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Le reti mobili verso l'LTE

Dopo la gara per l’assegnazione delle frequenze, gli operatori italiani hanno avviato i lavori per far evolvere le reti verso la tecnologia mobile di quarta generazione, che sarà disponibile dal 2013. I collegamenti Mobile Internet saranno più capillari e veloci, un terreno ideale su cui poggeranno le applicazioni business del prossimo futuro   

La rete mobile italiana avrà un enorme sviluppo nei
prossimi due anni
, favorendo nuove applicazioni Internet
per le aziende e i consumatori: si prepara l’alba del
Mobile Cloud e dell’Unified Communications in mobilità.
La svolta verrà grazie a una banda larga più estesa e
più veloce rispetto a quella attuale
.

 

Gli operatori lavorano infatti sulla quarta generazione (LTE,
Long Term Evolution), per la quale si sono aggiudicati di recente
all’asta nuove frequenze per 3,94 miliardi di euro (a 800,
1800 e 2600 MHz). Creeranno nuovi siti per le antenne, e
potenzieranno gli attuali; metteranno collegamenti di backhauling
più veloci (tra le antenne e il resto della rete), il che
migliorerà anche le prestazioni dell’attuale generazione
di banda larga mobile (Umts/ Hspa).

 

Ma non solo: gli operatori ne estenderanno anche la
copertura
, sfruttando per l’Umts/Hspa le frequenze
finora utilizzate solo per il Gsm (900 MHz). È il cosiddetto
“refarming”. Per tutto questo, dichiarano che
intendono investire nella rete 6 miliardi di euro (gradualmente e
in un arco di tempo variabile a seconda delle condizioni di
mercato).

 

Comunque vada, alla fine avremo una Internet Mobile più
estesa e più veloce: è questo il terreno su cui si
svilupperanno varie applicazioni business
, che in fondo
sono già disponibili ma che si sono diffuse poco anche per
colpa, appunto, dei limiti della rete mobile.

 

Le applicazioni

 

Promettente è il Mobile Cloud, le cui applicazioni business
saranno un mercato da 39 miliardi di dollari nel 2016 secondo
Juniper Research. Secondo quest’osservatorio di ricerca,
la crescita verrà soprattutto dalla spesa in servizi
Unified Communications su Mobile Cloud
. Sulla stessa
linea un recente rapporto della School of Management del
Politecnico di Milano, che descrive questi servizi nella
categoria della convergenza fisso-mobile (applicazioni per
accedere tramite dispositivi mobili, come palmari/ smartphones,
netbook, notebook, tablet, a servizi e informazioni aziendali).
Servizi poco diffusi – pari al 2 per cento delle pmi e al 35 per
cento delle grandi aziende – ma con una buona crescita prevista,
secondo il rapporto.

 

In generale, con la nuova banda larga mobile
possiamo aspettarci che decollerà l’uso mobile di
tutte le applicazioni già utilizzate in ufficio
. Anche
quelle più sofisticate. «Per ora il 90 per cento delle
aziende si limita ad avere in mobilità la mail, il browsing,
telefonate ed Sms», dice Neil Mawston, analista di Strategy
Analytics. «La situazione cambierà e in mobilità si
diffonderanno applicazioni soprattutto di Unified communications
e Customer Relationship Management», continua. Molti di
questi servizi saranno in Cloud – non residenti quindi sul
terminale mobile ma accessibili via Internet- per due motivi.
Primo, smartphone e tablet hanno capacità di storage e computing
limitate rispetto ai computer dell’ufficio e quindi è più
congeniale che sfruttino risorse remote nella nuvola. Secondo, il
Cloud permette di non tenere informazioni riservate sul terminale
mobile, dove queste potrebbero cadere in mani sbagliate.

 

Alcuni esempi: «in mobilità è possibile avere la presence
online dei clienti, partner e colleghi e con loro comunicare
attraverso servizi di collaboration, anche in tempo reale, ad
esempio con le videoconferenze », dice Mariano Corso,
docente del Politecnico di Milano ed esperto di Cloud Computing e
Unified Communications. Un gruppo di lavoro può fare video
conferenze e intervenire sullo stesso documento a prescindere che
i membri siano in ufficio, a casa o in mobilità. Un addetto
commerciale quando viaggia può accedere alla lista di clienti e
fornitori, ospitata sui server aziendali. Un manager può
controllare in ogni posto l’agenda e fare scelte esecutive
(come l’approvazione di spese) su una piattaforma
accessibile in mobilità. E ancora: «con l’LTE le
aziende possono tracciare la flotta aziendale, per il trasporto
delle merci, in modo più sofisticato rispetto al semplice GPS,
tramite connessioni machine to machine su banda larga»,
dice Mawston.

