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Tutela dell’ambiente e inclusione sociale: Ri-generation riduce il RAEE

Il progetto di Astelav, società torinese attiva nel mercato dei ricambi per elettrodomestici, in due anni ha evitato quasi 200 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) attraverso un progetto socialmente inclusivo per la rigenerazione degli elettrodomestici
Sono quasi 200 le tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) evitate grazie al progetto Ri-generation, avviato nel 2017 dalla società torinese Astelav. Guidata dalla convinzione nel diritto alla riparazione contro l’obsolescenza programmata, l’azienda attiva nel settore dei ricambi, ha rigenerato più di 3.000 elettrodomestici ormai destinati alla discarica e li ha messi in vendita ad un prezzo mediamente inferiore del 50% rispetto al nuovo, facendo bene all’ambiente e creando lavoro e inclusione per le persone socialmente svantaggiate.
«Abbiamo messo la nostra conoscenza degli elettrodomestici e la disponibilità dei ricambi al servizio dell’economia circolare, uscendo da quella mentalità dell’usa e getta che è sempre più diffusa. Nel contempo, abbiamo dato valore a risvolti sociali offrendo, in collaborazione con il Sermig (Servizio Missionario Giovani), una seconda possibilità a quanti sono stati emarginati dal mondo del lavoro e trasferendo competenze a giovani provenienti da contesti sociali difficili» ha dichiarato Ernesto Bertolino, referente marketing di Ri-generation e amministratore di Astelav.
Il risultato è un laboratorio che alimenta una rete vendita composta dal sito e-commerce www.ri-generation.com e due negozi (a Torino, in via Mameli 14 e in via Saluzzo 39/A), dà nuove opportunità di lavoro e crea una rete formativa dedicata ai minori non accompagnati. Ri-generation testimonia un nuovo modello di economia che Bertolino definisce «civile». Spiega: «Recupero dei rifiuti, reinserimento lavorativo e formazione dei ragazzi: è un circuito che fa bene».

Il circuito dell’uno contro uno per la sostenibilità ambientale

I RAEE utilizzati provengono dal circuito dell’uno contro uno, ovvero la possibilità data al consumatore di consegnare l’elettrodomestico vecchio al rivenditore nel momento dell’acquisto di uno nuovo, oppure da donazioni nella zona di Torino e provincia.
«Gli elettrodomestici, che siano RAEE o donazioni, vengono scelti sulla base di alcune caratteristiche di qualità e anzianità. Dopo un accurato screening vengono riparati utilizzando ricambi originali. Successivamente vengono collaudati e sanificati nel laboratorio Ri-generation, da un team di tecnici specializzati per verificarne il perfetto funzionamento, e poi messi in vendita», prosegue Bertolino. La garanzia è di 12 mesi e fa leva sulla rete di distribuzione Astelav che copre tutto il territorio nazionale. Ad entrare in questo circuito di rigenerazione sono grandi elettrodomestici di qualità medio alta. «Grazie alle nostre economie di scala possiamo intervenire anche su quelle apparecchiature la cui riparazione viene spesso sconsigliata per l’incidenza del costo. Questo ci permette di offrire un prodotto di alta qualità ad un prezzo accessibile».

Una nuova opportunità anche per le persone socialmente escluse

L’aspetto umano del progetto ha un ruolo importante. «Condividendo la lotta allo spreco e la promozione di una cultura della riparazione, con il Sermig abbiamo intercettato quanti avevano maturato delle competenze nel settore ma erano stati esclusi dal mercato del lavoro, ma anche giovani con alle spalle un sociale difficile».
Il passaggio di conoscenze – che nell’ambito della riparazione è fondamentale – è alimentato anche dai corsi di formazione che, dall’anno scorso insieme con i Salesiani di Torino, Astelav propone ai ragazzi. Spiega: «Sono 100 ore rivolte a ragazzi minori non accompagnati, anche migranti, a scopo formativo ed educativo per acquisire maggiori conoscenze e strumenti concreti che possano facilitare un reinserimento sociale al termine degli studi. Alle 30 ore di teoria, si aggiungono le 70 di pratica. Al termine c’è la possibilità di fare un tirocinio di tre mesi nel nostro laboratorio» ha concluso Bertolino.
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