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SIA compra T-Frutta: il mobile couponing pensa in grande

Il colosso dei pagamenti digitali ha acquisito il 69% della startup parmigiana Ubiq, che sette mesi fa ha lanciato la Mobile App che consente di avere cashback diretti sullo smartphone per prodotti di largo consumo in promozione. Obiettivo 100mila utenti e diffusione in tutta Italia

Qualche mese fa, al momento del suo lancio (maggio 2015), avevamo parlato di T-Frutta, un’App sviluppata dall’italiana Ubiq (spinoff dell’Università di Parma) basata sull’innovativo concetto del cashback diretto nel largo consumo.

In pratica l’applicazione consente al consumatore che acquista i prodotti presenti su un volantino virtuale di avere un rimborso in denaro, accreditato su conto corrente, sull’account PayPal, o trasmesso con assegno circolare: basta fotografare lo scontrino della spesa con lo smartphone.

Già a maggio Ubiq aveva ricevuto le manifestazioni di interesse di molti brand primari del largo consumo italiano a inserire i loro prodotti su T-Frutta. Tra questi Barilla, Ferrero, Unilever, Heineken, Conserve Italia, Granarolo, Grandi Salumi Italiani, Parmareggio, Auricchio, Bolton, Beiersdorf, Branca, Lavazza, Findus, Ponti, San Pellegrino.

Dopo sette mesi dal lancio, gli utenti attivi di T-Frutta sono circa 35mila, gli scontrini gestiti oltre 112 mila, con un totale di accrediti ai consumatori di oltre 300mila euro. Ma ora la startup parmense può fare davvero il salto di qualità: pochi giorni fa infatti SIA, il colosso delle tecnologie di pagamento, ne ha acquisito il 69% delle azioni.

Se per Ubiq è una grande opportunità per industrializzare i servizi di T-Frutta, per SIA è l’occasione di differenziare il proprio portafoglio di attività entrando in un settore ancora acerbo in Italia, ma dal potenziale straordinario, come spiega un articolo del CorCom.

«In Italia il giro d’affari legato al couponing cartaceo si aggira intorno ai 70 milioni di euro, mentre per quanto riguarda gli strumenti mobile il comparto è ancora tutto da inventare», spiega Davide Pellegrini, fondatore e presidente di Ubiq. «Il nostro modello di business è fondato sulla ritenuta di una commissione (fee) rispetto al cashback erogato dalle aziende clienti ai consumatori finali. Le commissioni dei coupon digitali sono assai inferiori a quelle applicate nel mondo cartaceo, dove arrivano al 14% del rimborso».

«La grande sfida per noi», continua Pellegrini, «è riuscire a perfezionare l’industrializzazione del sistema, garantendo ai nostri utenti gli standard di qualità e di servizio offerti da SIA. I numeri ci sono: il target di riferimento è quello degli under 54, il meccanismo dà alti tassi di redemption, anche del 35%. La prossima tappa è il lancio in tutta Italia entro l’estate 2016 (T-Frutta è stata lanciata inizialmente solo a Milano), per cui sono imprescindibili un irrobustimento del motore analitico e lo sviluppo di partnership con i clienti di SIA. A breve potremo ufficializzare i nuovi accordi, spero nell’ambito dell’elettronica di consumo».

PIù in dettaglio, T-Frutta funziona così: dopo aver scaricato la app (disponibile per iOs e Android) e aver autorizzato Ubiq al trattamento dei dati personali, basta inserire nella piattaforma un conto corrente o un account PayPal al quale sarà inviato il cashback. L’applicazione genera quindi un volantino digitale con i prodotti in promozione, suddivisi per categorie merceologiche. L’utente può recarsi in qualsiasi negozio, supermercato o centro commerciale che disponga di tali prodotti e che emetta uno scontrino parlante, acquistarli, e utilizzare T-Frutta per fotografare con lo smartphone la ricevuta. L’applicazione invia automaticamente al sistema il documento, che viene processato, e autorizza in caso di esito positivo il cashback, che viene accreditato direttamente sul conto del consumatore. In alternativa si può richiedere il saldo via assegno circolare («non è mai successo», precisa Pellegrini) o donare la somma a soggetti terzi. Naturalmente, più viene utilizzato, più il sistema progredisce nella capacità di generare offerte mirate a specifici cluster di utenti.

Se per Ubiq, che finora ha generato entrate per 800 mila euro, l’obiettivo nel medio termine è triplicare questa cifra, per SIA l’acquisizione si inserisce in un quadro strategico di sviluppo delle competenze interne e di differenziazione in nuovi mercati, anche tramite meccanismi di buy out.

 

 

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