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Stragapede, Intel: l'Edge Computing nella realizzazione di soluzioni IoT

A colloquio con il responsabile Data Center Group South Europe Sales Manager di Intel su come Internet of Things e Edge Computing permettono di portare l'attenzione di organizzazioni e imprese sulla centralità dei dati

Per chi segue da vicino i fenomeni legati al mercato dell’Internet of Things appare evidente che il 2018 sta rappresentando una importante fase di passaggio. La “prima generazione” dell’IoT contrassegnata dalla scoperta e dalla “diffusione di intelligenza” ha aperto le porte alla “stagione dei dati“, a una Internet of Things che guarda pragmaticamente alla capacità di acquisire dati da tante nuove fonti e dalla contemporanea capacità di gestire queste fonti in modo razionale e sostenibile, spingendo allo sviluppo di nuovi modelli che permettano di usare sensatamente i dati che devono diventare conoscenza sempre più rapidamente, in sicurezza e razionalizzando il grande tema del rapporto tra IoT e Data Center e tra IoT e Cloud.

Abbiamo affrontato con Carmine Stragapede Data Center Group South Europe Sales Manager di Intel gli sviluppi legati all’Internet of Things e alle opportunità collegate alla crescita e allo sviluppo di un rapporto nuovo tra la diffusione sempre più ampia e capillare di nuove fonti di dati basate sull’IoT e le modalità di gestione dei dati stessi, con differenti piani d’azione.

Internet of Things come motore di innovazione

Da Stragapede raccogliamo subito l’invito a considerare il ruolo sempre più strategico dell’Internet of Things nello sviluppo del digitale per le organizzazioni e per le imprese. «Così come l’Internet  ha cambiato la società, il modo di relazionarsi, il modo di lavorare e ha dato vita a una economia digitale totalmente innovativa rispetto a quella precedente – osserva – Così, adesso, con l’Internet delle Cose, sta arrivando un cambiamento che è di un ordine di grandezza superiore a quello che abbiamo vissuto e che sta alla base della evoluzione nel rapporto tra macchine e persone, dell’organizzazione del lavoro delle imprese e dello sviluppo di nuovi prodotti, nuovi servizi e nuovi modelli di business».

E il tema oggi è dunque prima di tutto nella prospettiva con cui si deve guardare all’IoT: «Molti si concentrano sulla componente tecnologica – osserva – che è estremamente importante, ma il focus deve essere indirizzato a come impiegare i dati acquisiti. L’apparto tecnologico IoT, composto da sensori, sistemi di connessione e di calcolo, ha un valore “abilitante” fondamentale, ma il l’essenza di questa rivoluzione va letta nei dati che l’IoT è in grado di produrre e nei processi e nelle innovazioni che questa conoscenza può mettere in moto».

Lo abbiamo sentito spesso, il richiamo all’importanza dei dati e al concetto di “dato come nuovo petrolio”. Ma l’invito di Stragapede va oltre e spinge a puntare l’attenzione ai dati dell’IoT come abilitatori di nuovi servizi e nuovi modelli di business. «Le discussioni relative all’introduzione di soluzioni IoT deve passare dai forum di tecnologia a quelli di sales e marketing, deve quindi scalare l’organizzazione aziendale e diventare oggetto di pianificazioni strategiche e di business. Il focus va spostato dai tecnicismi IT/OT a come possiamo impiegare le informazioni provenienti da un prodotto intelligente e connesso alla rete in opportunità di mercato. L’abilitazione di nuovi servizi capaci di migliorare la relazione con il cliente, aiutarlo ad essere più efficace nel suo ambito operativo o supportarlo nell’efficientamento dei servizi di manutenzione o di approvvigionamento dell’energia, solo per fare alcuni degli esempi applicativi che possiamo essere realizzati. «In altre parole – continua Stragapede -, l’IoT diventa centrale per rendere intelligenti e connessi alla rete virtualmente qualsiasi prodotto: da una valvola per la termoregolazione fino alla serratura di casa. E possiamo andare anche oltre se pensiamo che molti servizi verranno nei prossimi anni modificati sostanzialmente grazie all’introduzione di dispositivi che contribuiranno ad acquistare servizi solo nei momenti in cui ne avremo effettivamente bisogno o erogarli con tariffe che si adegueranno dinamicamente sulla base dei diversi profili di comportamento».

