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Cloud e IoT: il cloud diventerà uno standard nelle nostre case?

Cloud e IoT abilitano nuove interazioni tra uomini e oggetti, tra uomini e macchine e tra macchine e oggetti tra di loro, consentendo la nascita di nuovi modelli di business basati su prodotti e servizi intelligenti. Vediamo come

Quando si parla di Internet of Things, si parla di un mercato in piena esplosione. È una definizione che vede concordi, per una volta senza particolari distinzioni, anche tutti gli analisti.
Gartner, ad esempio, ha fissato un vero e proprio mantra, parlando di un salto proporzionale dagli 8,4 miliardi di oggetti connessi del 2017 agli oltre 20 miliardi attesi entro il 2020.
Bain, a sua volta, parla addirittura di un raddoppio: da un volume di spesa di 235 miliardi di dollari a livello mondiale nel 2017 a 520 miliardi di dollari di giro d’affari attesi nel 2021.
Non si sottrae a questo trend positivo nemmeno il nostro Paese.
Secondo i dati più recenti, rilasciati in tarda primavera dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato IoT italiano ha raggiunto lo scorso anno un valore di 3,7 miliardi di dollari, in crescita del 32 per cento anno su anno.
Un dato ancora più interessante se si considera – cosa che l’Osservatorio non manca di sottolineare – che quel +32 per cento assegna all’Italia il ruolo di uno dei Paesi a più alto tasso di crescita in questo settore.

Si fa presto a dire IoT

Dobbiamo tuttavia riconoscere che volumi e numeriche così alte rappresentano un mercato dalle mille sfaccettature e dagli altrettanti ambiti applicativi. Talmente tanti che non è semplice classificarli e tenerne traccia in modo preciso: se gli analisti spesso concentrano le proprie analisi su una decina di applicazioni considerate “most popular”, non è difficile ritrovarsi a fare i conti con decine di declinazioni differenti in ambiti che spaziano dalle smart city alla smart industry, dalle macchine connesse alle fabbriche intelligenti, dallo smart farming alla smart health, senza dimenticare, naturalmente, né gli smart grid né lo smart retail.
Proviamo ad analizzarne qualcuno.

Smart Home e Domotica

Il mercato della smart home è probabilmente uno degli ambiti più popolari del mercato dell’Internet of Things. Basti pensare che su Google il termine ogni mese vale circa 3600 ricerche al mese in Italia e più di 200.000 in tutto il mondo.
La smart home, nella più classica delle definizioni, indica una casa che utilizza oggetti connessi per il monitoraggio e la gestione degli elettrodomestici e dei diversi sistemi, dal riscaldamento all’illuminazione.
Col tempo, con il termine di smart home, alternativamente definita anche home automation o domotica, si è passati dall’indicare il singolo oggetto connesso a una visione più integrata, nel quale i diversi sistemi connessi della casa dialogano tra loro, scambiano dati e regolano il proprio comportamento sulla base degli eventi e sulla base delle preferenze impostate dagli utenti stessi.
Per dare un’idea del comparto, ci vengono ancora in aiuto i dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico che, a inizio anno hanno pubblicato un report specifico dedicato proprio alla Smart Home, evidenziando come si tratti di un mercato che in Italia vale 250 milioni di euro, con un tasso di crescita annuo del 35 per cento.
250 milioni di euro che gli italiani nel 2017 hanno destinato a videocamere di sorveglianza, sensori per porte e finestre, soluzioni per la gestione del riscaldamento, dalle caldaie ai termostati intelligenti, elettrodomestici intelligenti e connessi, gestibili via App o via comandi vocali.

Smart Building

Dalla singola unità abitativa all’intero edificio, il passo è relativamente breve.
Con smart building in generale si fa riferimento a un edificio nel quale i sistemi di riscaldamento, raffrescamento, aerazione, illuminazione, sicurezza sono controllati e gestiti automaticamente attraverso reti di sensori che raccolgono i dati, che vengono poi elaborati e trasformati in informazioni utili per proprietari, facility manager. Un edificio “smart” viene definito alla stregua di un organismo vivente, le cui funzioni possono essere regolate, al fine di garantire efficienza, riduzione dei consumi, sicurezza.

