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Mobile Enterprise, 9 miliardi di euro di produttività recuperata in Italia

È il beneficio per il sistema Paese dell’uso di Device e App a scopi lavorativi da parte dei 13 milioni di Mobile Worker italiani nel 2014. Intanto il mercato in Italia a fine anno arriverà a valere 2 miliardi di euro, di cui il 67% originato dai Mobile Device, il 25% dalle Mobile Business App, e il restante 8% dagli Enterprise Application Store, le piattaforme di gestione dell’ecosistema Mobile in azienda. Tutti i numeri della decima ricerca dell’Osservatorio Mobile Enterprise della School of Management del Politecnico di Milano

Il mercato Mobile Enterprise in Italia alla fine di questo 2014 arriverà a valere circa due miliardi di euro, crescendo del 10% rispetto ai 1860 milioni del 2013, e toccherà i 2,7 miliardi nel 2016. Queste le stime fornite dalla decima edizione dell’Osservatorio Mobile Enterprise della School of Management del Politecnico di Milano, presentata ieri, che approfondisce tutti gli aspetti della diffusione e degli impatti delle tecnologie Mobile in aziende e organizzazioni italiane.

I ricercatori del Politecnico definiscono il mercato Mobile Enterprise come l’insieme di tre segmenti. I Mobile Device, cioè la componente hardware (Smartphone, Tablet, Notebook), costituiscono il 67% del mercato. La componente Mobile Biz-App invece ne rappresenta il 25% ed è legata allo sviluppo e acquisto di Mobile App, e alla loro integrazione con i sistemi Informativi esistenti. Il restante 8% riguarda gli Enterprise Application Store (EAS), che nella definizione dell’Osservatorio sono le piattaforme di gestione dell’ecosistema Mobile aziendale, sia App che dispositivi, e comprendono quindi anche i sistemi MDM (Mobile Device Management).

«Governare questo ecosistema può diventare un fattore sostanziale, un importante differenziale competitivo, grazie ai benefici di efficacia ed efficienza che le soluzioni Mobile possono portare alle organizzazioni – spiega Andrea Rangone, Coordinatore Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -. Benefici che, guardando al numero di Mobile Worker nel nostro Paese, non sono rilevanti solo per la singola impresa, ma per l’intero Sistema Paese: l’Osservatorio stima in circa 9 miliardi di euro all’anno il valore della produttività recuperata nel 2014 grazie all’uso da parte dei Mobile Worker di soluzioni Mobile per le proprie attività professionali».

Una cifra davvero impressionante, quindi, che nasce dalla stima di circa 13 milioni di Mobile Worker in Italia, di cui 650mila agenti di vendita, 770mila manutentori e installatori, 780mila autisti, 110mila postini, 1,4 milioni di camerieri e commessi, 900mila imprenditori e top manager, e 680mila medici e infermieri. Tra questi, secondo i ricercatori la diffusione media di device e app mobili è del 25%, e il recupero medio di produttività per persona dell’8%, dati da cui scaturisce appunto la cifra totale di 9 miliardi di euro per l’intero Paese.

Scendendo nel dettaglio dei tre segmenti di mercato, cominciamo dai Mobile Device. «Gli Smartphone sono ormai largamente diffusi nelle imprese analizzate (già presenti nel 91%, e in procinto di entrare in un altro 5%) e i Tablet li seguono a ruota, già adottati nel 66% e in procinto di esserlo in un altro 18%», fa notare Paolo Catti, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Enterprise.

«Segue la famiglia dei Terminali Industriali, che hanno caratteristiche di robustezza e semplicità studiate per l’uso in contesti di business particolari». Tra i nuovi Mobile Device, i più diffusi sono gli Ultrabook, dispositivi Notebook “alleggeriti” da periferiche e porte non essenziali, già presenti nel 44% delle imprese analizzate e in procinto di entrare in un altro 12%. A seguire, i PC convertibili e gli Slate PC, presenti nel 22% e in procinto di entrare in un altro 24%.

Ancora incerto in ambito business il grado di successo dei cosiddetti “Phablet”, gli Smartphone con schermo molto grande, a oggi presenti nel 19% delle imprese e destinati a entrare in un altro 17%: un bilancio più preciso si potrà fare più avanti, anche considerando la crescente offerta di questi dispositivi, da parte anche di chi, come Apple, in un primo momento non aveva considerato di offrirne. Infine i nuovi dispositivi Wearable, tra cui SmartWatch e SmartGlass, che hanno appena fatto il loro ingresso sulla scena, hanno un tasso di penetrazione ancora embrionale (2%), con un altro 16% che ha già maturato l’ipotesi di introdurli.

