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Monitoraggio ambientale, cos’è e come funziona

Che si tratti di controllare l’inquinamento atmosferico o la salubrità del luogo di lavoro, occorrono metodologie e strumenti in grado di raccogliere dati, elaborarli e confrontarli con i parametri biologici, chimici e fisici considerati ottimali. Ecco a cosa serve il monitoraggio ambientale

Il monitoraggio ambientale non è una disciplina recente, come si potrebbe supporre alla luce della crescita di sensibilità di questi ultimi anni attorno ai temi della sostenibilità e del cambiamento climatico. Basti pensare che l’istituzione dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA, European Environment Agency) risale agli inizi degli anni Novanta. Tramite la sua rete Eionet, a cui aderiscono oggi i 32 Paesi membri di EEA, l’Agenzia si occupa di analisi e monitoraggio ambientale. Quest’ultimo copre perciò una vasta area della vita di cittadini e imprese, che si può suddividere in due macro voci. Da una parte, interviene per verificare che i progetti sottoposti a VIA (Valutazione d’impatto ambientale) prima della loro messa in opera rispondano poi ai requisiti che in Italia sono sanciti dal d.lgs. n. 152/2006, il Testo unico sull’ambiente, e successive modiche. Dall’altra, serve a tutelare i lavoratori così come previsto nel cosiddetto “Decreto 81”, il Testo unico sulla sicurezza. In entrambi i casi il monitoraggio ambientale oggi si avvale di sistemi di telecontrollo in grado di raccogliere dati e di elaborarli per conoscere le condizioni ambientali circostanti, dando le informazioni che occorrono affinché si possa intervenire tempestivamente per migliorarle quando necessario.

Cos’è il monitoraggio ambientale

L’EEA definisce il monitoraggio ambientale come la “misurazione, valutazione e determinazione periodica e/o continua di parametri ambientali e/o livelli di inquinamento al fine di prevenire effetti negativi e dannosi per l’ambiente”. Se da questa definizione molto ampia, si passa a quella relativa alla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’INAIL si focalizza soprattutto sul “monitoraggio microbiologico ambientale”, che “ha lo scopo di stimare la contaminazione ambientale aerodispersa e delle superfici. La concentrazione microbica aerodispersa è un indice della qualità dell’aria nell’ambiente mentre la contaminazione delle superfici può essere indicativa dell’efficacia delle procedure di pulizia e sanificazione”. Ciò che accomuna l’uno e l’altro è un modello di rilevazione di dati che abbia valore statistico significativo ai fini del calcolo di parametri considerati nella norma. Un modello che ormai si avvale di tecnologie sempre più raffinate con cui garantire affidabilità e accuratezza nei processi di misurazione. Che si tratti di parametri biologici, chimici o fisici, il monitoraggio ambientale deve essere in condizione di metterli a confronto con quelli raccolti da diversi contesti indoor o outdoor. In questo modo il soggetto che si occupa del monitoraggio, sia esso un’azienda o un’istituzione, potrà attuare dei correttivi qualora fossero richiesti dalle evidenze emerse tramite il monitoraggio ambientale. Gli esempi in proposito possono essere tanti. Di seguito, analizziamone un paio tra i più emblematici e diffusi.

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Qual è lo scopo del monitoraggio ambientale

Una delle applicazioni più ricorrenti del monitoraggio ambientale condotto da Comuni e Regioni si riferisce alla qualità dell’aria. Attraverso dei punti di misura collocati all’interno del territorio si ottengono indicazioni sul livello di inquinamento atmosferico. Le sostanze inquinanti rilevabili sono diverse, a seconda delle aree poste sotto osservazione. Le principali sono monossido di carbonio, biossido di zolfo, ossidi di azoto, metalli pesanti, particolato atmosferico e ozono. Per ognuna di queste sostanze sono previsti valori limiti annuali o giornalieri, con delle soglie di allarme che possono scattare al raggiungimento di livelli massimi per un periodo di tempo che solitamente è pari alle 3 ore consecutive. Il monitoraggio di questi valori ha lo scopo di calibrare le misure a contrasto dell’inquinamento che possono avere carattere temporaneo (chiusura alla circolazione dei veicoli in certi periodi dell’anno) o strutturale (divieto permanente alla circolazione di categorie di automezzi considerati particolarmente inquinanti).

