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«Operatori mobili europei, tornare a crescere ora si può: ci vogliono offerte innovative»

Ora che la concentrazione ha stabilizzato i mercati e attenuato la competizione sulle tariffe, le opportunità legate a offerte con contenuti on demand e connessioni machine-to-machine e di Smart Car possono finalmente rinvigorire fatturati e profitti nel settore. L'analisi di Mark Newman, chief research officer di Ovum

Mark Newman, Chief Research Officer di OvumChe stia cambiando il vento per gli operatori mobile del Vecchio continente? Mark Newman, Chief Research Officer di Ovum (società di ricerca e business consulting negli ambiti Ict e Tlc) ne è convinto. In un lungo post sul sito del gruppo, l’analista ha preso in considerazione l’andamento del mercato e i trend che hanno attraversato domanda e offerta di servizi negli ultimi anni, arrivando alla conclusione che grazie alla concentrazione dei player e alla sempre maggiore fame di dati, con la rapida diffusione di device economici in grado di sfruttare le reti LTE, l’era del declino delle revenue per le telco può finalmente concludersi. A patto che le ambizioni dei player in gioco crescano di pari passo con le nuove possibilità offerte dal mercato.

I primi segnali del cambiamento? Innanzitutto i bilanci dei big delle Tlc europee. Nel secondo trimestre 2015 sia EE (l’operatore britannico nato dalla fusione delle filiali inglesi di Deutsche Telekom e Orange, leader di mercato nel 4G), sia Vodafone, sia l’olandese KPN, sia la già citata Orange hanno mostrato segni tangibili di recupero, con risultati che – rispetto ai vistosi cali di fatturato registrati a partire dal 2010 – sono sembrati stabili.

Tornare a crescere è un’altra questione, naturalmente. Da una parte, fa notare Newman, si è arrestato il calo delle tariffe dovuto a una concorrenza senza esclusione di colpi e agli interventi della Commissione europea per ridurre prezzi non più giustificabili dai costi di esercizio, abbattuti dalla tecnologia.

Dall’altra il settore, con una fase di fusioni e acquisizioni, ha gradualmente assorbito o portato a miglior consiglio piccoli aggressivi operatori che, nonostante le dimensioni, si sono dimostrati temibili rivali degli incumbent. Tutto questo non significa che i prezzi (e di conseguenza i ricavi) potranno cominciare ad aumentare nel breve termine, anche se dalle piazze di Austria e Germania, dove si è assistito a un fenomeno di consolidamento, sono arrivati segnali positivi. Dopo la fusione di Wind e 3 Italia, ora sarà interessante vedere anche cosa accadrà anche qui da noi.

Con l’evoluzione del contesto competitivo, la sfida adesso è tutta sulla capacità di generare introiti attraverso il consumo dei dati e l’attivazione di nuovi servizi. Per ora pochi operatori sono riusciti a spingere i propri clienti ad acquistare piani tariffari ad alto valore aggiunto per sfruttare a pieno la capacità trasmissiva del 4G, anche se laddove viene utilizzato, il consumo di dati aumenta esponenzialmente.

Più frequentemente si punta a concedere traffico sulle reti 3G a prezzi scontati, per evitare che gli abbonati si mettano in cerca di offerte più convenienti. Del resto è più semplice a dirsi che a farsi: i progressi sul fronte dei nuovi servizi on demand, come per esempio musica e video in streaming, sono ancora piuttosto lenti. E la proposizione di bundle e partnership con sviluppatori di app e contenuti al momento sembrano più utili per definire posizionamenti strategici che per generare revenue.

C’è poi chi come Vodafone sta cominciando invece a muoversi con sempre maggiore disinvoltura nel mondo dei servizi M2M (machine-to-machine): l’anno scorso la telco ha perfezionato l’acquisizione dell’italiana Cobra, specializzata nella creazione di hardware dedicato alle connected car o Smart Car. E uscendo fuori dai confini europei, dagli Stati Uniti alla Cina quello delle comunicazioni da e tra veicoli sembra essere uno dei settori più interessanti per l’immediato futuro: AT&T connette già un milione di Smart Car.

Ma è sull’integrazione e la convergenza delle diverse piattaforme e servizi a cavallo tra telecomunicazioni pure, televisione e ICT che in un mercato maturo come il nostro si giocherà la possibilità reale di tornare ai vistosi segni più a cui le telco del Vecchio continente si erano abituate negli anni ’90 e nella prima decade del Duemila.

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