 

Le stesse reti permetteranno inoltre il Cloud Computing
mobile per gli utenti consumer
, il che sarà
nell’immediato un business ancora più grande rispetto alle
applicazioni aziendali: da 6,5 miliardi di dollari nel 2016,
secondo Juniper. Si tratta per esempio di servizi Android, Apple
e Windows Phone per lo storage e il back up online di dati
presenti nel telefono (contatti, musica, video, foto…).

 

I piani degli operatori

 

La condizione di partenza, per la crescita di questi servizi, è
quindi il potenziamento delle attuali reti banda larga mobile.
Gli operatori andranno avanti con gli investimenti, perché è
necessario per il futuro di questo business: «o si fa così
o si smette di fare gli operatori mobili», dice Oscar
Cicchetti, direttore strategy di Telecom Italia. Nemmeno gli
altri operatori si tireranno indietro, anche se Wind e Vodafone
hanno lamentato che i tagli ai prezzi della terminazione (decisi
dall’Autorità garante delle comunicazioni a novembre)
potrebbero incidere sulla forza dei futuri investimenti. Telecom,
Vodafone e Wind concordano che useranno le frequenze a 800 MHz
(che saranno liberate dalle tv locali entro il 2012) per avere
una copertura LTE estesa anche nelle zone rurali. 3 Italia
sopperirà alla mancanza di frequenze a 800 MHz costruendo più
antenne e sfruttando quelle a 1800 MHz e 2.6 MHz, aggiudicate
all’asta. Tutti gli operatori useranno queste due bande di
frequenza anche per gestire i picchi di traffico nelle città,
dove offrire una velocità di 100 Megabit al secondo.

 

«Partiremo con l’LTE a inizi 2013, ma anche prima se
le tv locali libereranno in anticipo le frequenze», dice
Cicchetti. Simile la posizione di Vodafone: «cominceremo a
offrire l’LTE nelle principali città nel 2012, ma il
lancio di massa sarà nel 2013», dice Stefano Parisse,
direttore strategy e new business di Vodafone Italia.
«Cominceremo nel 2012, con l’obiettivo di coprire le
principali città nel 2013», aggiunge Maximo Ibarra,
direttore business unit consumer di Wind. «Ritengo che
saremo i primi a lanciare l’LTE, nel 2012», dice Dina
Ravera, Chief operating officer di 3 Italia.
Quest’operatore stima di investire un miliardo di euro nel
2011-2012 nella rete (Umts/ Hspa e LTE). Le antenne LTE saranno
poste in parte su nuovi siti e in parte su quelli già usati per
l’Umts/Hspa, di cui però gli operatori dovranno potenziare
il backhauling. Se ne avvantaggerà quindi anche l’attuale
tecnologia di banda larga mobile: l’Umts/Hspa potrà
toccare i 42 Megabit (teorici) già nel 2012, dagli attuali 28
Mbps.

 

«L’Italia è il primo Paese in Europa ad avviare il
refarming, grazie alla spinta dell’Autorità », dice
Stefano Mannoni, consigliere di Agcom (Autorità garante delle
comunicazioni). Risultato, l’Umts/Hspa potrà sfruttare le
frequenze a 900 MHz e quindi tenderà a raggiungere una copertura
pari a quella dell’attuale Gsm (poco meno del 100 per cento
della popolazione). Telecom e Vodafone hanno già avviato il
refarming, nel 2011.

 

Insomma, ben presto saranno possibili ovunque la mail mobile, lo
scambio di file, l’accesso a rubrica e agenda aziendali, la
presence con chat e VoIP; la videoconferenza in mobilità sarà
disponibile invece in una quota crescente del territorio grazie
all’LTE.

 

 

 

Roaming, la spina nel fianco della Unified
Communication

È opinione comune degli esperti che le tariffe di
roaming saranno uno dei principali ostacoli al decollo dei
servizi Mobile Cloud e mobile UC
(Unified
communications), almeno per le aziende dove il personale viaggia
anche all’estero. Ma c’è qualcuno che ha utilizzato
l’Unified communication appunto per ridurre i costi delle
chiamate a/dall’estero: Schweitzer Project, gruppo nel
settore dell’abbigliamento, con sedi in Italia e in sei
altri Paesi.

 

La piattaforma UC prende in carico tutte le chiamate fatte dal
personale e le indirizza sulla rete più economica (fissa,
mobile, VoIP…) a seconda dei casi, dell’origine e
della destinazione della chiamata. Sarà favorevole al fenomeno
però anche il ruolo della Commissione Europea, che imporrà il
calo delle tariffe roaming dati all’interno
dell’Unione Europea. Il prezzo massimo scenderà così a 90
cent al MB da luglio 2012 e poi a 50 cent entro luglio 2014. Nel
2010 gli utenti pagavano in media 1,06 euro al MB e fino a 12
euro al MB.   

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