Passando alle Mobile Biz-App, le ha già introdotte il 51% dei CIO che hanno partecipato alla ricerca, in netta crescita rispetto al 35% del 2013. Solo il 9% del campione non ha ancora introdotto Mobile Biz-App e non è interessato a farlo, mentre il 40% ha intenzione di introdurle in futuro (nel 12% dei casi si tratta di una decisione già presa).

L’Osservatorio classifica le Mobile Biz-App in 3 principali macro-categorie. Quelle “Operative” sono le più adottate e registrano un grado di utilizzo elevato da parte dei collaboratori. Le più diffuse sono quelle di Sales Force Automation, già introdotte dal 37% dei CIO, verranno adottate nei prossimi anni da un ulteriore 41%. Quelle di “Office Practice Automation”, sviluppate (o personalizzate) ad hoc per supportare processi organizzativo-amministrativi con funzionalità specifiche (compilazione nota spese, richieste permessi, ecc.), sono state già introdotte nel 22% delle organizzazioni analizzate, anche se solo il 10% ne fa già un uso intensivo, e ben il 46% dei CIO sta valutando una loro introduzione in futuro.

La terza categoria di Mobile Biz-App riguarda la Personal Productivity, sviluppate per visualizzare informazioni già presenti sulla Intranet aziendale o a supporto di elementari funzionalità di produttività individuale (elaborazione testi e fogli di calcolo), sono già state introdotte dal 25% delle organizzazioni e un ulteriore 45% le implementerà in futuro; tuttavia questa tipologia registra il grado di utilizzo più basso (8%), in attesa che gli utenti ne comprendano tutte le potenzialità.

Infine il terzo segmento del mercato Mobile Enterprise, quello degli Enterprise Application Store, conferma una dinamica importante e crescente di adozione: questi sistemi software sono già presenti (anche con più soluzioni implementate contemporaneamente) nel 71% delle aziende che hanno già introdotto o stanno introducendo delle App, mentre un altro 12% li introdurrà a breve (decisione già presa) e l’11% lo farà nel medio/lungo termine. Solo il 6% dei CIO intervistati non ha intenzione, per ora, di implementare un EAS, principalmente perché si trova in una fase embrionale di introduzione di tecnologie Mobile e gestisce ancora manualmente l’installazione delle App sui dispositivi mobili.

Infine il tema della Mobile Security. Nella gran parte dei casi, i CIO la gestiscono tramite le piattaforme di Mobile Device Management, e in particolare le loro funzionalità di Remote Wipe (59%). Circa il 90% dei CIO ha già introdotto (o lo farà nel prossimo futuro) sistemi di Mobile Device Management: il 36% installandoli in casa, mentre il 23% ne fruisce secondo logiche ‘as a Service’.

Parlando di sicurezza è logico soffermarsi infine sul modello BYOD (Bring Your Own Device), che si basa su dispositivi Mobile scelti e acquistati direttamente dall’utente, «che vanno poi non solo integrati con i sistemi informativi aziendali e popolati con le App autorizzate a supporto dei processi, ma anche gestiti e tutelati, in particolare a difesa dei dati aziendali che risiedono (o transitano) su di essi – spiega Christian Mondini, Senior Research Analyst dell’Osservatorio Mobile Enterprise -. Il numero dei CIO che permettono l’utilizzo dei Device personali sul lavoro è decisamente cresciuto: dal 20% del 2012 al 49% del 2014, e si è ridotto sensibilmente quello di chi si dichiara assolutamente contrario, dal 44% del 2012 al 19% del 2014».

La ricerca 2014 dell’Osservatorio Mobile Enterprise è stata realizzata con il supporto di 4words, Accenture, Aeonvis, BlackBerry, Compuware, Gulliver, Nazca, Praxi, Seltris, Vodafone, Canon, DS Group, GLS Mobile, Tesisquare e weAR. Nelle prossime settimane pubblicheremo altri articoli di approfondimento su vari temi trattati dalla ricerca, tra cui i sistemi operativi e le modalità d’acquisto dei device, il grado d’integrazione e le modalità di sviluppo delle App, un’indagine su oltre 300 manager non IT (Marketing e Vendite, Logistica, Supply Chain e Operations, HR) sul loro ruolo nell’introduzione del Mobile in azienda, e le prospettive d’impatto di tecnologie emergenti come Digital Signage, Mobile POS e Wearable, e un’analisi delle startup italiane in ambito Mobile.

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