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Reti 4G su frequenze libere, SIM virtuale, LTE "camaleontico": la telefonia mobile si trasforma

Dalla scelta automatica della connessione migliore tra Wi-Fi pubblici e reti 4G LTE alla scomparsa delle SIM fisiche per aprire la strada all'Internet of Things, una panoramica degli sviluppi futuri di un settore in profonda trasformazione

Presto in hotel, all’aeroporto o al ristorante avremo a disposizione non più una semplice rete Wi-Fi ma una connessione Lte 4G. Le frequenze di queste reti sono quelle libere del Wi-Fi, ma la tecnologia è Lte (o 4G), con tutte le caratteristiche di affidabilità a cui siamo abituati quando usiamo la rete del nostro operatore.

Tutto questo sarà possibile con la tecnologia MuLTEfire presentata da Qualcomm, una delle tante novità che si affacceranno sul mercato del mobile nei prossimi mesi. Il tutto sarà destabilizzante: una scossa elettrica per il nostro consueto approccio alla telefonia mobile e al nostro operatore. Tanto che l’impatto sugli attuali rapporti di forza sul mercato è al momento imprevedibile.

Di fondo c’è che il 4G è la prima vera tecnologia “internet” su mobile. Quella che parla il linguaggio IP (Internet Protocol) totalmente: anche per le telefonate. Finora abbiamo pensato al 4G come “tanta velocità internet in più”. Ma non è solo questo. È un cambio di paradigma, verso una maggiore flessibilità e con tante barriere che cadono, come spesso accade con ciò che ha a che fare con internet. E succederà presto.

Wi-Fi e reti mobili a braccetto

Il MuLTEfire, dopo tutto, è solo una versione piuttosto radicale di una tecnologia che gli stessi operatori mobili stanno già approcciando: LTE-U.

È la possibilità di usare le frequenze libere del Wi-Fi per le reti 4G (la U sta per “unlicensed spectrum). Gli operatori usano già gli hot spot Wi-Fi per fare “offload” (scarico) del traffico, senza che l’utente se ne accorga. Serve nelle zone in cui la rete mobile è congestionata. Un piccolo numero di operatori (T-Mobile negli Usa ed EE nel Regno Unito) si avvale addirittura della funzione “Wi-Fi calling” su 4G: permette agli utenti di telefonare, con il proprio numero e normalmente, laddove non c’è proprio una rete mobile ma c’è un hot spot disponibile.

LTE-U porta tutto questo a un maggior livello di affidabilità e qualità, facendo funzionare a braccetto le frequenze normali della rete mobile con quelle del Wi-Fi (5 GHz in particolare). Arriva a dare così più capacità di banda.

MuLTEfire, a differenza dell’LTE-U, non sarà gestito dagli operatori ma da soggetti terzi, che dovranno installare router dotati di questa tecnologia: Qualcomm pensa soprattutto a ristoranti, negozi, centri sportivi eccetera. Potranno offrire insomma una connessione di qualità, magari a tariffe di favore rispetto a quelle degli operatori. Come nel Wi-Fi, la connessione è poi supportata da reti fisse, meglio se in fibra (la nuova tecnologia si avvale anche della diffusione della banda ultra larga 100 Megabit). Qualcomm assicura che la qualità sarà migliore del Wi-Fi (anche per telefonate, streaming), perché l’LTE è nato per funzionare in ambienti mobili.

LTE anche per i ponti radio wireless

Questa capacità camaleontica dell’LTE la vedremo in tante salse e faremmo bene a smettere già di associare questo standard agli operatori mobili. Quelli che prima erano operatori WiMax (fixed wireless broadband) stanno già da mesi mettendo LTE sulle proprie antenne. Dato che le frequenze sono comunque le stesse che erano usate prima per il WiMax, l’utilizzo delle connessioni resta di tipo fisso (casa o ufficio, non in mobilità).

Almeno per ora. Interessanti le dichiarazioni di Renato Soru a margine dell’annunciata fusione tra la sua Tiscali e Aria (operatore WiMax), nei giorni scorsi. Una delle cose che la nuova società farà – dice Soru – sarà lanciare connessioni 50 Megabit fixed wireless broadband. Successivamente, “forse anche mobile data”.

Un altro soggetto nuovo che approfitta delle possibilità inedite del 4G è Google, che ha lanciato ProjectFi: un servizio che permette all’utente di usare indifferentemente Wi-Fi pubblico o la rete di un operatore mobile, grazie a uno speciale software installato sullo smartphone. L’utilizzo di una rete o di un’altra è automatico (il software decide qual è la migliore al momento e passa tra le reti in modo fluido). Nel caso di Wi-Fi pubblico, il software fa passare la connessione dalla Vpn di Google (per motivi di sicurezza e affidabilità). Dato che il sistema è complicato, per ora funziona solo su smartphone Nexus 6. Gli operatori che hanno concesso l’uso della propria rete sono Sprint e T-Mobile, negli USA.

La SIM diventa virtuale

La virtualizzazione accelera, insomma. Prossimo passo: la scomparsa della SIM fisica. Gsma (associazione mondiale degli operatori mobili) sta stringendo accordi con Samsung e Apple per uno standard di SIM elettronica. Niente più pezzo di plastica, ma funzioni di SIM (identificazione/gestione utente) assolte dal software. Tutto questo sbarcherà anche su smartphone, ma gli operatori hanno bisogno di fare a meno della SIM per sfruttare al meglio il grande business dell’internet of things. Si vuole evitare così la complicazione di mettere una sim fisica su ogni oggetto, anche molto piccolo.

Come si vede, la spinta verso la “virtualizzazione” nella rete mobile non è detto che vada contro gli interessi degli operatori telefonici tradizionali. Certo, alcuni sviluppi aprono la via a concorrenti inediti. Altri (come la SIM virtuale) facilitano il cambio operatore e quindi la concorrenza.

Un nuovo ruolo per gli operatori

C’è stato un tempo in cui gli operatori hanno fatto di tutto per opporsi a qualsiasi alternativa e apertura. Hanno combattuto guerre contro l’arrivo di cellulari Wi-Fi (a inizio anni 2000) e contro quelli dual sim; in Italia, anche contro la nascita degli operatori mobili virtuali (arrivati poi con anni di ritardo). Adesso hanno capito che questa rivoluzione non possono fermarla. Ma possono controllarla, a proprio vantaggio. Anche i nuovi soggetti hanno bisogno di fare accordi con gli operatori mobili per fornire un servizio ottimale all’utente. Per appoggiarsi alla rete dell’operatore, per esempio, certo più capillare del Wi-Fi o del fixed wireless broadband. O per consentire all’utente di usare il proprio numero di cellulare.

Di contro, la maggiore flessibilità permessa dal 4G e la virtualizzazione di aspetti fisici danno vantaggi diretti agli operatori. Permettono loro di tagliare costi. Ma anche di accelerare l’attivazione di utenti (soprattutto quelli di Paesi poveri, dov’è più difficile procurarsi sim e che da cui ci si aspetta un boom nei prossimi anni) e di oggetti connessi.  

Ne possono venire anche nuovi servizi, grazie a sistemi di rete più flessibili e ibridi (Wi-Fi, small cell). E quindi nuovi ricavi (da pubblicità o vendita di contenuti video).

Tante cose cambieranno e solo una cosa è certa: qualità, ampiezza e libertà d’uso sono destinate a crescere nella telefonia mobile.  

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