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IoMT Internet of Medical Things: serve un focus sulla sicurezza

L'emergenza COVID-19 ha acceso i riflettori sull'IoMT, Internet of Medical Things, evidenziandone il ruolo nei nuovi paradigmi della cura sanitaria. Ma il tema della sicurezza deve essere adeguatamente affrontato

Ne abbiamo scritto molto, anche su queste pagine, durante le settimane dell’emergenza dovuta alla pandemia da COVID-19. Da un lato la necessità di liberare posti letto negli ospedali per i pazienti in condizioni di salute più critiche, dall’altro la volontà di continuare a seguire le persone affette da patologie croniche al loro domicilio, per non esporle al rischio di contagio, ha portato al centro dell’attenzione il tema della telemedicina e delle tecnologie a supporto della gestione remota e domiciliare dei pazienti.
Un tema non certo nuovo, ma che la pandemia ha in qualche modo fatto percepire come urgente.

IoMT Internet of Medical Things, un mercato in espansione

In questo scenario, assume particolare rilevanza tutto il filone IoMT, l’Internet of Medical Things, vale a dire i dispositivi IoT dedicati alle applicazioni sanitarie. Un segmento che già prima dell’evento pandemico sembrava destinato a crescite importanti, più rapide e significative rispetto ad altri settori industriali, e che quest’anno ha subito una imprevista accelerazione. Nel 2018 si parlava infatti di un comparto globale da 44,5 miliardi di dollari, destinato a salire a 254,2 entro il 2026: ma già per i primi mesi del 2020 si parla di crescite incrementali vicine al 30%.
Lo sottolinea anche un interessante Report di Business Insider, pubblicato pochi mesi fa, evidenziando come gli operatori sanitari stiano dando la priorità agli investimenti IoT e nello specifico in soluzioni che migliorano la gestione, anche in modalità virtuale, dei percorsi di cura, abilitano servizi di emergenza e triage e automatizzano o semplificano le attività di monitoraggio dei pazienti.
Tutto questo, va da sé, abilitato non solo dai dispositivi connessi, ma da una sempre maggiore integrazione con tecnologie quali Machine Learning, Intelligenza Artificiale, 5G, realtà aumentata.

Anche Deloitte, in un whitepaper di due anni fa, metteva l’accento su un dato incontrovertibile: stiamo assistendo a una crescente diffusione di dispositivi connessi, progettati per migliorare l’efficienza, ridurre i costi di assistenza e ottenere risultati migliori nel settore sanitario.

Con IoMT un cambio di paradigma

È un vero e proprio cambio di paradigma: grazie alla loro capacità di raccogliere, analizzare e trasmettere dati sanitari, gli strumenti IoMT e ancor di più le applicazioni che ne prevedono l’utilizzo stanno assumendo un ruolo sempre più centrale sia per i medici sia per i pazienti e sono considerati di grande aiuto nel monitoraggio e nella prevenzione di alcune patologie.
Anche per l’IoMT Internet of Medical Things bisogna pensare a un ecosistema connesso, nel quale i sensori raccolgono, analizzano o trasmettono dati e immagini sanitari connettendosi alle reti sanitarie, a respository in cloud o a server dedicati.
I benefici di questo approccio sono molteplici e possono essere individuati sia in una maggiore puntualità e precisione nel monitoraggio e nella cura dei pazienti, grazie al rilevamento laddove necessario anche in continuo dei parametri vitali, sia in un miglioramento dell’esperienza utente, sia ancora in un risparmio economico, grazie all’alleggerimento dei carichi sulle strutture sanitarie.

L’altro lato della medaglia: la sicurezza

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Su tutto questo campeggia un grande punto interrogativo, che riguarda tutti gli aspetti legati alla sicurezza.

È questo, infatti, l’altro lato della medaglia che non può non prendere in considerazione.
Proprio nelle scorse settimane è stata resa pubblica la notizia di un ospedale in Germania che ha dovuto respingere un paziente in gravi condizioni, trovandosi nella impossibilità di accoglierlo poiché le sue infrastrutture di rete erano bloccate da un attacco informatico.
Il caso tedesco ha avuto ampia eco poiché il trasferimento in un’altra struttura più distante si è rivelato fatale per il paziente, tuttavia, va detto senza troppi giri di parole, non si tratta certo della prima volta che un evento del genere colpisce il mondo sanitario.
Il vulnus è evidente: troppo spesso le reti cliniche vengono protette con pratiche di sicurezza standard, che non sono in grado di rilevare e di conseguenza contenere possibili minacce correlate a dispositivi medici compromessi.
Soprattutto, laddove il monitoraggio dei parametri dei pazienti viene affidato a dispositivi non nativamente pensati per il settore sanitario, in primis i fitness tracker, diventa impossibile verificarne aggiornamenti o livelli di protezione e di conseguenza è impossibile impostare livelli di sicurezza adeguati e sufficientemente granulari.

È per questo motivo che insieme ad algoritmi, machine learning, sensori sempre più sofisticati l’Internet of Medical Things avrà sempre più bisogno di un focus specifico e dedicato sulla sicurezza.

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