IoT come nodo centrale delle strategie aziendali

Ed è proprio questa visione “olistica”, omnicomprensiva, che abilita l’IoT a diventare un punto centrale nelle nuove strategie aziendali. «Lavorare sui dati – afferma Stragapede – permette di dare una accelerazione all’innovazione dei processi, dei prodotti e dei modelli d business, ma a sua volta l’Internet of Things richiama la necessità di un nuovo approccio, di una rilettura razionale del rapporto tra fonti di dati, capacità computazionale e gestione della conoscenza. Così come l’IoT permette di far crescere la capacità di leggere i dati sul campo, qualunque esso sia (dall’Industria 4.0, all’agrifood, sino alla sensoristica per le città intelligenti) è necessario parimenti disporre di sistemi di acquisizione ed elaborazione dei dati direttamente sul campo, ovvero bisogna disporre d una capacità computazionale adeguata al tipo di dati e al tipo di informazioni necessarie per gestire al meglio l’intelligenza esattamente dove serve. Ed ecco Stragapede vede un ruolo crescente dell’Edge Computing, che si affianca ad un approccio IoT basato solo sul Cloud per abilitare lo sviluppo di un nuovo paradigma di calcolo.

L’IoT e l’evoluzione del Data Center

Per valutare le potenzialità di questa prospettiva occorre riflettere sul momento “storico” che accompagna l’arrivo e l’affermazione dell’IoT. Una fase questa che vede la diffusione e il consolidamento di un altro fenomeno altrettanto potente e radicale come il Cloud. Ed è proprio il rapporto tra la “moltiplicazione delle fonti di dati” dell’IoT e la necessità di razionalizzare le prospettive del Cloud in funzione di “obiettivi effettivamente sostenibili” che arriva il fenomeno Edge. L’Edge Computing appare come l’elemento di innovazione che può tenere in equilibrio il difficile rapporto tra le “cose intelligenti” che spesso stanno “proprio per terra” e le risorse necessarie per “portarli” sulle “nuvole” del Cloud, che spesso sono lontane e non facili da “raggiungere” a livello di infrastrutture di rete.

«L’IoT deve diventare qualcosa che sia integrabile realmente e facilmente con tutte le infrastrutture – spiega Stragapede -. Non si tratta di mettere in discussione il concetto del Cloud, ma di disporre di una visione progettuale di tipo end-to-end che sappia considerare tutte le situazioni progettuali che nascono con l’IoT e che richiedono più livelli di computing».

Edge Computing per razionalizzare la gestione dei dati

Le ragioni sono naturalmente tante e diverse: ad esempio la razionalizzazione nel volume di dati da trasferire e il costo legato a questi trasferimenti; i temi dell’affidabilità, nel senso di certezza di poter contare su una infrastruttura di comunicazione affidabile che permetta di effettuare effettivamente, nelle condizioni definite, il trasferimento dei dati. Tutti punti che danno a loro volta vita a un concetto che si chiama Data Quality, e qualità del dato vuol dire qualità dell’informazione che si concretizza in una serie di valori come il rispetto dei tempi e di criteri come sicurezza, affidabilità, gestione dei costi, solo per citarne alcuni. Se si guarda agli scenari delle fabbriche delocalizzate ad esempio, ci si deve confrontare con sistemi a bordo macchina che generano grandi moli di dati, ma che non devono necessariamente essere “elaborati” in modo centralizzato. E comunque per la quantità di questi dati e per la loro complessità, non si possono affrontare rischi di latenza che spesso non sono compatibili con le tipologie di servizio e con gli ambiti applicativi IoT nei quali sono collocati.

Un altro aspetto ancora che indirizza verso logiche Edge è rappresentato anche dal tema della sicurezza. Soprattutto nell’ambito dell’Industry 4.0 o di altri settori dove le tematiche della riservatezza dei dati incidono direttamente sul business è importante che l’elaborazione sui dati locali sia svolto direttamente in loco, vicino alle fonti e agli operatori che devono sfruttarne le potenzialità. Ecco il ruolo dell’Edge e la necessità di framework di computing che permettano alle imprese e alle organizzazioni di sviluppare e di gestire dei livelli intermedi tra il territorio, il Data Center e il Cloud.

Edge Computing e IoT:

Dal punto di vista delle tecnologie questo tipo di prospettiva necessità di disporre in “periferia” di soluzioni in grado di garantire un elevato livello prestazionale, come possono essere, nell’industria 4.0, gli apparati per l’automazione di fabbrica, le infrastrutture per la videosorveglianza e il monitoraggio, la sensoristica intelligente nella logistica e nelle supply chain.