Nelle fabbriche, negli uffici e in altri siti produttivi il monitoraggio ambientale ha anzitutto l’obiettivo di minimizzare il rischio da esposizione ad agenti biologici. L’articolo 267 del Decreto 81 definisce agente biologico “qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”. Il rischio di esposizione a questi microrganismi, secondo l’INAIL, risulta spesso sottostimato perché a torto lo si ritiene presente soltanto in alcune attività come le strutture sanitarie, i laboratori di diagnosi e ricerca, il settore dei rifiuti, gli allevamenti ecc. In realtà, uffici, scuole, mezzi di trasporto, centri sportivi, sale da ballo non possono considerarsi immuni. Come del resto ha dimostrato ampiamente la pandemia.

Come si misura negli ambienti di lavoro

Questo tipo di monitoraggio microbiologico ambientale dei luoghi di lavoro, soprattutto nelle fasi di picco della pandemia, è stato oggetto di una attenzione mai avuta in precedenza. L’obbligo di sanificazione degli ambienti, con procedure che garantissero l’abbattimento del rischio di contagio, ha catturato i riflettori che oggi, con il venir meno dell’emergenza, sono tornati a spegnersi rispetto a un tema che preesisteva al Covid-19 e che abbraccia anche altre categorie di monitoraggio ambientale. Se il monitoraggio microbiologico, infatti, si può basare su tecniche di campionamento statistico “personale” (analisi di un lavoratore rappresentativo di una funzione) o per “postazione fissa” (raccolta di materiale dove si ritiene che ci sia la maggiore concentrazione di un certo agente biologico), la misurazione di altri indicatori richiede strumenti diversi. Ad esempio, per calcolare l’esposizione all’inquinamento acustico oltre le soglie stabilite per legge bisogna affidarsi a un fonometro professionale. Il fonometro è uno strumento elettronico che converte il segnale acustico in un valore numerico che esprime il livello di pressione sonora. Per l’esame delle vibrazioni meccaniche, invece, esistono una serie di apparati e di metodologie con cui appurare il livello di esposizione che deve essere sotto le soglie medie stabilite dal Decreto 81. Infine il medesimo Testo unico sulla sicurezza, modificato con il D. Lgs. 159/2016, sancisce il controllo dell’inquinamento elettromagnetico, sollecitando il datore di lavoro ad adottare misure tecniche e organizzative intese a prevenire esposizioni superiori ai valori limite.

Sistemi di monitoraggio ambientale

Il mercato dei sistemi di monitoraggio dovrebbe raggiungere una cifra che si aggira attorno ai 26 miliardi di dollari entro il 2028. Si tratta di un mercato molto frammentato, poiché si può suddividere in base al prodotto (sensori, monitor, software e altri prodotti), alla metodologia di campionamento (intermittente o continuo), all’ambito di applicazione (inquinamento di aria, acqua, suolo, acustico, elettromagnetico, biologico ecc.). Il segmento che, complessivamente, nel 2021 ha rappresentato la quota maggiore di mercato è stato quello dei sensori IoT. La loro estrema flessibilità operativa nei vari scenari di monitoraggio ambientale unita a versatilità, piccole dimensioni e bassi costi di manutenzione ne hanno decretato il successo e continueranno a favorirlo nei prossimi anni.

Se si guarda, invece, all’applicazione destinata a crescere maggiormente, il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico è quello che potrebbe essere caratterizzato dai tassi di incremento più sostenuti, guidato dalla pressione dell’opinione pubblica affinché le istituzioni mettano in atto azioni a supporto di stili di vita sempre più sostenibili e green.

Infine, non va trascurato l’impatto che i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) stanno avendo nelle scelte di aziende e investitori. Un impatto che ha ricadute ad esempio nel ridisegnare i software di gestione della sostenibilità, come si ricava da uno studio di Forrester in materia. I sistemi di monitoraggio ambientale, oltre a una sensoristica capace di raccogliere dati di campo, hanno bisogno in definitiva di piattaforme digitali che rendano questi dati comparabili con gli standard e gli obiettivi fissati dalla normativa o da eventuali organismi di controllo. Monitorare un ambiente significa infatti misurare quegli elementi che contribuiscono a renderlo più o meno vivibile, sano e sicuro.

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