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IoT Consumer e concorrenza: la UE apre una consultazione pubblica

Un'analisi preliminare condotta dalla UE sui player del settore IoT Consumer evidenzia quattro punti di attenzione in relazione alla libera concorrenza in questo settore. Ora si apre la consultazione pubblica

Un rapporto di 123 pagine, nel quale tutto il comparto dell’IoT consumer viene analizzato, in tutte le sue sfaccettature e declinazioni, dagli assistenti vocali ai dispositivi indossabili ai device per la smart home fino a tutta la componente dei servizi, al fine di comprendere se vi siano o meno situazioni di criticità in termini di concorrenza e libero mercato.
È questo l’esito di una indagine condotta dalla UE a partire dal mese di luglio dello scorso anno e ora arrivata a conclusione. Analisi che porta con sé alcuni dubbi sui quali sicuramente ci sarà da lavorare nel prossimo futuro.

Perché la UE analizza l’IoT Consumer

Nella prolusione del documento, consultabile a questo indirizzo, si leggono le motivazioni che hanno portato la UE ad aprire questo tavolo di lavoro.
“Il settore IoT consumer è cresciuto rapidamente negli ultimi anni e si prevede che continuerà a farlo nel prossimo decennio”, si legge.
Si prevede che il fatturato mondiale dell’IoT consumer sia destinato a passare da circa 107,2 miliardi di euro nel 2019 a circa 408,7 miliardi di euro entro il 2030, con gli assistenti vocali destinati a raddoppiare nel periodo 2020-2024, passando da 4,2 a 8,4 miliardi in tutto il mondo.
Anche nella UE i dispositivi IoT sono sempre più parte della quotidianità dei cittadini, a partire dai dispositivi di intrattenimento audio e video (smart TV, smart smart speaker) e dai dispositivi indossabili.
Di converso, l’adozione di altri tipi di dispositivi intelligenti è ancora piuttosto bassa: nel 2020, solo il 10% delle persone nell’UE ha utilizzato termostati e contatori intelligenti o altri dispositivi smart per la casa, dagli elettrodomestici alle soluzioni di illuminazione o sicurezza. Tuttavia, il volume d’affari generato dai dispositivi e dalle soluzioni per la smart home in Europa dovrebbe più che raddoppiare tra il 2020 e il 2025, passando da circa 17 a circa 38,5 miliardi di euro.

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Le preoccupazioni rispetto ai dispositivi IoT Consumer

In questo scenario emergono anche preoccupazioni o perplessità da parte dei consumatori in merito alla privacy e alla protezione dei dati personali, così come la mancanza di compatibilità con altri dispositivi o sistemi.
Aspetti non banali che rappresentano anche un freno all’adozione.
Nel contempo, anche le autorità nazionali garanti della concorrenza si stanno interessando al settore dell’IoT di consumo, in particolare in relazione alla capacità di raccolta e trattamento dei dati dei diversi dispositivi.

A livello unionale, invece, la Commissione ha deciso di dare il via a una indagine settoriale, per comprendere se in questo determinato settore vi siano indicazioni rispetto al fatto che la concorrenza possa essere limitata o distorta.
Un’indagine di settore è un esercizio di accertamento dei fatti, uno strumento di indagine sistematica, che dovrebbe aiutare anche i processi decisionali futuri o essere il punto di partenza di ulteriori e più approfondite analisi.

Lo studio della UE sui dispositivi IoT Consumer

Nel luglio 2020, la Commissione ha dunque inviato diversi questionari alle società attive in quattro segmenti dell’IoT Consumer:
1) fornitori di dispositivi smart
2) fornitori di assistenti vocali
3) fornitori di servizi associati ai dispositivi IoT Consumer
4) produttori di dispositivi indossabili

All’indagine hanno preso parte più di 200 aziende – in prevalenza grandi aziende, anche se del campione fanno parte PMI, principalmente start-up o fornitori di servizi specializzati – che hanno risposto a uno o più questionari, con un tasso di risposta superiore al 50% e che hanno condiviso con la Commissione informazioni su oltre 1000 accordi nel quadro delle loro attività nel settore IoT consumer.
Un ulteriore questionario è stato invece inviato alle organizzazioni che si occupano di normative, regolamenti e standard.

La concorrenza nell’IoT Consumer

Le aziende interpellate hanno identificato nella qualità e nella brand reputation i principali parametri sui quali si gioca la concorrenza nel settore.
Parlando invece delle barriere di ingresso, sia nell’ambito dei dispositivi, sia in quello dei servizi, gli intervistati hanno indicato i costi legati agli investimenti tecnologici, la pressione competitiva come i due ostacoli principali da superare.


In particolare, nel caso degli assistenti vocali si sottolinea come il costo dello sviluppo e della gestione degli assistenti vocali general purpose sia proibitivo e in generale c’è la percezione che sia impossibile, a breve termine, scalzare i principali player del comparto, Amazon, Apple, Google, o comunque competere efficacemente con loro.
I principali player sono inoltre considerati brand “must have” per determinati prodotti e servizi (es. sistemi domotici, assistenti vocali), grazie anche alla loro capacità di costruire propri ecosistemi combinando prodotti e servizi propri e di terze parti.
Se nel settore degli assistenti vocali sono pochi i competitor, non altrettanto si può dire per altre tipologie di dispositivi intelligenti, a partire da quelli per la smart home. Non è dunque un caso che molti intervistati abbiano dichiarato di voler sviluppare e lanciare altri dispositivi intelligenti e/o espandere la propria attività ad altri segmenti IoT consumer nei prossimi tre anni.

I punti di attenzione emersi dall’analisi

Dalla relazione preliminare emergono dunque quattro preoccupazioni sollevate dagli intervistati. In particolare:

  • Esclusività e vincoli legati agli assistenti vocali, così come pratiche che limitano la possibilità di utilizzare diversi assistenti vocali sullo stesso dispositivo intelligente.
  • Preoccupazioni riguardo al ruolo dei principali fornitori di assistenti vocali e sistemi operativi per dispositivi intelligenti, che fungono di fatto da intermediari tra l’utente e dispositivi intelligenti o servizi IoT, controllando la relazione con l’utente. In questo contesto sono state sollevate anche preoccupazioni su preinstallazione, impostazioni predefinite e posizionamento dei servizi IoT su dispositivi intelligenti o assistenti vocali.
  • Dati, compreso l’accesso e l’accumulo di grandi quantità di dati da parte dei fornitori di assistenti vocali, che presumibilmente consente loro non solo di controllare i flussi di dati e le relazioni con gli utenti, ma anche di sfruttare i mercati adiacenti.
  • Mancanza di interoperabilità dovuta alla frammentazione tecnologica, alla mancanza di standard comuni e alla prevalenza di tecnologia proprietaria, nonché al controllo sull’interoperabilità e sui processi di integrazione da parte di pochi fornitori di assistenti vocali e sistemi operativi.

I prossimi passi?

Alla pubblicazione della Relazione Preliminare farà seguito una consultazione pubblica. Le parti interessate potranno commentare i risultati preliminari dell’indagine di settore, presentare ulteriori informazioni o sollevare ulteriori questioni. La consultazione pubblica avrà una durata di 12 settimane fino al 1° settembre.

Il rapporto finale sull’inchiesta di settore è atteso nella prima metà del 2022.

 

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