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Indagine FPA: i dipendenti pubblici invocano la trasformazione digitale

Sondaggio sui lavoratori pubblici riguardo i temi caldi della PA: per il 91% l’ascolto dei cittadini è il punto di partenza per le politiche pubbliche, il 72% chiede subito uno switch off digitale, il 68% vuole “total disclosure” per rispondere alle richieste degli utenti. I dati sono stati resi noti oggi in occasione della presentazione dell’Annual Report 2018, la pubblicazione di FPA che analizza i principali processi e fenomeni che hanno coinvolto la PA nell’ultimo anno

I dipendenti pubblici chiedono un rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini più trasparente e collaborativo, accompagnato da una radicale trasformazione digitale. Questo è uno dei principali risultati che derivano dall’indagine “Il Pendolo della Riforma” condotta da FPA, società del Gruppo Digital360, condotto su un panel di 2.751 tra lavoratori del settore pubblico e stakeholder istituzionali iscritti alla community.

I risultati confermano la necessità di un cambio di passo: oltre 9 dipendenti pubblici su 10 pensano che l’ascolto dell’utenza sia il punto di partenza per costruire politiche pubbliche positive e il 68,3% ritiene che i cittadini abbiano il diritto a relazionarsi con un’amministrazione trasparente. In particolare, la trasformazione digitale è ritenuta lo strumento per imprimere il cambiamento organizzativo: per la grande maggioranza dei dipendenti pubblici la carta deve scomparire immediatamente e il passaggio al digitale nella pubblica amministrazione deve essere reso obbligatorio, seppure realizzato in maniera graduale.

“L’innovazione della PA deve partire dall’ascolto e dal co-design con gli stakeholders, utilizzando la trasformazione digitale come leva di cambiamento organizzativo, di processo, di prodotto e servizio. Questa innovazione richiede “rispetto” del lavoro già fatto, della competenza, delle comunità locali coinvolte, dei diversi ruoli in campo, ma anche dei tempi del cambiamento da coltivare con pazienza”, ha commentato Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA.

Nel contesto dell’Annual Report 2018

Foto di Stefano Corso

L’indagine è stata illustrata a Roma in occasione della presentazione dell’Annual Report 2018 di FPA (per consultarlo clicca qui). Un volume che descrive e analizza i principali fenomeni e processi che, nell’ultimo anno, hanno caratterizzato il percorso italiano sui temi dell’innovazione e della sostenibilità. Arrivato alla quarta edizione, è una sorta di “guida alla lettura”, che raccoglie idee, progetti, esperienze e visioni. I temi spaziano dalle competenze alla cittadinanza digitale, dal lavoro pubblico all’open government, dalla programmazione europea alla sanità, passando per le politiche per città e territori, il procurement pubblico, la sicurezza informatica e la gestione documentale.

“I segnali sono chiari: i lavoratori pubblici richiedono maggior ascolto dei cittadini e trasparenza totale per il successo delle politiche, con una trasformazione abilitata dal digitale. Occorre valorizzare le risorse interne con adeguata formazione, diffondere una cultura organizzativa “agile” con l’adozione dello Smart Working, far tornare l’Open Government, ridare vigore all’agenda digitale con una chiara governance al sistema dell’innovazione”, ha affermato Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA.

Ascolto dei cittadini e trasparenza delle PA

Tornando ai risultati dell’indagine, il pensiero dei dipendenti pubblici è che la riforma della PA non possa prescindere dalla costruzione di una forte relazione con i cittadini. Secondo il 91% del campione l’ascolto dei cittadini è il punto di partenza per realizzare politiche pubbliche efficaci. Poi viene la necessità di una PA trasparente: il 68,3% ritiene che le informazioni sulle attività delle amministrazioni debbano essere accessibili e che la PA debba organizzarsi per rispondere a tutte le richieste dei cittadini. Anche se una minoranza significativa, il 31,7%, evidenzia anche i rischi di diffondere informazioni che potrebbero ledere l’indipendenza di giudizio dell’amministrazione e la sua terzietà: un dato che tocca il 40,6% fra i dirigenti e, a sorpresa, il 43,9% fra i giovani sotto i 35 anni e il 48,2% tra i nuovi assunti nella PA (da meno di 5 anni).

I lavoratori pubblici invocano un ruolo attivo del cittadino, chiamato dal 63,7% del campione a contribuire alla valutazione dell’operato dei dipendenti della PA. Opinione condivisa dai dipendenti della scuola, delle università e dei centri ricerca e del sistema sanitario nazionale. Sono meno convinti coloro che lavorano nella PA centrale e negli Enti Locali.

 

Percezioni di mezzi e tempistiche del percorso di innovazione

Andrea Rangone, Ceo di Digital360

Il cambiamento nella PA, per gli stessi dipendenti, passa innanzitutto per la spinta del digitale: per il 71,7% del campione la carta deve lasciare nell’immediato il posto la digitalizzazione (nei processi, nella cultura, nell’atteggiamento verso il lavoro e l’utenza) e questo passaggio deve essere reso obbligatorio, prevedendo canali assistiti per i dipendenti non digitalizzati. Il 28,3%, invece, propone un’introduzione graduale del digitale nella PA, che tenga conto della preparazione dei dipendenti, della loro età e della scarsa alfabetizzazione informatica dell’utenza. Anche in questo caso, fra i segmenti più conservatori risultano i più giovani (34,8%) e i neo assunti (37,5%) della PA, oltre a dirigenti (36,1%), consulenti e collaboratori (35,3%) e chi lavora nelle università (33,2%) e nelle amministrazioni centrali (32%).

Il 63,9% dei lavoratori concorda sul fatto che l’innovazione possa essere portata avanti soltanto gradualmente e con un approccio che preveda più manuali, formazione e premi, che non norme, imposizioni e sanzioni. Una percentuale che sale al 68,7% se si considerano i soli dipendenti della PA e al 76% fra i dirigenti.

“L’innovazione nella pubblica amministrazione, soprattutto in un Paese in cui la spesa pubblica è quasi il 50% del PIL, rappresenta un tassello importante per accelerare il processo di rinnovamento dell’intero paese, indispensabile per riavviare in modo strutturale e duraturo il motore della crescita – sottolinea Andrea Rangone, CEO di Digital360 –. L’innovazione digitale deve essere al primo posto tra le priorità del 2019 di questo Governo”.

 

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