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Pokemon Go, ecco perché per gli addetti ai lavori delle Mobile App non è un gioco

Il rapidissimo successo planetario nasce dalla capacità di sfruttare la realtà aumentata per connettere le persone tra loro e l'ambiente circostante in un modo così intenso come nessuna tecnologia prima di ora era riuscita a fare. Gli sviluppatori dovrebbero provare in prima persona il gioco per trarne ispirazione

Tutti i media, davvero di tutti i tipi e specializzazioni, dai quotidiani ai siti più specializzati in ambiti anche completamente diversi dal mobile gaming, si sono occupati in questi giorni di Pokemon Go e dell’impressionante successo planetario della Mobile App creata da Niantic con la collaborazione di Nintendo, The Pokemon Company, e Game Freak. Impressionante, più che per le dimensioni, per l’incredibile rapidità e capillarità della diffusione – con milioni di giocatori già attivi già dopo pochi giorni dal lancio, quando ancora il gioco non era ufficialmente disponibile in tutto il mondo – e per la “invasività” del gioco nella vita quotidiana, con interferenze a volte divertenti, a volte inopportune, e a volte addidittura pericolose, come documentano già migliaia di video sui social.

Tra i moltissimi articoli e servizi video sul tema, alcuni sono riflessioni sull’impatto di questo successo sull’economia, sul settore del mobile gaming, o sulle dinamiche stesse di sviluppo delle App, non solo consumer ma anche business. Un contributo interessante in quest’ultimo ambito è quello di Marco Planzi, Digital Strategy Expert e Associate Partner di Partners4Innovation, sul sito Digital4Trade.

Planzi inizia parlando di se stesso in cerca di Pokemon per i corridoi dell’ufficio mentre un collega sopraggiunge al lavoro in bicicletta apposta per poterne cacciare qualcuno durante il tragitto, e da qui parte per descrivere la Mobile App, basata sulla Realtà Aumentata e sull’uso delle feature tipiche dello smartphone – fotocamera, sensore GPS, accelerometro – per “collocare” il giocatore in un mondo digitale completamente sovrapposto al mondo reale.

Al contrario della realtà virtuale, che trasporta i giocatori in un mondo di fantasia, scrive Planzi, con Pokemon Go si gioca all’interno dell’universo reale. La Realtà Aumentata non è una tecnologia nuova e Pokemon Go non è la prima applicazione mai sviluppata di questo tipo, tuttavia improvvisamente decine di milioni di persone (65 solo negli Stati Uniti) danno la caccia ai Pokemon nascosti nelle loro vicinanze, con un coinvolgimento tale da far pensare che non si tratta solo di una forma di nostalgia per il Game Boy, la console giochi portatile con cui i nati negli anni ’80 sono cresciuti.

L’esortazione però è di andare oltre l’idea che Pokemon Go è solo l’ennesima ossessione di massa connessa ai giochi e all’intrattenimento, con le classiche condanne e atteggiamenti condiscendenti e superiori. Qualsiasi professionista invece, e soprattutto chi lavora nel business delle Mobile App, dovrebbe provare a giocare a Pokemon Go.

“Non certo per provare il “brivido” di trovare un Pokemon nell’armadio. Nemmeno per conoscere nuovi luoghi o persone mentre dai la caccia ai mostrini in giro per la città. Il vero motivo per cui dovresti provarlo almeno qualche minuto consiste nello sperimentare in prima persona le potenzialità della realtà aumentata, che connette le persone tra loro e l’ambiente circostante in un modo così intenso come nessuna tecnologia prima di ora è riuscita a fare. Infatti l’eccitazione collettiva per Pokemon Go si spegnerà presto. Non si spegnerà però il motivo per cui ha catturato l’attenzione dei media, ovvero il modo in cui viene abbattuto il “muro di Berlino” tra il mondo fisico e quello digitale, rendendo la tecnologia ancora più sociale dei social network stessi.

Un’innovazione del genere mette in discussione il modo stesso in cui percepiamo il mondo circostante. Lo fa in un modo così profondo che non basta più sapere che questa innovazione c’è, ma è indispensabile sperimentarla in prima persona per farsi venire nuove idee, per esempio su come risolvere problemi su un progetto che già c’è, o magari per una App o funzionalità a cui nessuno ha mai pensato

In questo caso la creatività assume un significato più esteso rispetto al tradizionale concetto di inventiva e include la capacità di saper dare una forma concreta alle idee attraverso l’assemblaggio, la combinazione e la trasformazione di soluzioni già create da altri, accelerando così l’innovazione.

Provando almeno per qualche minuto a giocare a Pokemon Go, potremmo scoprire che la Realtà Aumentata ha grandi potenzialità anche nel nostro stesso business, e individuare qualche ambito di applicazione che, senza provare direttamente, faremmo fatica a immaginare. La tecnologia di per sè non è un valore, ma diventa importante se ha un impatto positivo sulle nostre vite. Sperabilmente, molti di noi troveranno tanti ambiti applicativi della Realtà Aumentata anche più intelligenti di Pokemon Go.

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23 Giugno 2017
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