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Gartner: quattro best practice per sviluppare Mobile App per il business

Secondo la società di ricerca la domanda per queste soluzioni nelle aziende crescerà 5 volte più velocemente della capacità delle organizzazioni IT interne di rispondere. È difficile e costoso trovare specialisti, e molte imprese sono ancora ai primi passi nella scelta di strumenti, fornitori, piattaforme

Entro il 2017, la domanda di servizi di sviluppo di Mobile App nelle aziende aumenterà cinque volte più velocemente della capacità delle organizzazioni IT interne di erogarli. E’ il parere di Gartner, secondo cui la continua crescita delle consegne di mobile phone, che nel 2019 raggiungerà 2,1 miliardi di unità, alimenterà la domanda di App per il mondo aziendale con gli stessi alti livelli di performance e usabilità delle App per il mondo consumer.

Il problema per le imprese, spiega Adrian Leow, principal research analyst di Gartner, è accelerare i processi di sviluppo, rilascio e manutenzione delle mobile app per soddisfare la crescente domanda, in uno scenario in cui è sempre più difficile e costoso trovare specialisti di sviluppo mobile con buone competenze.

«Per le organizzazioni è sempre più difficile rispondere con tempismo ai cambiamenti del mercato, per cui per la fretta le app che sviluppano sono più tattiche che strategiche – spiega Leow -. La strategia di enterprise mobility deve basarsi su strumenti e tecniche per soddisfare le crescenti esigenze del business in questo senso».

Secondo Gartner negli odierni scenari di lavoro digitali un dipendente usa in media tre diversi dispositivi al giorno nella routine quotidiana, numero che salirà a 5-6 quando i prodotti wearable e l’internet of things diventeranno fenomeni di massa. Molti di questi lavoratori hanno abbastanza autonomia da poter scegliere i device, le app, e a volte anche i processi con cui svolgere le loro attività. I dipartimenti IT quindi sono spinti a sviluppare sempre più mobile app in sempre meno tempo.

Nonostante questo secondo un’indagine Gartner a tutto il 2014 la maggior parte delle organizzazioni ha sviluppato meno di 10 app, e “un numero significativo” non ne ha sviluppata nessuna.

«Questo è un segnale di come la strategia di mobility in molte organizzazioni sia ancora ai primi passi, alle prese con la scelta di strumenti, fornitori, piattaforme, e molto indietro rispetto alla capacità di rilasciare decine di applicazioni».

Ci sono quattro best practice, secondo la società di ricerca, che si possono utilizzare come linee guida per affrontare le sfide odierne dello sviluppo di app in ambito business.

1) Stabilire un ordine di priorità di sviluppo. I team di sviluppo di mobile app sono sovraccarichi, e hanno difficoltà a stare dietro alle richieste. Il risultato spesso è un meccanismo “first come, first served” che privilegia chi chiede prima e chi a voce più alta. Questa carenza di programmazione sulla base delle reali opportunità di creazione di valore porta a un inefficiente uso delle risorse di sviluppo, e a un degrado della qualità delle app. I team di sviluppo invece devono definire un processo di attribuzione di priorità ai progetti che rispecchi il valore generabile per il business.

2) Adottare un approccio IT bimodale. L’integrazione è spesso l’aspetto più impegnativo (e sottovalutato in termini di tempi) nello sviluppo di un’app, se si segue il tradizionale metodo “a cascata” (waterfall). Gartner consiglia di sostituire questo approccio con uno “bimodale”, che permette di sviluppare app in modo più veloce ed efficiente, basandosi su due linee d’azione. La prima prevede la creazione di infrastrutture e API stabili per permettere alle app di scambiare dati con i sistemi di back-end senza impattare sulle applicazioni enterprise. La seconda usa tecniche “agile” e di alta produttività per sviluppare velocemente le funzionalità di front-end delle app richieste dal business.

3) Utilizzare strumenti di sviluppo RMAD (rapid mobile app development). Nell’ambito degli strumenti di sviluppo è in corso una significativa evoluzione. Ci sono molti approcci di RMAD, tra cui strumenti di drag and drop senza scrittura di codice, code generation e orchestration, model-driven development, forms construction, e altri. Questi tool permettono anche a chi non ha skill di programmazione né conoscenza dei linguaggi di sviluppo, come le persone di business, di mettere insieme rapidamente prototipi di mobile app e lavorare per correzioni su questi modelli.

4) Adottare approcci “mixed-sourcing”. Per mantenere il controllo totale del processo di sviluppo molti lo mantengono completamente all’interno dell’organizzazione, ma questo è sempre più difficile per la carenza di competenze specialistiche e la loro ampiezza, dai risvolti psicologici del disegno delle interfacce grafiche al testing delle performance in funzione della copertura di rete. E’ uno scenario in cui è sempre più efficiente affidarsi a terze parti specialiste nei vari aspetti. Le organizzazioni sicuramente miglioreranno le loro competenze di sviluppo mobile interne nel tempo, ma già ora solo il 26% riesce a mantenere il processo di sviluppo di mobile app totalmente all’interno, mentre il 55% utilizza con successo un modello di “mixed sourcing”.

 

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