetta “Connected Life“, analizzando come le nuove tecnologie mobile e i nuovi device possono impattare la vita di tutti i giorni, a diversi livelli e con diverse modalità. Considerando le nostre abitazioni, sono sempre più diffuse sul mercato soluzioni che permettono di creare una “smart home”, collegando in rete sensori, termostati, attuatori, serrature e controllando il tutto comodamente dal proprio smartphone.

Secondo Karsten Ottenberg, CEO di BSH Home Appliances, principale produttore europeo di elettrodomestici (tra i marchi Bosch e Siemens), e uno dei maggiori player a livello mondiale, la cucina rappresenta uno dei punti privilegiati per iniziare a implementare una “connected home” e, nel prossimo anno, la maggior parte degli elettrodomestici presenti nell’ambiente più importante della casa saranno equipaggiati con moduli che ne permetteranno una connessione in rete.

Il maggior interesse dei consumatori è rivolto al frigorifero: BSH lancerà nel 2015 un dispositivo che conterrà due fotocamere, oltre a un modulo di connettività, in modo da consentire ai proprietari di “osservarne” da remoto il contenuto. Ottenberg afferma come i consumatori siano molto attenti a capire quali servizi a valore aggiunto potranno essere attivati sugli elettrodomestici connessi, che dovranno anche permettere un elevato livello di personalizzazione da parte deli utenti stessi.

Fuori dalla casa invece l’interesse maggiore è rivolto alle automobili dell’immediato futuro: elettriche, connesse e sempre più “autonome”. Secondo Carlos Ghosn, Chairman e CEO di Renault-Nissan Alliance, la possibilità di guida autonoma da parte del veicolo (in cui è comunque presente un conducente) è una grande opportunità che può trasformare il prodotto stesso. Tutti i principali produttori automotive stanno investendo in questa direzione, con l’obiettivo di aumentare il piacere e, soprattutto, la sicurezza di guida (il 90% degli incidenti è infatti causato da errori umani).

La roadmap di Renault-Nissan è tracciata: nel 2016 verranno introdotti veicoli in grado di ripartire autonomamente ai semafori e nel 2017 vedranno la luce vetture in grado di guidare da sole in autostrada (anche cambiando corsia di marcia). L’obiettivo è quello di introdurre, nel 2018, la guida autonoma in città, molto più complessa poiché le automobili dovranno prendere decisioni basandosi su sistemi di riconoscimento di oggetti e contesti.

Molto più “lontani”, invece, i sistemi driverless, che potrebbero risolvere i problemi di traffico (grazie all’ottimizzazione della circolazione sulla base delle comunicazioni machine-to-machine) e di car sharing (grazie alla possibilità di ridurre i tempi di non utilizzo delle vetture stesse). Secondo Ghosn verranno introdotti solo tra più di 10 anni, dal momento che devono essere affrontati anche problemi di carattere normativo (a livello internazionale).

Tema di fondo di tutto è, ovviamente, la sicurezza: come saranno usati i dati, quali informazioni verranno raccolte, quali saranno le modalità di trasmissione, e così via. Sicurezza imprescindibile sulle vetture (tanto più se driverless) e sempre più importante anche per gli elettrodomestici. Per Ottenberg è necessario predisporre una policy chiara, in modo da assicurare i consumatori su tutti questi aspetti, e garantire un livello di sicurezza “accettabile” sui dispositivi: ci sono già stati casi di frigoriferi “hackerati”, che hanno iniziato a inviare spam attraverso la rete.

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