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Realtà aumentata, droni e ologrammi nella postazione di lavoro ideale del futuro

Come sarà il "workplace" tra 20 anni? Sarà rivoluzionato da tecnologie oggi agli albori, tra cui anche i wearable device, usate soprattutto per migliorare produttività, collaborazione e organizzazione autonoma del lavoro. I responsi di un'indagine di Coleman Parkes commissionata da Ricoh

L’importanze ricorrenza legata alla nascita del World Wide Web poche settimane fa offre anche uno spunto interessante per ripercorrere i grandi cambiamenti di questi 25 anni nelle modalità di lavoro quotidiano. Per esempio, nel 1989 sarebbe stato difficile immaginare di poter contare su un dispositivo mobile personale per leggere i messaggi di colleghi, modificare e condividere i documenti con team di tutto il mondo, e ricevere informazioni in tempo reale. Viene quindi spontaneo chiedersi se nei prossimi anni l’innovazione sarà di portata paragonabile.

Per capire le tendenze in atto nell’ambito del “digital workplace”, Ricoh ha affidato a Coleman Parkes una ricerca a livello generale, con anche alcuni approfondimenti settoriali. Nel complesso, i 2.200 intervistati nei diversi ruoli in aziende di ogni dimensione tra Europa e Medio Oriente, si aspettano un posto di lavoro del futuro dove le tecnologie saranno ancora più protagoniste. Entro il 2036 infatti, il 78% del campione non ha dubbi circa il fatto che il lavoro sarà completamente trasformato da strumenti e processi oggi ancora inesistenti. La maggior parte si immagina postazioni tecnologicamente evolute, in cui si utilizzeranno realtà aumentata, robot da ufficio e droni. Al di là degli aspetti curiosi, dal punto di vista aziendale è importante osservare come l’87% ritenga che, migliorando i processi, le tecnologie innovative incideranno positivamente sulla produttività. In particolare, il 29% sente bisogno di maggiore supporto per la collaborazione interna, mentre il 23% chiede soluzioni web-based per organizzare meeting e il 21% sente la mancanza di strumenti per il follow-me printing.

Grandi attese anche da un uso più diffuso dei robot per svolgere attività laboriose oppure per aumentare la conoscenza umana. Per esempio,  l’assistente virtuale di un medico potrebbe effettuare diagnosi e suggerire terapie studiando libri di medicina, osservando i medici mentre curano i pazienti e accedendo a repository di informazioni. Oppure, un Customer Service sarà in grado di essere interamente automatizzato mediante helpdesk virtuali che utilizzano l’intelligenza artificiale. Al riguardo, spicca il 59% dei manager convinto che entro i prossimi 20 anni gli ologrammi saranno utilizzati sul posto di lavoro. Un anticipo di tale prospettiva è già realtà, grazie al Brent Council inglese, pronto a investire 12.000 sterline in Shanice, un assistente virtuale visibile dietro una scrivania.

Molto più attuali sono invece gli strumenti da indossare (wearable technology). Nel contesto dei cosiddetti wearable infatti, Il mercato degli smartwatch appare destinato a crescere rapidamente nell’immediato futuro. Secondo Mary Meeker, una delle più autorevoli analiste del mondo internet, due terzi delle attività che oggi si svolgono mediante dispositivi mobili – per esempio leggere e-mail oppure navigare in Internet – potrebbero in futuro essere gestite appunto mediante tecnologie wearable. In particolare, il 56% si auspica di poter lavorare affidandosi a occhiali dotati di realtà aumentata.

Riconducibili a questo tema anche il 60% interessato a lavorare con strumenti di sintesi vocale e il 69% orientato sempre più verso interfacce touch. Non di rado tuttavia, la realtà si presenta ben diversa. Il 62% del campione ritiene infatti fondamentali le informazioni digitali, ma un sesto non ha ancora possibilità di accedervi.

Interessanti infine alcuni dati legati in particolare dal mondo della Pubblica Amministrazione. Oltre al 56% che individua nei costi il principale freno all’innovazione, si registra un 46% per i quali è la sicurezza il maggiore ostacolo e un ulteriore 43% secondo i quali il principale nemico sono le normative in vigore. D’altra parte, non è da trascurare neppure la resistenza al cambiamento da parte dei dipendenti, considerati responsabili nel 33%, in contrasto al 27% che lamenta invece la mancanza di volontà da parte delle organizzazioni nell’introdurre nuovi modi di lavorare/processi interni. Rientra invece nelle aspettative il 27% in difficoltà nel connettere le nuove tecnologie con i sistemi legacy.

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