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600 milioni entro il 2013 per abbattere il Digital Divide italiano

C'è bisogno di un forte aiuto da parte del wireless per colmare il digital divide italiano, adesso e in futuro, man mano che le esigenze di privati e aziende crescono

C’è bisogno di un forte aiuto da parte del wireless per colmare il digital divide italiano, adesso e in futuro, man mano che le esigenze di privati e aziende crescono. E’ questo uno dei temi emersi con forza durante il Convegno nazionale sulle tecnologie wireless organizzato da Lepida a Sasso Marconi (BO), in occasione dei Radio Days appena conclusi.
 

Lepida vive in prima persona questa visione. E’ infatti lo strumento operativo della Regione Emilia-Romagna, per pianificare, sviluppare e gestire le reti in fibra ottica e wireless delle pubbliche amministrazioni. Si occupa di abilitare il territorio per abbattere il digital divide a imprese e cittadini. Ha 412 soci pubblici tra cui Comuni, Università, Aziende Sanitarie e istituzioni.
 

Il quadro della situazione, da cui partiamo, l’ha fatto durante il convegno Fabio Bochicchio di Between-Osservatorio Banda larga, con una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che mancano 600 milioni di euro per eliminare il digital divide entro il 2013, come previsto dal governo e dall’Agenda digitale europea. Si arriva a questa cifra considerando i piani di copertura di Infratel con fondi pubblici (per ora stanziati solo al Sud) e quelli wireless (tra cui il progetto Millecomuni di Vodafone, ora a quota di circa 500). La buona notizia è che il wireless già adesso sta giocando un ruolo complementare all’Adsl per colmare il digital divide. Se consideriamo la copertura banda larga da almeno 2 Megabit con qualsiasi tecnologia (fissa e mobile) a esserne esclusa è quindi il 5,1 per cento della popolazione. La metà rispetto a chi non può avere l’Adsl. Il wireless che combatte il digital divide ha oggi due nomi: l’Umts/Hspa e l’Hiperlan/WiMax.  
 

Al convegno sono state portate esperienze su come il wireless sta risolvendo casi di digital divide. La Comunità montana Valtellina di Sondrio a metà giugno 2012 conta di mettere in funzione un sistema di apparati wireless per dare banda larga a 13 comuni. Federico Morello, 17enne di Lestans di Sequals, in Friuli, stanco della connessione a 56k, quando aveva 13 anni ha condotto una battaglia che ha portato il Comune a siglare con Ngi un accordo per tecnologie Hiperlan.  Stefano Costantini di DiRete ha raccontato della sua azienda, che grazie al wireless di Ngi è riuscita a quintuplicare il fatturato in quattro anni.
 

Crede alla complementarietà tra fisso e mobile la stessa Lepida, come spiegato all’inizio del convegno da Gianluca Mazzini, direttore generale della società. Questa lavora infatti su due piani: diffusione sempre più capillare della fibra ottica nei territori non ancora collegati e installazione di 40 tralicci radio sulla dorsale Sud della regione, da Piacenza a Rimini, che porteranno internet wireless a circa 300 mila cittadini, di cui 100 mila in situazione di digital divide
 

Ma non ci si può accontentare di questi risultati. Primo perché trovare quei 600 milioni non sarà facile, per lo Stato e le Regioni; ma soprattutto perché rischiano di non essere abbastanza: le aziende sono già entrate in un digital divide di secondo livello, avendo bisogno ormai di ben più di 2 megabit. Francesco Sacco, della Bocconi, al convegno ha notato che per le aziende sarà presto necessaria una connessione a banda larghissima, in fibra ottica.
 

Ecco quindi che sarà opportuno elaborare un piano di convergenza tra wireless e wired, anche nel futuro, per la rete di nuova generazione. Il wireless su cui puntare in questo caso si chiama Lte, soprattutto la versione “advanced” che emergerà tra circa tre anni. L’Lte normale, che debutterà già quest’anno in Italia, avrà probabilmente una velocità reale simile a quella di una buona Adsl, secondo stime di Between. Se la fibra sarà il pane delle aziende, l’Lte probabilmente risolverà il digital divide dei consumatori. Anche grazie alla disponibilità delle frequenze a 800 Mhz, che gli operatori mobili si sono già aggiudicati all’asta e aspettano di poter utilizzare (le tv locali dovrebbero liberarle entro quest’anno, come richiesto dal governo).
 

Così, tra qualche incognita, procede la missione dell’Italia per cancellare il digital divide. Con la certezza che sarà possibile farcela solo grazie a un mix di tecnologie, da usare in modo diverso a seconda del pubblico di riferimento.

 

                                                                                        

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