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A Empoli la Buona Sanità è hi-tech

Piccola ma innovativa, la USL della città toscana eccelle in Italia nell’impiego dell’ICT al servizio di medici e pazienti. Ce ne parla Luisa Cattaneo, da cinque anni CIO dell’Azienda
Luisa Cattaneo è entrata nell’Azienda USL 11 di Empoli nel 2005 con il ruolo di CIO, con l’obiettivo di avviare un processo di modernizzazione dei sistemi informativi e di revisione dei processi aziendali. Si tratta di una realtà piccola ma con un forte focus sull’innovazione tecnologica: un terreno fertile che ha permesso alla manager di mettere a frutto il proprio bagaglio di esperienze per realizzare importanti progetti. Laureata in Matematica all’Università di Pisa, prima di entrare in Sanità Luisa Cattaneo ha lavorato dieci anni nella consulenza direzionale, maturando esperienze in progetti di controllo di gestione e reporting direzionale in grandi realtà di diversi settori; si specializza nei settori del Largo Consumo e della Grande Distribuzione per i quali interviene su tutta la catena delle relazioni cliente-fornitore. Nell’ultimo periodo è partner dell’azienda e membro del Consiglio di Amministrazione.

In cinque anni di attività presso l’Azienda USL 11 di Empoli ha portato avanti numerosi progetti. Quali sono i più importanti, dal punto di vista dei vantaggi concreti che hanno apportato ai pazienti, ai medici e all’organizzazione interna?

Le iniziative realizzate sono molteplici. Abbiamo in linea un sito Web che consente l’accesso On Line ai cittadini per la distribuzione telematica dei referti di laboratorio e per effettuare le prenotazioni al CUP via Internet; a breve sarà possibile anche effettuare i pagamenti On Line. Un sistema MPI (Master Patient Index) tecnologicamente avanzato consente una piena integrazione tra l’anagrafe aziendale, integrata in tempo reale tra tutti i principali sistemi informativi, e l’attività di anagrafe sanitaria territoriale, su cui avvengono la scelta e la revoca del medico, l’attribuzione delle esenzioni, etc… La nostra Medicina Generale è in rete: più di 50 medici ricevono ogni giorno nelle loro cartelle cliniche le variazioni anagrafiche dei loro pazienti e i referti di laboratorio firmati digitalmente, e inviano all’azienda le prestazioni ambulatoriali o domiciliari effettuate; per il 2010 è previsto l’invio ai medici dei referti di radiodiagnostica. Oggi un datawarehouse socio-sanitario trasforma i dati in informazioni indispensabili al management. Sul datawarehouse sono presenti tutti i principali flussi istituzionali e molti datamart tematici (pronto soccorso, sale operatorie, ….), a cui gli operatori accedono tramite tecnologie di Business Intelligence; nel corso del 2009 abbiamo sviluppato un importante progetto di reporting per la Medicina Generale. Nei prossimi mesi sarà implementato un nuovo sistema informativo clinico, che andrà a sostituire quello in uso. Essendo l’attuale sistema già molto pervasivo in azienda, da inizio anno il personale ICT e molti colleghi della direzione e delle line produttive collaborano a supportare questa ulteriore corsa in avanti, che ci porterà ad avere entro l’estate tutti i processi definitivamente integrati e tutti i documenti informatizzati, e ci consentirà entro fine anno di firmare digitalmente le lettere di dimissione nei quattro ospedali. Nell’area tecnologica abbiamo avviato a inizio 2009 un importante progetto di Identity Management ed Enterprise Single Sign On, che è in avvio proprio in queste settimane ed è sicuramente molto innovativo nel panorama della Sanità Italiana. Questa tecnologia, integrata con i principali sistemi informativi, è di supporto nel rispetto delle normative sulla privacy, garantisce l’identità degli utenti che accedono ai dati – spesso ad alta sensibilità – e fornisce agli operatori la possibilità di accedere con una unica password a tutti i sistemi informativi aziendali. Nel nuovo ospedale di Empoli ogni letto è dotato di una postazione multimediale di intrattenimento per i pazienti, su cui è possibile accedere alla TV (compresi i canali Sky e una videoteca), giocare, ascoltare libri, videotelefonare e navigare in Internet. La postazione è costituita da un monitor touchscreen che il paziente attiva con una scheda pre-pagata; dalla stessa tecnologia il personale medico e sanitario accede al sistema informativo clinico per effettuare tutte le operazioni che desidera al letto del paziente.

Come è composto oggi il suo staff?

Nel mio staff sono presenti 15 persone di vari profili; i miei collaboratori seguono solo in parte l’attività di supporto quotidiano all’azienda che è in prevalentemente demandata a due importanti contratti di outsourcing, uno per la gestione dell’help desk alle postazioni di lavoro, l’altro per le reti e la telefonia. Molti hanno sviluppato importanti esperienze nel project management e seguono attivamente i molti percorsi di innovazione tecnologica e i nuovi progetti di sviluppo del sistema informativo.

