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Da singoli progetti a Smart City il passo non è breve... e si chiama integrazione

Senza una visione d'insieme di tutte le iniziative, parlare di "città connessa" è solo un modo di vendere una visione del futuro per ottenere sovvenzioni pubbliche. Con il coordinamento invece il beneficio complessivo sarà maggiore della somma dei singoli vantaggi, spiega David Socha, utilities practice leader di Teradata. L'esempio del "profilo energetico individuale" nel campo Smart Energy

David Socha - Utilities Practice Leader, TeradataHo letto recentemente un articolo sul Sole 24 Ore sul progetto di trasformare Capri in una Smart City, anzi nella prima comunità territoriale italiana con un sistema integrato di energie rinnovabili e nuovi servizi telematici al servizio di residenti, turisti e aziende. E mi sono chiesto quanto la gente comune abbia consapevolezza e percezione delle iniziative smart, e in particolare delle smart city. Alcuni in Europa pensano che. senza un adeguato sostegno, questo tipo di iniziative sono condannate a morire prematuramente. Io non ci credo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le iniziative Smart City sono già partite nelle zone urbane densamente popolate. Mi riferisco a progetti come l’illuminazione stradale a basso consumo energetico, alle iniziative di individuazione automatica dei parcheggi liberi, agli uffici e appartamenti con clima controllato e a basso consumo energetico, all’accesso online ai portali della pubblica amministrazione con un unico account e via discorrendo.

Pochi ne hanno sentito parlare? E se invece dicessi Smart Lighting, Smart Parking, Smart Buildings, Smart Government? Ah ecco…, questi termini sono più familiari a molti di noi.

Tutte questo può essere chiamato molto più semplicemente “progresso”, evoluzione naturale delle cose, proprio come le città che si sono sempre evolute sin da quando esistono. I Romani inventarono le “fognature smart” quando perfezionarono le tubature e diedero agli abitanti un’alternativa all’abitudine di gettare i liquami dalla finestra. Parlando di finestre, ci fu un tempo in cui la “finestra smart” è stata la cosa più fantastica mai inventata: a un certo punto qualcuno ha pensato bene di riempire il foro nel muro comunicante con l’esterno con un materiale trasparente che riusciva a tenere fuori il vento. Geniale.

E se le iniziative smart dei giorni nostri fossero solo un nome convenzionale con cui chiamiamo cose che accadrebbero comunque? È davvero così sorprendente che i cittadini non abbiano una chiara percezione degli sforzi che si stanno facendo per far diventare le loro città più “smart”? Non credo. C’è un rovescio della medaglia però, ed è questo: esiste qualcosa che merita davvero l’appellativo “smart”? E pensandoci bene, che cosa è esattamente una “smart city”?

Solo una cosa rende davvero smart una città: l’integrazione. Senza la capacità di riunire tutte le iniziative, una smart city è solo un modo di vendere una visione del futuro per ottenere sovvenzioni pubbliche. E questo evidentemente non basta. Ma quando si arriva all’integrazione si inizia a generare valore aggiunto da tutte quelle iniziative che ho menzionato sopra: il beneficio di tutti quei singoli progetti sarà maggiore della somma delle loro parti. E questo è smart.

Prendiamo in considerazione qualche esempio in un settore strategico, chiamiamolo Smart Energy per ora. Smart Energy potrebbe significare un sacco di cose. Potrebbe significare l’integrazione dei dati sul consumo di energia a casa con il consumo di energia dell’auto elettrica. Ci sono molti vantaggi aggiuntivi per il singolo cittadino, per la comunità e per l’ambiente. Nuove tariffe studiate apposta per l’utilizzo individuale; incentivi a utilizzare più energia proveniente da fonti rinnovabili; opportunità di utilizzare la riserva di energia del veicolo elettrico in casa o di rivenderla al gestore della rete elettrica.

Andando oltre, potremmo integrare i dati relativi a un più ampio uso dell’energia: quando si prendono i mezzi pubblici; quando sì è al lavoro; quando si partecipa a eventi in città. Ciò potrebbe portare a un ‘profilo energetico’ individuale complessivo che vi permetterà di ottenere sconti da parte di fornitori competitivi che vi considereranno un cliente molto interessante; o di ricevere consigli su come fare ancora meglio, risparmiando ancora più denaro e permettendovi di contribuire meglio e di più alla vostra Smart City.

E se poi riusciste a integrare i vostri dati energetici con i dati dell’amministrazione locale per comprendere meglio l’efficienza energetica della vostra casa? Potreste beneficiare di sovvenzioni per migliorare l’isolamento termico. L’amministrazione locale potrebbe gestire meglio gli aiuti a breve termine e i piani di costruzione a lungo termine.

Il nostro concetto allargato di Smart Energy potrebbe anche significare integrare i dati dai profili energetici delle persone care. Con il loro consenso, si potrebbe monitorare l’utilizzo energetico di parenti anziani o studenti che muovono i primi timidi passi fuori di casa, con l’impostazione di avvisi per attività insolite o al raggiungimento di un certo livello di spesa. A me questo sembra smart!

Questi esempi diventano realizzabili grazie all’integrazione dei dati provenienti da una serie di iniziative individuali, come i contatori intelligenti, la smart grid, i veicoli elettrici, la geolocalizzazione dei servizi, l’amministrazione smart e altri progetti simili. Alcuni di questi progetti apportano già dei benefici per se stessi. Ma avremo davvero una società smart – e delle città smart – solo quando integreremo i dati di ciascuno di questi singoli progetti per arrivare a generare un tutto più grande. Ecco cosa significa smart.

 

* David Socha, ingegnere specialista di reti di distribuzione elettrica, in Teradata è alla guida della divisione Utility nelle regioni Europa, Medio Oriente e Africa, e Asia Pacifica-Giappone. Da un anno tiene un blog su Forbes sui vari aspetti dell’utilizzo di dati e analitycs per Utilities, Smart Cities e IoT, ed è regolarmente invitato come speaker a convegni ed eventi su questi temi

 

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