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Workplace digitali, il fantasma del Gdpr frena lo sviluppo

E' quanto emerge da un report elaborato da Pierre Audoin Consultants per conto di Fujitsu. Gli intervistati vedono nella compliance il principale problema inerente la sicurezza del luogo di lavoro. Il 59% dei manager considera la conformità più importante della condivisione di informazioni o della gestione delle identità

Le aziende che stanno predisponendo delle iniziative di trasformazione digitale degli ambienti di lavoro sono numerose, ma le loro strategie non sembrano avere successo. A segnalarlo è una ricerca realizzata per conto di Fujitsu dalla società di ricerche Pierre Audoin Consultants, che mette in luce come molte strategie per il workplace si stiano rivelandosi in realtà degli ostacoli, piuttosto che dei fattori abilitanti. Ed in particolare come il tema della sicurezza sia quello che maggiormente rischia di porre un freno alla produttività.

Le criticità più importanti, segnala il report, riguardano le tecnologie legacy obsolete e gli ambienti di lavoro incapaci di supportare i nuovi modi di lavorare. Le strategie attualmente adottate dalle aziende per i rispettivi workplace sembrano poi avere un effetto poco positivo sulla capacità di mantenere il personale attuale e saperne attrare di nuovo. “Il tema del ripensamento del workplace è più che mai attuale: le aziende che, oggi, sapranno affrontare il cambiamento culturale che viene richiesto per abilitare un ambiente di lavoro più in linea con le esigenze dei dipendenti di domani saranno quelle che, nei prossimi anni, potranno godere di un vantaggio competitivo – commenta Bruno Sirletti, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Italia -. La non presa in carico di questo ripensamento infatti, non solo avrà ripercussioni a breve termine, ma avrà un impatto pesante sui costi di lungo termine, senza parlare della perdita di attrattività di una azienda per i talenti”.

La ricerca sottolinea la lenta direzione percorsa dalle aziende verso il workplace del futuro, con un’incapacità di riuscire a modernizzare molti processi essenziali. Per esempio, solo il 29% degli intervistati dichiara di disporre attualmente di un approccio centralizzato alla gestione della sicurezza e dei servizi, cioè di aree estremamente importanti per assicurare omogeneità e controllo. Mentre il personale si aspetta sempre più flessibilità e mobilità, meno della metà (il 42%) delle aziende è in grado di fornire servizi di supporto attraverso un portale web per consentire l’accesso ad applicazioni e servizi ovunque si trovi il dipendente.

Come era lecito attendersi, il report sottolinea che l’assenza di un workplace in grado di supportare nuovi modi di lavorare e pratiche di business in evoluzione limita la flessibilità e l’agilità delle aziende: numerosi intervistati ammettono che l’approccio adottato attualmente sta avendo un impatto negativo sulla capacità delle aziende di adattarsi a uno scenario competitivo in cambiamento (il 23%); di accelerare il time-to-market dei nuovi prodotti e servizi (il 20%); di mantenere il personale e di attirarne di nuovo (il 18%).

L’impiego efficace della tecnologia è il perno delle strategie di successo riguardanti il workplace digitale: eppure, molti cxo hanno indicato proprio i fattori tecnologici come i principali ostacoli alla produttività attualmente affrontati. Interessante notare come la sicurezza stia tenendo le aziende ferme al palo. Oltre metà dei partecipanti allo studio (56%) ammette che il proprio approccio alla sicurezza del workplace sta avendo un impatto negativo sulla produttività del personale, con il 20% del campione totale che parla di un effetto “altamente negativo”. La causa di questo si ritrova nel personale che sceglie scorciatoie e strade non conformi quando si trova di fronte a meccanismi e processi di sicurezza complessi o dispendiosi in termini di tempo. Gli intervistati vedono nella compliance rispetto a normative come il Gdpr sulla privacy (Global Data Protection Regulation) il principale problema inerente la sicurezza del workplace: il 59% considera la conformità come una sfida importante, più ancora dell’accesso location-based e della condivisione delle informazioni (58%) e della gestione delle identità (58%).

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