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Cybersecurity, Grieco (Cisco): “Si vince solo con il gioco di squadra”

Intervista al Trust Strategy Officer di Cisco Systems: “Cloud, 5G e IoT cambiano radicalmente il mondo della sicurezza informatica. Per essere resilienti serve lavorare in team anche con le pmi, ma alla base della coinnovazione c’è l’affidabilità”

La cybersecurity è un gioco di squadra, in cui i membri dello stesso team devono essere affidabili l’uno per l’altro e non devono essere concentrati soltanto su un piccolo compito individuale, ma avere una visione e un obiettivo condiviso. Soltanto così, con l’evolversi delle tecnologie e con il moltiplicarsi degli attacchi, sarà possibile mantenere resilienza e ottenere risultati concreti contro gli attacchi informatici. E’ una delle suggestioni lanciate da Anthony Grieco, Trust strategy officer di Cisco Systems, che per il secondo anno consecutivo ha parlato di questi temi dal palco della “Nuvola” di Fuksas, a Roma, in occasione di Cybertech Europe. A margine della manifestazione Internet4Things lo ha intervistato proprio su questi argomenti

Grieco, come sta cambiando l’approccio generale alla cybersecurity in conseguenza di trend tecnologici come Cloud, Iot e 5G?

Queste tecnologie sono destinate a cambiare radicalmente il mondo della cybersecurity. La diffusione del Cloud è sotto gli occhi di tutti, mentre l’IoT riguarderà 40 miliardi di device nel 2025. La connettività è sicuramente un’opportunità, ma può portare con sé anche dei rischi. La sfida è di capire come potremo dotare tutti i device di tecnologie di sicurezza che vadano più in profondità e li mettano al riparo dai nuovi rischi: la sicurezza dovrà essere “centrale” dei nuovi dispositivi, fin dal momento in cui vengono immaginati e progettati.  La vera sfida è pensare alla sicurezza già a livello di infrastruttura: essere sicuri che la rete sia resiliente è uno degli elementi fondamentali di questo percorso. 

Perché dal suo punto di vista sono così importanti partnership affidabili e coinnovazione?

Le partnership affidabili sono il primo passo che rende effettivamente possibile la coinnovazione. Trusted partnership per noi significa sapere come i nostri collaboratori affrontano i risvolti del business che sono legati alla cybersecurity, sapere come nelle loro operations siano inseriti “by design” i temi della sicurezza e della privacy. Il passo successivo è la coinnovazione, perché la cybersecurity è un gioco di squadra, non c’è una singola entità che possa risolvere il problema della sicurezza informatica: l’obiettivo è quello di creare innovazione insieme, attraverso alleanze basate sull’affidabilità, condividendo le nostre esperienze per affrontare sfide che sono sempre più evolute. E questo approccio riguarda ogni campo, dalla fotografia all’IoT al 5G.

Di che genere di aiuto hanno bisogno del pmi per progettare e mettere in campo servizi e applicazioni sicure? 

L’approccio è essenzialmente lo stesso rispetto  quanto succede per le grandi imprese: anche le pmi hanno bisogno di essere resilienti: devono quindi sapere come difendersi ma anche cosa fare nel caso in cui le loro difese venissero aggirate, per tornare alla normalità nel minor tempo possibile. Cisco è un multinazionale di scala globale ma per alcuni aspetti dipende da piccole e medie imprese, perché fanno parte del suo ecosistema. Per questo dobbiamo affiancarle con soluzioni e tecnologie, progetti e competenze che le aiutino a portare sicurezza e privacy in tutto ciò che fanno. 

Pensa che l’ecosistema della digital transformation sia pronto per questa “vision”, oppure ognuno oggi pensa ancora a fare il proprio pezzettino?

Focalizzarsi un piccolo aspetto del problema significherebbe essere distratti rispetto all’approccio d’insieme: lo vediamo ogni giorno con i nostri clienti, che spesso si innamorano di una singola soluzione, che risolve una parte dei problemi legati alla cybersecurity, mentre rischiano di perdere il quadro della situazione. 

Avete annunciato l’apertura di un Innovation center a Milano. Quanto sarà importante per le competenze e dal punto di vista educativo? Perché avete scelto proprio Milano? 

Per noi è fondamentale creare le condizioni per dare vita a un ambiente in cui la cybersecurity e la coinnovazione possano effettivamente realizzarsi. Mettiamo insieme piccole e grandi aziende, studenti e ricerca, pubblico e privato, e il nostro obiettivo finale non è soltanto di educare, ma anche di creare soluzioni. Milano e l’Italia sono stati per noi una scelta naturale per questo quattordicesimo centro nel mondo, il primo focalizzato su security e privacy. Il team italiano ha mostrato una profonda attenzione ai temi della sicurezza secondo la prospettiva di Cisco, e in Italia ci sono grandi capacità quando nell’innovazione, ne abbiamo continuamente la dimostrazione.

In quale settore state indirizzando i vostri investimenti di ricerca e sviluppo nel campo della cybersecurity?  

Abbiamo diversi progetti in campo sia rispetto ai singoli mercati verticali, come ad esempio le banche o le infrastrutture critiche. Ultimamente stiamo indirizzando i nostri sforzi di ricerca insieme alle università nel campo delle tecnologie: quindi la sicurezza del 5G, dell’IoT, del quantum computing, delle criptovalute: tutti aspetti che potranno avere impatti importanti su diversi mercati verticali, dalla pubblica amministrazione alla difesa, dal settore finanziario a quello dell’healthcare. 

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