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Google, altra mossa per limitare la pubblicità su Mobile. E anche Apple apre agli "ad block"

Dopo "Mobilegeddon", la modifica del motore di ricerca per favorire i siti Mobile-friendly, il colosso del web dichiara guerra ai pop-up di installazione di App a tutto schermo. Dall'altra parte la nuova versione di iOS ora permette di scaricare software che bloccano i banner su Safari. Segnali dell’urgenza di nuovi approcci di Mobile advertising, magari attraverso inserzioni personalizzate

Con la prima rivoluzione, operativa da aprile, Google ha aggiornato il proprio algoritmo di ricerca su dispositivi Mobile in modo che riservasse i primi risultati ai siti “responsive”, cioè sviluppati in modo da essere ben visibili anche da Mobile (Mobile-friendly): testo comodamente leggibile, link facili da cliccare, e dimensione delle pagine che si adatta ai piccoli schermi. Dal 26 aprile i siti web privi di queste qualità sono scivolati più in basso nelle ricerche sul motore di Google. 

A questa “Mobilegeddon“, così chiamata per la vastità del cambiamento portato (Armageddon è un termine biblico che indica la fine del mondo), potrebbe seguire una seconda rivoluzione. All’inizio di settembre Google ha annunciato un altro aggiornamento del proprio algoritmo di ricerca su Mobile. Stavolta con l’intenzione di penalizzare i siti che, appena aperti, fanno comparire a tutto schermo un “App install ad”, ovvero una pubblicità che invita a scaricare una particolare applicazione. I siti web hanno due mesi di tempo per mettersi in regola: dall’1 novembre pagine con inserzioni di questo tipo non saranno più considerate Mobile-friendly, e scivoleranno in basso tra i risultati delle ricerche.

Questo “giro di vite” comunque lascia ancora ampio margine ai siti in materia di advertising: la stessa Google suggerisce di utilizzare App install ad a tutto schermo, a patto che non si aprano immediatamente nell’accesso al sito. Un’altra soluzione consiste nei cosiddetti App install banner, che svolgono la stessa funzione degli ad a tutto schermo, ma sono più piccoli e discreti. 

Google non è la sola a predisporre misure di contenimento della pubblicità su dispositivi Mobile: anche Apple si sta muovendo in questo campo. La nuova versione iOS 9 del sistema operativo di iPhone, disponibile dal 16 settembre, permetterà infatti di scaricare dall’App Store dei software capaci di bloccare la pubblicità su Safari. Nemmeno Apple intende però dichiarare guerra totale alle pubblicità: come Google, studia soluzioni di compromesso. Una di queste è News, una App presente in IOS 9, che permette agli advertiser di superare i blocchi per mostrare i propri annunci, oppure lasciare che li venda Apple stessa per poi dividere gli introiti.

Anche se a grandi linee, sembra evidente che il mondo del Mobile ad è sempre più in difficoltà, e deve trovare al più presto strategie per rilanciarsi. Come la personalizzazione: inviare agli utenti pubblicità calibrate sugli interessi di ciascuno dovrebbe riscuotere una attenzione assai maggiore, secondo il parere di Carolyn Parent, Co-Fondatrice di Gravy, specialista di software di analisi di dati location-based, in un suo articolo apparso su Mobile Commerce Daily. 

Per questo tipo di inserzioni, però, gli advertiser necessitano di numerosi dati degli utenti: un’esigenza che costituisce forse il più grande tema di dibattito attualmente nel mondo del Mobile Marketing. Infatti da una parte molte ricerche di mercato evidenziano la riluttanza di una percentuale rilevante di consumatori a condividere dati personali o location-based. Dall’altra secondo gli ottimisti, tra cui la stessa Parent, diverse categorie di utenti smartphone, tra cui sopratutto le fasce d’età più giovani, avrebbero ben pochi problemi a cedere i propri dati se la contropartita offerta è sufficientemente allettante: «Credo che i consumatori saranno felici di condividere i propri dati, se gli inserzionisti li useranno per creare pubblicità su misura e davvero interessanti».

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