Data Center: la chiave per lo sviluppo dell’industria tra digitale e sostenibilità | Internet 4 Things

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Data Center: la chiave per lo sviluppo dell’industria tra digitale e sostenibilità

Da politiche industriali e scenari di mercato che premiano i temi della sostenibilità e dell’inclusione si aprono nuove prospettive per le aziende, anche in termini di sviluppo di nuovi modelli di business, un nuovo modo di fare impresa basato su innovazione, sostenibilità e attenzione al capitale umano. A credere molto in questa convergenza c’è Schneider Electric

Alla luce di quanto accaduto in questo ultimo anno e mezzo, della discontinuità e delle perdite dovute all’attuazione delle misure emergenziali di contenimento della pandemia da Covid-19, appare più che mai evidente la necessità di indirizzare investimenti mirati e strutturati per sostenere la ripresa di uno dei settori che più hanno risentito della crisi e che rappresenta un’asse portante dell’economia italiana: il manifatturiero.

Appare dunque più che mai positivo il fatto che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) presentato dal Governo Draghi assegni circa 24 miliardi di euro, cui si aggiungono i circa 18 miliardi del Piano Transizione 4.0 varato nei mesi precedenti, destinandoli specificamente al supporto di strategie di Digitalizzazione, Innovazione e Competitività del Sistema Produttivo italiano,

Interventi mirati che hanno l’obiettivo di rafforzare il tasso di digitalizzazione e innovazione tecnologica di un comparto che, insieme al suo indotto, pesa più del 50% del PIL. Interventi che nel PNRR assumono una fisionomia precisa così esplicitata: “investimenti in tecnologie avanzate, ricerca e innovazione”, “investimenti per le connessioni ultraveloci in fibra ottica 5G”.

Se alla politica industriale spetta oggi il compito di attenuare l’impatto della crisi, come già avvenuto in altre circostanze in passato, è chiaro che proprio l’innovazione tecnologica è la chiave per il rilancio dell’Italia – e il comparto manifatturiero nel suo insieme – dal quart’ultimo posto occupato nel Digital Economy and Society Index (DESI), elaborato periodicamente dalla Commissione Europea.

C’è un digital divide da colmare, soprattutto nelle piccole e medie imprese ancora restie ad aprirsi alle nuove tecnologie digitali e ci sono leve tecnologiche non più trascurabili, se non si vogliono mettere in discussione competitività e capacità di presidio anche rispetto ai mercati internazionali sui quali si gioca la partita del Made in Italy.

Digitale e sostenibilità: gli ingredienti per la ricetta del recovery industriale

Oggi la grande sfida è diventata quella di scalare le opportunità del digitale a livello di processi produttivi aziendali, di affrontare e accelerare progetti di trasformazione più articolati e complessi, in grado di rispondere a nuovi bisogni emergenti, come quelli legati al raggiungimento di nuovi obiettivi di sostenibilità ambientale o di dare vita a organizzazioni in grado di garantire una migliore inclusione a livello sociale aumentando allo stesso tempo la competitività. Non a caso, alla Missione 2 del PNRR “Rivoluzione verde e transizione ecologica” è destinata la tranche più corposa dei finanziamenti. 59,33 miliardi suddivisi in 4 componenti Economia circolare e agricoltura sostenibile (5,27 miliardi), Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile (23,7 miliardi), Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (15,22 miliardi), Tutela del territorio e della risorsa idrica (15,06 miliardi).

Una trasformazione economica oltre che tecnologica e industriale che ha il suo presupposto nella certezza che senza i dati del digitale non possiamo stabilire, realizzare e misurare percorsi di trasformazione ecologica dell’economia. Nel manifatturiero questa esigenza è poi amplificata dalla rapida ed estesa diffusione dell’Internet of Things (IoT) e dell’Industrial Internet of Things (IIoT).

Tra tutti i settori, il manifatturiero è quello che più di altri può incidere su questa trasformazione. La digitalizzazione dei prodotti e delle infrastrutture, il ripensamento dei processi operativi e la trasformazione, in alcuni casi anche radicale, del rapporto tra prodotti produttori e utenti, permette di intervenire e di incidere in modo radicale a livello di ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse, di riduzione degli sprechi e sotto il profilo della generazione di nuovo valore per le imprese e per la società.

