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Festuccia, Cisco: l'agrifood e la spinta italiana al digitale

Tanto più sono pervasive, tanto più l'innovazione e la digital transformation fanno bene al sistema Paese. Un confronto con Michele Festuccia, CTO di Cisco e responsabile dei progetti per il comparto agrifood

Cisco - Michele FestucciaDell’impegno di Cisco nel settore agroalimentare abbiamo avuto più volte occasione di parlare, soprattutto sul sito Agrifood.tech che delle tecnologie applicate a questo ambito si occupa in modo approfondito.
Nel quadro di una riflessione a più ampio spettro sui temi della digitalizzazione e della digital transformation, abbiamo chiesto a Michele Festuccia, CTO di Cisco e da quasi tre anni anche responsabile di tutti i progetti rivolti al comparto agroalimentare, un suo parere in merito agli sviluppi in corso e alla propensione all’innovazione degli attori di questa filiera.
“Senza dubbio, l’adozione delle tecnologie digitali resta un tema importante per il mondo agroalimentare”, è la premessa, anche se Festuccia riconosce che rispetto al passato oggi vi sia maggiore consapevolezza negli stakeholder sull’importanza di unire fisico e digitale. “È un processo che aiuta le aziende e i prodotti. Aiuta a spostarsi da un mercato locale a uno globale. Aiuta a creare un rapporto diverso anche con i consumatori”.
Proprio i consumatori, secondo Festuccia, giocano un ruolo importante: chiedono trasparenza, maggiore comprensione sul prodotto che acquistano e non si accontentano di informative, spesso non facilmente interpretabili.
“A loro volta, le aziende che producono hanno bisogno di comunicare. Ma per comunicare servono informazioni e dunque hanno bisogno di un supporto dal digitale”.

L’agrifood terreno di sperimentazione di nuove tecnologie

Se la consapevolezza degli stakeholder è solo una delle leve che stanno spingendo la trasformazione del comparto. Festuccia ne identifica almeno altre due.
“In primo luogo, esistono alcuni trend tecnologici che spingono le aziende del mondo ICT a vedere il mondo dell’agrifood e tutte le sue filiere come un mercato interessante e sul quale fare anche sperimentazioni e dove capitalizzare competenze, skill e conoscenze”, spiega.
La blockchain è l’esempio forse più immediato di queste sperimentazioni: “Le società di consulenza strategica e i grandi player dell’ICT guardano al mondo dell’agroalimentare come alla destinazione sulla quale far atterrare le loro sperimentazioni in materia di blockchain”.
La terza leva è rappresentata dall’accresciuta attenzione sui temi della sostenibilità economica e finanziaria: “Significa che si cerca di fare di più e meglio anche con misure di sostegno e incentivi, come l’accesso facilitato e strutturato a fondi e budget di terze parti, locali, regionali, nazionali, istituzionali”.

Dai fondi strutturali al Piano Calenda

In ogni caso, per Festuccia è chiaro che il salto di qualità passa e deve passare per il digitale.
Non è semplice però e non lo è forse ancor di più nel nostro Paese.
“In Italia le aziende del mondo agricolo sono spesso di natura famigliare. Le grandi aziende hanno dimensioni più industriali e non a caso hanno saputo anche accedere agli incentivi messi a disposizione dai Piani Nazionali, come il Piano Calenda”.
Il problema emerge e diventa palese quando si arriva alle filiere agricole, dove si deve fare i conti con gli aspetti dimensionali e di scala.
“Il lato positivo della situazione, tuttavia, che c’è maggiore attenzione e che c’è un numero maggiore di soggetti che sviluppano offerte indirizzate a questa tipologia di realtà”.

Il ruolo di Cisco

Al di là delle difficoltà specifiche per il mercato italiano, Cisco in questo mercato c’è e intende continuare a investire.
“In questi anni ci siamo accreditati come soggetto con un commitment specifico nel mondo dell’agrifood. Ci siamo mossi e continuiamo a muoverci senza obiettivi di lucro. Abbiamo scelto di accelerare il piano di digitalizzazione, investendo a volte anche senza ritorni. Come Cisco rivendichiamo questo approccio etico al tema, questa voglia di andare avanti anche se non vi sono immediati ritorni di business”.
In realtà i ritorni ci sono, riconosce Festuccia.
In primo luogo, in termini di consenso.
In secondo luogo, con le esperienze che si stanno comunque costruendo, come lo sviluppo di Dioniso, annunciata lo scorso mese di giugno, la piattaforma per le certificazioni vitivinicole e il tracciamento della filiera sviluppata da Cisco in collaborazione con Hitachi Systems CBT e Penelope per l’ente di certificatore di qualità dei vini italiani Valoreitalia. “Dioniso – racconta ancora Festuccia – contiene tutto ciò che la tecnologia può portare al mondo agrifood: parliamo di automazione, gestione della compliance, database di nuova generazione”.
In terzo luogo, con un accreditamento al di fuori del mercato italiano.
“Se non riusciamo a fare business in Italia, nessuno ci vieta di scalare sulla Corporate. In effetti noi siamo riconosciuti come centro di competenza internazionale per il mercato dell’agrifood e a nostra volta riusciamo a capitalizzare le esperienze sul campo in Italia in quei Paesi nei quali le dimensioni delle aziende sono meno piccole”.

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