Quali sono secondo lei i fattori che consentono all’AUSL di Empoli di porsi in una posizione di avanguardia nella Sanità Italiana, in un quadro nazionale fortemente disomogeneo e spesso arretrato dal punto di vista dell’uso delle tecnologie?

La AUSL di Empoli ha sempre avuto, già prima del mio arrivo, un management molto orientato all’innovazione, basti pensare che ha attivo un sistema RIS PACS dal 2001 e un sistema informativo clinico integrato dal 2003. La prima linea del management nutre grandi aspettative dall’ICT e ripone fiducia e supporta l’attività di tutto lo Staff dei Sistemi Informativi, che riceve quotidianamente stimoli a migliorare e crescere. Questi i fattori chiave, niente di più: il CIO deve soddisfare queste aspettative. I CIO in Sanità sono talvolta legati ad un background tecnologico, creando una distanza con il resto del management spesso difficile da colmare; i CIO devono in questo senso ‘salire’ sulla scala manageriale e porsi nei confronti delle direzioni come figure in grado di parlare un linguaggio comune e in grado di supportare realmente l’azienda nel raggiungimento degli obiettivi annuali. D’altro canto le direzioni devono percepire che c’è una soglia di budget che è necessario garantire ai CIO affinché essi possano avere sufficiente copertura per ‘fare’ innovazione e specializzarsi, spostando il supporto ordinario – tipicamente a basso valore aggiunto – su aziende esterne.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontra nel suo lavoro? Che cosa frena un ancor maggiore impiego delle tecnologie ICT?

La Sanità, quella italiana in special modo, vive un momento di forte dinamicità e riceve moltissimi stimoli dall’ambiente esterno; questo ‘movimento’ rende talvolta difficile pianificare con la dovuta calma e ponderazione le strategie evolutive e costringe ad agire in tempi brevi senza possibilità di valutare tutte le possibilità. Il CIO deve innanzitutto avere una profonda conoscenza del mercato, e deve prevedere le richieste che la Regione, la Direzione, gli stakeholder in generale gli rivolgeranno, anticipando le scelte e identificando preventivamente le strategie più idonee alla realtà in cui opera. Una diffidenza talvolta preventiva si riscontra nella parte clinica e sanitaria, che non sempre vive con entusiasmo i progetti ICT e li accoglie in modo disomogeneo e altalenante; qui vi è una difficoltà per il CIO, che deve cercare qualcosa di accattivante per attrarre gli utenti all’uso dei sistemi: fanno la differenza un acuto spirito di osservazione e una predisposizione a relazionarsi come cliente-fornitore; l’ICT è infatti funzione innovativa ma di supporto, che deve sapersi porre nei confronti dei colleghi come un fornitore si pone nei confronti dei propri clienti. Il successo dell’ICT non sta in un riscontro positivo della community tecnologica, ma nella percezione di beneficio concreto trasmessa agli operatori che ogni giorno operano anche ‘attraverso’ l’ICT; se questa convinzione non è fortemente radicata nel CIO e nel suo Staff, sarà complesso diffondere maggiormente l’uso delle tecnologie ICT nelle aziende sanitarie. Un ulteriore punto critico si riscontra nella difficoltà a identificare i benefici derivanti dai progetti ICT a causa della complessità nell’identificazione di opportune misure di performance. Se avessimo dati alla mano che provano la bontà – sperimentata – dei progetti di innovazione tecnologica avremmo più facilità a fare da motore trainante. Emerge, secondo il CIO, la necessità di sviluppare delle linee guida che aiutino a determinare quali indicatori potrebbero essere utilizzati per cogliere al meglio i benefici effettivi delle ICT. In questo momento, infatti, i driver che muovono gli investimenti sono semplicemente le richieste che arrivano dall’esterno, come quelle regionali, piuttosto che i desideri interni di intraprendere un progetto: manca un reale sistema di monitoraggio che esplichi i vantaggi di una soluzione rispetto ad un’altra, in modo da indirizzare gli investimenti in maniera appropriata rispetto alle esigenze dell’azienda.

Su cosa siete impegnati in questo momento e quali sono le iniziative in programma per il futuro?

E’ in corso un importante e complesso progetto nell’area clinica ospedaliera, che ci vedrà impegnati fino a metà 2011, e a breve avvieremo una sperimentazione del Chronic Care Model, che porterà nuovi ed importanti sviluppi nell’area della Business Intelligence. La diffusione della firma digitale è un punto molto sentito, su cui ci concentreremo ulteriormente nei prossimi mesi; ad oggi sono firmati digitalmente tutti i referti di laboratorio e di radiodiagnostica, seguiranno entro 12 mesi i verbali di pronto soccorso, le lettere di dimissione ospedaliere e i referti di anatomia patologica. Da ultimo, ma non meno rilevante, la Regione Toscana sta realizzando il progetto del Fascicolo Sanitario Elettronico, che proprio da aprile 2010 consentirà a tutti i cittadini che lo desiderano un accesso On Line ai dati sanitari. Il supporto a questo ambizioso progetto è molto oneroso e richiede una progettazione accurata delle strategie evolutive dei sistemi informativi aziendali e delle loro integrazioni.

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