Il 5G, grazie alla ridotta latenza e agli elevati livelli di velocità e affidabilità, abilita nuovi livelli di automazione, in ragione della disponibilità e dell’accessibilità in tempo reale dei dati provenienti da macchine, impianti, linee, robot, magazzini, AGV e apre la strada a nuovi servizi, come la manutenzione predittiva e preventiva, con tutti i vantaggi e benefici che ne derivano.

Sono questi i temi chiave, che poi definiscono il paradigma dell’Industry 4.0, sui quali Schneider Electric da tempo ha scelto di giocare una partita importante, convinta che si tratti di priorità – anzi di urgenze – universali.

Come gestire i dati IIoT giostrandosi tra Cloud Data Center ed Edge computing

E se la trasformazione digitale si basa sui dati raccolti da ogni asset presente sul campo (sensori, dispositivi e macchine), allora servono infrastrutture adatte a supportare nuovi bisogni. Quanto più le aziende dei più svariati settori iniziano a sfruttare le applicazioni dell’Industrial IoT, tanto più si pongono domande su come e dove elaborare e archiviare al meglio le grandi quantità di dati generati, scegliendo tra le opzioni possibili: edge computing industriali, grandi Data Center locali aziendali, colocation, Data Center cloud.

McKinsey & Company stima che le aziende spenderanno tra i 175 e i 215 miliardi di dollari per l’hardware IIoT entro il 2025, includendo in questo l’hardware di calcolo, i sensori, il firmware e lo storage. Gartner, invece, prevede che il 75% dei dati generati dalle imprese sarà memorizzato, elaborato, analizzato e “agito” a livello edge entro il 2025: un numero grande, che lascia pur sempre però ancora un 25% di dati da elaborare altrove. Il che riporta alla questione di come decidere dove sia meglio memorizzare, elaborare e analizzare tutti quei dati IIoT. Per rispondere alla domanda, è necessario esplorare quattro fattori sui dati in questione, le quattro V: volume (quanti dati vengono generati), varietà (diversi tipi di dati), valore (rilevanza e per quanto tempo è necessario conservare i dati) e veridicità (arrivare alla verità).

Mentre il cloud computing sfrutta i Data Center centralizzati, l’edge computing sfrutta i micro-Data Center distribuiti ai margini della rete, dove i dati vengono utilizzati più vicino alla posizione in cui vengono generati. Implementazioni perimetrali risultano fondamentali nel soddisfare le richieste di larghezza di banda, bassa latenza e performance affidabili, ma anche requisiti normativi e di conformità da parte delle applicazioni IoT, non indirizzabili attraverso il modello cloud convenzionale.

Trovare il giusto equilibrio tra edge computing industriale, Data Center aziendali più grandi o in colocation, Data Center cloud può essere complesso, e scelte sbagliate possono generare costi aggiuntivi. Anche nel mondo industriale, oggi, diventa quindi estremamente importante saper fare un’analisi accurata delle proprie esigenze IT che non lasci nulla al caso e al contempo sia gestibile con flessibilità e scalabilità. Anche questo è un segnale di come il mondo dell’industria stia entrando in un futuro sempre più a trazione – e a valore – digitale.

La sfida dell’efficienza energetica: dalle iniziative di green Data Center alla sostenibilità dell’edge

Di fronte alla costante richiesta di potenza di calcolo per reggere la digital transformation e al contempo, della maggiore sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale, assume sempre più rilevanza la ricerca di vie alternative e di nuovi modelli che consentano di ridurre i consumi legati all’uso di Data Center.

Ed è anche grazie alle innovazioni tecnologiche che in questi anni hanno interessato proprio il Data Center e alle sempre più numerose iniziative green, che è stato possibile aumentare le capacità elaborative (addirittura di 6 volte tra il 2010 e il 2020) senza un aumento proporzionale del consumo energetico. I protagonisti del comparto si allineano per individuare soluzioni e obiettivi comuni. Un esempio è la recente stipula di un “Patto per la neutralità climatica dei Data Center”.

Certo è che, e non fa assolutamente trascurato, il crescente bisogno di infrastrutture edge, per garantire quella business continuity e quella resilienza che nel “new normal” oggi le aziende si aspettano, rende la sfida dell’efficienza energetica più che mai urgente anche in questo comparto. Il continuo aumento dei dispositivi connessi, lo sviluppo dell’Internet of Things se non dell’Internet of Everything, e più in generale la trasformazione digitale della nostra economia, porta con sé la generazione di enormi quantità di dati per i quali sempre più spesso si richiede una elaborazione più rapida e più vicina al punto di generazione o consumo dei dati stessi.

