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I “Big” del Mobile e l’ecosistema di App: il caso Instagram-Hyperlapse

Il lancio della nuova App per catturare video in “time-lapse” sposa la strategia già avviata da altri come Google, Foursquare e Zynga, oltre alla stessa Facebook: creare una “costellazione” di soluzioni specialistiche con brand propri, tutte collegate, per conquistare nicchie diverse di appassionati trasformandoli in utenti ad alta fidelizzazione. Il parere di Fabio Lalli, esperto di comunicazione e strategie digitali e CEO di IQUII

Instagram, il servizio di mobile photo sharing che dal 2012 è business unit di Facebook, ha appena lanciato Hyperlapse, una Mobile App che permette di catturare video in time-lapse, e quindi elimina l’effetto “mosso” dando al video qualità a livello cinematografico. Al di là delle funzionalità innovative della nuova App però è molto interessante approfondire le modalità del lancio da parte di Instagram, e come questo si inserisce all’interno di una strategia più ampia di costruzione di un “ecosistema di App” con funzioni molto specifiche. App tutte collegate tra loro e accessibili con le stesse credenziali, che conquistano nicchie diverse di appassionati trasformandoli in utenti ad alta fidelizzazione.

A questo scopo riprendiamo quindi il parere di Fabio Lalli, esperto di comunicazione e strategie digitali, e CEO & CoFounder di IQUII – Forward Thinking, una digital company specializzata in marketing digitale, sviluppo di Mobile App, Internet of Things e wearable computing. «Come è già successo per Facebook con Messenger (e altre), per Google con Gmail, Now (e altre), Zinga con molte applicazioni, Foursquare con Swarm, ci troviamo di fronte a una scelta che sembra essere diventata un trend».

Fabio Lalli, CEO & CoFounder di IQUIIInizialmente il rilascio di App verticali e con nomi nuovi è stato indicato da molti come un’eccessiva frammentazione. In effetti per permettersi una strategia del genere occorre essere dei colossi in grado di conquistare utenti con brandi diversi, ma per questi ultimi Lalli vede molti più vantaggi che svantaggi.

Gli svantaggi sono un paio. Uno è la manutenzione di più app invece di una sola, che però nel caso di colossi come questi può ridursi a un “happy problem”, e addirittura se gestita in modo ottimale può consentire attività più snelle, rapide, e fatte da team più specializzati. L’altro è la sensazione dispersiva di “frammentazione” che alcuni utenti possono avere.

I vantaggi per Lalli sono sensibilmente superiori. Proviamo a sintetizzarli:

Sperimentazione a basso costo: un po’ come avviene nel modello “lean startup”, si punta a creare un modello di successo, e in base al principio “build, measure, learn“, se questo modello non va, si chiude. Senza impatti sul brand o sul prodotto principale. Questo approccio prevede ovviamente tanti fallimenti – pensiamo a Facebook con le app Paper, Camera, Mentions, Slingshot o Home – ma rischi e costi sono molto bassi.

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User experience: ogni progetto ha i suoi processi, interazioni e funzionalità specifiche. Un’esperienza utente studiata ad hoc permette, con grande probabilità, maggior soddisfazione e conversione.

Utenza verticale: applicazioni con funzionalità molto specifiche permettono di conquistare nicchie di utenza molto competente ed esperta, che più facilmente assicura alti livelli di fidelizzazione e opportunità di fatturato.

Posizionamento negli app store: avere app differenti permette di moltiplicare la presenza e la visibilità negli app store con nomi, immagini e keywords diverse (e magari in categorie diverse).

Occupazione di “spazio utente”: il numero di app installate dall’utente medio cresce, ma quelle che utilizza sono poche. La posizione nella schermata principale del device è quindi sempre più importante, e avere più app vuol dire presidiare meglio a livello di brand (e d’uso) lo “spazio dell’utente”.

Differenziazione dei modelli di fatturato: mentre usare più modelli di fatturato nella stessa applicazione rischia di infastidire l’utente, ogni App diversa permette di sperimentare un modello di entrate diverso. Il processo di acquisto “in app” quindi può essere reso molto specifico e puntuale per ogni applicazione.

Architettura: ogni applicazione ha le sue criticità architetturali ed esigenze. «Puntare su un’architettura unica che possa sostenere molte App, o App molto estese in termini di funzionalità, rischia di diventare molto costoso, e poco manutenibile e scalabile», osserva Lalli. «Avere invece una struttura dedicata permette di poter scalare, modificare e rivedere la logica con meno impatto e performance migliori».

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