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Mercato IoT: i buoni segnali dall'agricoltura, le opportunità del PNRR

Alla vigilia della presentazione dei risultati della ricerca annuale sul mercato IoT in Italia, Giulio Salvadori, direttore dell'Osservatorio, ci anticipa quale tendenza che influenzerà il futuro del comparto

Mancano due giorni alla presentazione dei risultati dell’Edizione 2022 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.
In attesa di conoscere i numeri ufficiali, abbiamo chiesto a Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio, qualche anticipazione sulle tendenze in atto e sulle evoluzioni di un comparto che sembra essere arrivato a quella maturità che consente di diventare vero e proprio abilitatore di nuove leve di business.
Non è un caso che il titolo scelto per questa edizione della ricerca sia “Guardare oltre la ripresa: strategie e investimenti per l’Internet of Things”.

L’evoluzione dell’offerta secondo l’Osservatorio

“Le principali novità che osserviamo sul mercato dell’Internet of Things – è la premessa di Giulio Salvadori – riguardano l’evoluzione del business, l’evoluzione dell’offerta, l’evoluzione dei modelli di business”.
L’esempio concreto di questa trasformazione, che non a caso sarà proprio sul palco il 13 aprile, viene dal mondo dell’agricoltura.
“La Smart Agriculture è un ambito in grande espansione nel quale si stanno registrando casi interessanti. Non si tratta più solo di mettere sensori, ma di avere uno sguardo nuovo al loro utilizzo. Sul palco ci sarà un’azienda italiana, Carraro, che non solo ha reso connessi i propri trattori, ma li ha corredati di servizi nuovi, che abilitano interventi anche da remoto in caso di guasti o malfunzionamenti, o difettosità. Significa poter effettuare richiami su lotti specifici, riducendone l’impatto economico, significa abilitare servizi di assistenza e manutenzione anche da remoto, sempre in ottica di maggiore efficienza e sicurezza”.
Di fatto, è questo solo un esempio, è possibile ripensare la logica con la quale vengono effettuati i tagliandi, non più su base temporale, ma sulla base dell’effettivo utilizzo del macchinario.
Interessante, sottolinea Salvadori, è il fatto che non si tratta più di qualche esempio o caso isolato nel mondo, ma si comincia a parlare di progettualità che prendono corpo anche nel nostro Paese.

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Le buone pratiche dell’agricoltura, il mtering idrico, la sanità

Per quanto riguarda gli ambiti applicativi, oltre ai settori che possiamo considerare “tradizionali” per il mondo IoT, progettualità interessanti si stanno sviluppando sul metering idrico.
“Dopo la consultazione dell’Authority a gennaio, si sta aprendo la strada anche in questo ambito alla sostituzione con dispositivi che consentono di monitorare costi e consumi. È dunque un ambito che porta con sé potenzialità davvero importanti”.

Oltre ad agricoltura e metering idrico, il terzo ambito di sviluppo del mercato è oggi rappresentato dalla sanità, anche sulla scorta di quanto generato in termini di domanda durante la fase acuta della pandemia.
“Sono tre segmenti che pesano ancora relativamente poco, ma dai quali ci aspettiamo crescite e sviluppi molto interessanti”.

Ciò che Giulio Salvadori rileva è un cambiamento nell’approccio: “Sta cambiando il modello economico. Non si parla più di un oggetto connesso sul quale si applica un premium price in ragione delle maggiori funzionalità, ma di prospettive del tutto nuove abilitate dalla connettività, nelle quali l’Internet of Things non è nemmeno centrale, ma è comunque abilitante. Penso ancora al mondo dell’agricoltura: parliamo delle nuove generazioni, che magari ereditano l’azienda del padre o del nonno. Generazioni native digitali, che cercano nuovi servizi e lascino emergere nuove esigenze”.

Se agricoltura, metering idrico e sanità sono le tre aree dalle quali ci si aspettano le crescite più interessanti, la sanità è comunque anche il settore che forse ha più deluso le aspettative: “Forse visto quello che è successo nel 2020 ci aspettavamo un po’ di più dal settore sanitario. Però è anche vero che gli attori di questo settore sono diversi da quelli del mondo delle imprese e hanno un approccio diverso a questo tipo di innovazione, che vedono non esente da rischio e condizionato da una serie di vincoli normativi. Lo stesso possiamo dire per il settore delle smart city. Il fronte dell’agricoltura può invece contare sulla spinta propulsiva di clienti illuminati rispetto all’innovazione”.

Le opportunità nel PNRR

Interessanti, secondo Salvadori, sono le prospettive per l’IoT “nascoste” tra le pieghe del PNRR.
“Abbiamo identificato quattro direttrici di spesa, che a nostro avviso valgono alla fine una trentina di miliardi di euro. La medicina e l’assisted living, in primis, la fabbrica, con tutto quanto ruota intorno al Piano Transizione 4,0, anche se non necessariamente legato al solo IoT, il tema energetico, in particolare sul monitoraggio dei consumi, e poi il fronte delle smart city e della gestione delle infrastrutture. Chiaramente, non parliamo di fondi destinati in toto all’IoT, ma di una dotazione che potrebbe essere destinata per il 60/70% a strumenti e soluzioni legati all’Internet delle cose”.

In uno scenario tutto sommato positivo, qualche criticità non manca.
E per Salvadori la criticità si chiama integrazione e interoperabilità.
“È uno degli aspetti ancora critici e sui quali gli sviluppi non sembrano proseguire molto celermente. Ci sono aggregazioni su progetti specifici, che però diventa poi difficile estendere ad altri ambiti”.

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