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Formazione e certificazioni nell’IoT, quale percorso scegliere?

La crescita esponenziale del mercato dell’Internet of Things sta spingendo la domanda di competenze e professionalità in grado di sviluppare e gestire le tecnologie IoT. Una guida per orientarsi nell’attuale offerta formativa

Il mercato globale delle tecnologie Internet of Things (IoT) è in costante crescita. Sui numeri di questa crescita le fonti possono divergere. Una recente indagine dell’Unione europea, ad esempio, prevede che arriverà a valere all’incirca 404,6 miliardi di euro entro il 2030, mentre MarketsandMarkets sostiene che l’incremento dovrebbe far lievitare i 384,5 miliardi di dollari del 2021 fino a 566,4 miliardi di dollari entro il 2027, con un CAGR (compound annual growth rate) pari al 6,7% nel periodo di previsione. Al di là delle cifre, una cosa è certa. Un mercato che quasi sicuramente continuerà a offrire prodotti e servizi in maniera incrementale spingerà la domanda di competenze in grado di coprire l’ampio ecosistema IoT. Già oggi esistono numerose agenzie formative, istituzioni e società che si propongono di rilasciare certificazioni per quanti operano nell’ambito dell’Internet of Things. Vediamo quali sono le principali.

CISCO Networking Academy

Il modello di certificazione di Cisco è noto anche in Italia e gode di un diffuso riconoscimento da parte delle aziende. Nel catalogo della CISCO Networking Academy, i corsi dedicati all’IoT sono in tutto 5 e comprendono quello introduttivo di 20 ore, gratuito e rivolto ai principianti, e i 4 IoT Fundamentals che affrontano rispettivamente i temi di Connecting Things, Big Data & Analytics, Hackathon Playbook e IoT Security. Tutti e 4, di livello intermedio, sono rilasciati sempre in inglese o in altre lingue, a esclusione dell’italiano, e durano ciascuno 50 ore, fatta eccezione per Hackathon Playbook la cui durata è di 30 ore. I costi variano in funzione del partner CISCO che eroga il percorso formativo. Per maggiori informazioni, si può consultare la pagina di CISCO reperibile cliccando qui.

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Certificazioni Microsoft e AWS

Analogamente a quanto ha fatto CISCO, che ha sviluppato una delle più prestigiose attività di formazione IT partendo dal proprio core business di fornitore di apparati di networking, stanno facendo altri colossi del mondo tech, anche se lo scopo è quello di dotare i professionisti di una conoscenza specifica che si riferisce alle loro soluzioni.

Microsoft ha lanciato la sua certificazione Azure IoT Developer nel 2020. “I candidati per questo esame – si legge sull’apposita sezione – devono essere esperti in materia di implementazione delle attività di configurazione e codifica necessarie per creare e gestire le parti cloud e perimetrali di una soluzione IoT”. L’esame, al costo di 165 euro, consente di ottenere la certificazione che dimostri “una conoscenza generale dei tipi di dispositivi e dei servizi di Azure, incluse le opzioni di archiviazione dei dati, l’analisi dei dati, l’elaborazione dei dati, l’intelligenza artificiale e altre opzioni PaaS (Platform as a Service)”. Inoltre, “devono essere in grado di programmare in almeno un linguaggio supportato da un Software Development Kit (SDK) per Azure IoT”. Qui tutte le informazioni (in italiano).

Anche AWS (Amazon Web Services), nella sua veste di cloud provider tra i più importanti al mondo, ha dato vita nel 2019 alla IoT Foundation Series. Comprende 4 moduli su altrettanti argomenti: Telemetry, Command and Control, Introduction to fleet management e Predictive Maintenance. L’iscrizione al corso online, che dura in totale 9,5 ore, è gratuita ed è rivolta ai decisori aziendali, ai data e device engineer, ai fleet manager, agli sviluppatori e agli architetti della sicurezza che vogliono prendere dimestichezza con l’IoT così da scegliere quali servizi AWS utilizzare. Per saperne di più, ed eventualmente iscriversi, è sufficiente cliccare qui.

Cloud Credential Council

Un approccio “agnostico”, cioè indipendente dai vendor che sviluppano soluzioni IoT, è quello che propone il Cloud Credential Council (CCC), associazione non profit nata nel 2013 come risultato di un programma di sviluppo delle competenze cloud all’interno del gruppo bancario olandese ING. In realtà, l’associazione è frutto del supporto di HP, VMware, Virtual Clarity, IBM, e Cisco. Ciò non toglie che la sua certificazione, che si chiama Internet of Things Foundation (IoTF), rappresenti una tra quelle più complete disponibili sul mercato. La certificazione, infatti, copre 6 moduli, tra cui sicurezza e governance IoT, architettura e casi d’uso aziendali. Permette anche di comprendere le prospettive di business dell’IoT abilitate dalle tecnologie, dalle applicazioni e dai servizi connessi. Il corso si rivolge a una platea con solide competenze (software engineer, application developer, IT architect ecc.) ed è possibile frequentarlo in modalità online al costo di 349 dollari. Andando su questo link si possono trovare tutti i dettagli.

La formazione terziaria in Italia

Per completare il quadro delle certificazioni dell’IoT, è opportuno gettare uno sguardo alla formazione terziaria accademica e professionalizzante presente attualmente in Italia. Per quanto riguarda la prima, l’ateneo ad aver inaugurato un corso di laurea triennale in Internet of Things, Big Data & Web è stato l’Università di Udine nel 2017. Da allora altre università si sono accodate, come ad esempio quella degli Studi di Perugia con la laurea magistrale in Ingegneria elettronica per l’internet-of-things. Altre ancora hanno aggiunto l’insegnamento nelle rispettive facoltà di Informatica o di Ingegneria informatica, tra cui Milano Bicocca e Parma. L’elenco ovviamente è molto più lungo e, per verificare che la disciplina sia al momento contemplata nel piano di studi di ciascun percorso accademico, basta fare una ricerca per singolo dipartimento universitario.

Sul fronte della formazione terziaria professionalizzante, cioè non accademica, esistono gli ITS (Istituti tecnici superiori). Si tratta di scuole di alta formazione con percorsi biennali post diploma suddivisi in 6 aree tecnologiche che vanno dall’efficienza energetica alla mobilità sostenibile, dal made in Italy fino alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Quelli che operano in quest’ultima area, come ad esempio l’ITS Incom di Busto Arsizio, in provincia di Varese, hanno avviato corsi per Tecnico di sistemi IoT per i servizi e le smart industries o per Industrial IoT Developer (aperto dall’ITS Alto Adriatico di Pordenone). L’ITS Logistica Puglia ha invece lanciato il corso di Tecnico superiore dei sistemi IoT applicati alla supply chain.

Questa rapida carrellata non vuole, né può, essere esaustiva delle opportunità di certificazione e formazione in ambito IoT verso cui possono orientarsi sia le figure con competenze già mature nell’IT sia le persone interessate a muovere i primi passi nell’Internet of Things. Ha semplicemente l’obiettivo di suggerire alcuni criteri affinché la ricerca sia ben indirizzata in base alla propria situazione di partenza e agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

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