Edge computing significa poi disporre di intelligenza in prossimità dell’installazione IoT che permette di “pesare” e valutare i dati e di unire il tema dell’acquisizione dei dati con quello della loro normalizzazione. «Con questo approccio – continua Stragapede – si raggiunge un insieme di risultati che vanno dalla razionalizzazione nella gestione dei dati (si “manda sul Cloud o al data Center solo i dati che è necessario centralizzare), alla ottimizzazione delle risorse computazionali e alla ottimizzazione delle risorse di rete, ma anche una maggiore sicurezza considerando che si limita il trasferimento di dati solo ad alcune tipologie e solo per quelle che è necessario centralizzare».

L’altro aspetto rilevante legato all’Edge Computing riguarda la flessibilità operativa. La capacità di gestire “in loco” un primo livello di normalizzazione e di elaborazione dei dati consente, ad esempio nell’Industria 4.0, di disporre di elementi di conoscenza per rimodellare la logica di gestione delle fonti (macchine e ambienti di produzione) in funzione di specifici obiettivi aziendali.

A livello infrastrutturale l’Edge pone poi un tema rilevante a livello di rispetto degli standard. Se il dispositivo IoT Edge ha bisogno di dialogare in modalità wired o wireless, la piattaforma deve essere capace di garantire tanti standard di comunicazione diversi, ma deve nello stesso tempo garantire la sicurezza In definitiva secondo Stragapede i punti qualificanti per lo sviluppo di strategie e progetti strategici in grado di dare effettivamente vita a un cambio di paradigma fanno riferimento a 3 grandi punti sostanziali:

  • Tecnologie di base di elevata affidabilità
  • Grandissimo rispetto degli standard
  • Capacità di sviluppare un GoToMarket coerente con un vero ecosistema di partner

Un ecosistema di partner

E sul tema dell’approccio al mercato Stragapede sottolinea come l’attenzione di Intel sia focalizzata sullo sviluppo di un sistema di partner in grado di lavorare sulle tecnologie e sulle soluzioni con Intel impegnata in azioni di stimolo e di regia per creare le migliori condizioni affinché l’ecosistema dei partner possa far crescere il valore complessivo delle soluzioni.

In questo senso qualche esempio aiuta a capire il modello.

«Come Intel lavoriamo per favorire la collaborazione tra i nostri partner perché possano sviluppare progetti che aggiungono valore alle nostre tecnologie di base spiega appunto Stragapede». E’ il caso dell’italiana Rushup , nata come acceleratore di sviluppo prodotti in ambito IoT, che progetta e produce in Italia piattaforme di acquisizione dati standard, facilmente configurabili e scalabili e che, puntando sull’Edge Computing, facilitano la raccolta e l’elaborazione sul sito per rimuovere eventuali problemi di latenza e di trasferimento massivo dei dato stessi in Cloud. Rushup permette di razionalizzare il rapporto con i dati, di razionalizzare l’utilizzo della connettività e di focalizzare l’attenzione anche sul valore “geografico” dei dati. Perché trasferire grandi moli di dati sostenendo costi importanti per poi riportare il risultato in loco?  Perché non gestire da subito la selezione dei dati in fase di raccolta velocizzandone l’elaborazione e mettendo a disposizione in tempi rapidi i risultati?
Perché, dunque, non progettare le soluzioni già nativamente sulla base di questi criteri?  In questo senso serve l’Edge Computing giusto, ma serve anche la gestione giusta della connettività e infine, elemento di grande importanza, serve il partner giusto.

Ad esempio, nel caso dell’industria 4.0, per accelerare lo sviluppo dell’IoT, serve anche integrare la gestione del Cloud, una attività di integrazione dei sistemi IT/OT e serve un ecosistema di partner capaci di coprire tutti i componenti di questa progettualità. E questa è la grande sfida, la collaborazione. Spesso chi si occupa di automazione di fabbrica non ha la conoscenza dell’IoT, chi dispone della piattaforma tecnologica non ha le risorse per gestire l’integrazione o chi lavora sulla componente applicativa manca della capacità di gestione della connettività e della sicurezza. La progettualità IoT nasce dalla orchestrazione di competenze e risorse tra loro complementari ed è questa la sfida secondo Carmine Stragapede, vale a dire quella di creare le condizioni, gli stimoli adeguati ed il coordinamento per far crescere un ecosistema di partner che sia in grado di dare vita quel gioco di squadra che sta alla base delle progettualità dell’Internet of Things.

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