Secondo uno studio firmato Schneider Electric entro i prossimi 4-5 anni dovrebbero essere installati circa 7,5 milioni di nuovi micro Data Center la cui impronta globale alla potenza di picco dovrebbe raggiungere i 120 GW. Portare queste installazioni da una condizione di efficienza moderata a una di alta efficienza equivarrebbe a portare la spesa per il consumo energetico annuale da 109 a 92 miliardi di dollari e da 600.000 a 450.00 tonnellate di CO2 all’anno. Nella visione di Schneider Electric sono 4 i punti focali sui quali una strategia che punti allo sviluppo di green Data Center anche in ambito edge dovrebbe investire: maggiore standardizzazione e integrazione; maggiore efficienza; facilità ed economicità nella manutenzione; monitoraggio e gestione remoti supportati dall’AI.

Sostenibilità: i nuovi termini dell’offerta Schneider

“Le nostre risposte sono chiare. Già prima della crisi abbiamo iniziato a proporre una generazione di soluzioni di gestione dei Data Center prima della crisi. Il DCIM (Data Center Infrastructure Management) di nuova generazione sfrutta il cloud e l’intelligenza artificiale per fornire analisi predittive, benchmark delle prestazioni, avvisi e allarmi automatici. E consente una gestione remota praticamente da qualsiasi dispositivo: telefono, tablet o pc” spiega Steven Carlini, Vice President of Innovation and Data Center di Schneider Electric.

In uno scenario di cloud ibrido, qual è quello nelle oggi le imprese si muovono, non è detto che applicazioni e servizi si trovino sulla stessa rete: qualcosa potrebbe trovarsi in cloud, qualcosa in locale. In questo caso, è fondamentale che vi sia una stretta integrazione e allineamento secondo protocolli, regole e policy definite.

E il DCIM di nuova generazione è ideale non solo per ambienti di Data Center centralizzati, ma anche per implementazioni edge, che sono impossibili da monitorare a meno che non si disponga di funzionalità di visibilità remota. Rende più facile per le aziende estendere le proprie capacità di monitoraggio e gestione mentre aggiungono siti perimetrali in ambienti distribuiti. Sebbene richieda l’installazione del software in loco, il software è super leggero, il che significa che utilizza risorse di calcolo minime perché la maggior parte dell’elaborazione avviene nel cloud. DCIM di nuova generazione dispone anche di una memoria locale, quindi se si verifica un’interruzione, il sistema memorizza i dati e li trasmette non appena viene ripristinata l’alimentazione.

Nel tempo, DCIM di nuova generazione aggiungerà più funzionalità e le sue capacità di apprendimento automatico miglioreranno man mano che verranno raccolti, analizzati e utilizzati più dati macchina per perfezionare la capacità del software di guidare raccomandazioni e pianificazione.

In occasione del proprio Innovation Summit 2021, la società ha annunciato significativi miglioramenti nella gestione e nel monitoraggio remoti dei Data Center e delle implementazioni di edge computing.

Oggi, la soluzione EcoStruxure IT consente la gestione remota da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi momento, consentendo così ai datacenter di restare operativi e disponibili anche in assenza di personale qualificato sul posto.

In una logica predittiva si inserisce anche EcoStruxure IT Expert, che, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, consente di valutare lo stato di salute dell’infrastruttura IT. Ad esempio è possibile monitorare lo stato delle batterie degli UPS e prevederne il fine vita, suggerendo anche azioni per migliorarne la durata.

La linea Smart-UPS APC Schneider Electric verrà corredata di scheda di gestione di rete 3 (NMC3) preinstallata per la sicurezza informatica avanzata. Tutto questo, per rendere monitoraggio e gestione remoti più robusti e sicuri.

Con il Data Center and Edge Energy Forecast Tool gli utenti saranno in grado di modellare il consumo energetico globale in meno di un minuto e ottenere una percentuale globale del consumo energetico totale del Data Center da parte di Data Center edge e più grandi.

“Promuovere l’efficienza operativa, attraverso una combinazione di sistemi connessi, servizi di manutenzione predittiva e software e analisi, garantisce che il DCIM svolgerà un ruolo fondamentale nei Data Center di Schneider Electric del futuro, aiutando il settore a rispondere alla sfida della sostenibilità dei Data Center” commenta Kevin Brown, Senior Vice President, EcoStruxure Solutions, Secure Power Division per Schneider Electric.

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