Monitoraggio in ambito industriale

Quando si parla di monitoraggio in ambito industriale si fa riferimento a una specifica declinazione dell’Internet of Things: l’IIoT, vale a dire l’Industrial Internet of Things.
In questo caso, si parla di una evoluzione di tecnologie che esistono da anni nel settore industriale e manifatturiero, in particolare tutto il mondo del machine-to-machine, oggi arricchite e potenziate da analytics, spesso in real time, e dal machine learning.
Obiettivo dell’Industrial Internet of Things è ottimizzare i processi di produzione connettendo tra loro le macchine lungo la linea di produzione ed elaborando i dati che ne derivano, così da monitorarne funzionamento, efficienza, produttività, rilevarne i malfunzionamenti, ridurre la difettosità, prevenire guasti e rotture.

Automotive

Il mondo delle auto connesse è probabilmente uno degli esempi più popolari di applicazione delle tecnologie dell’Internet of Things.
Secondo l’Osservatorio Internet of Things, si tratta di un comparto che nel nostro Paese vale circa 810 milioni di euro, e rappresenta dunque il 22 per cento dell’intero mercato. Non solo. Si tratta di una delle applicazioni con i tassi di crescita più significati, con un + 47% di incremento anno su anno.
Se il “sogno” sul quale l’immaginario collettivo si sofferma più facilmente quando si parla di automotive è quello delle auto a guida autonoma, la solida realtà con la qualche oggi facciamo i conti è quella delle auto connesse. In Italia a fine 2017 erano 11 milioni, vale a dire un quarto delle vetture circolanti, grazie soprattutto alla diffusione delle cosiddette “scatole nere”, box GPS/GPRS, provenienti in gran parte dal mondo assicurativo, installate a bordo auto al fine di monitorare parametri di guida e localizzazione dei veicoli, al fine di controllare ed eventualmente prevenire rischi.

Smart Health

Quando si parla di IoT applicato al mondo della salute si pensa a tecnologie in grado di creare dati, in modo volontario ma ancora di più in modo automatico attraverso l’utilizzo di sensori, e di comunicarle a chi è in grado di trasformarle in informazioni e azioni.
Parlare di Smart Health significa adottare un approccio differente alla salute, con un coinvolgimento sempre più forte e sempre più strutturato e soprattutto sempre più consapevole del cittadino prima ancora che del paziente. Un approccio nel quale le tecnologie sono di supporto all’innovazione e rappresentano lo strumento attraverso il quale diventa possibile mettere il paziente al centro del processo di cura, muovendosi in modo sempre più deciso verso un’idea di sanità personalizzata.

Telemetria

Non si tratta certo di un termine nuovo, dal momento che le prime applicazioni di telemetria risalgono addirittura ai primi anni del secolo scorso.
In generale la telemetria indica la misurazione automatica e la trasmissione in modalità wireless di dati provenienti da fonti remote, che siano automobili, contatori, sensori, robot, macchine industriali.

Pagamenti Digitali

L’Internet of Things promette di rivoluzionare anche il mondo dei pagamenti.
È una tendenza inarrestabile, quella che gradualmente ha portato dai pagamenti in contanti a quelli con strumenti elettronici, per arrivare ai nuovi wallet digitali.
A tendere l’obiettivo è quello del cosiddetto “frictionless payment”, nel quale il processo di pagamento avviene in modalità automatica, nel momento in cui il consumatore o l’utente accede a un prodotto o a un servizio.
Il primo banco di prova per queste tecnologie è di nuovo l’automotive, come dimostra un recente studio pubblicato da Visa, secondo il quale negli Stati Uniti ogni anno si spendono oltre 210 miliardi di dollari in rifornimenti, parcheggi, cibo, bevande nel solo tragitto da cosa al lavoro. Spese che vengono effettuate già ora attraverso sistemi in-app, ma che sempre più frequentemente potranno essere addebitate all’utente semplicemente tramite sensori installati a bordo auto o attraverso i suoi dispositivi indossabili.

L’IoT ha bisogno del cloud

C’è un punto sul quale è necessario portare l’attenzione. Un oggetto connesso di per sé non è in grado di realizzare le promesse dell’IoT. Perché il potenziale di innovazione e i benefici dell’Internet of Things si realizzino serve una infrastruttura abilitante verso la quale indirizzare i dati raccolti, trasformarli in informazioni e da lì in azioni: una infrastruttura cloud.
Il cloud è l’infrastruttura abilitante di ogni progetto IoT: la combinazione di queste due tecnologie, cloud e IoT, abilita modalità innovative di interazione tra uomini e oggetti, tra uomini e macchine e tra macchine e oggetti tra di loro, consentendo la nascita di nuovi modelli di business basati su prodotti e servizi intelligenti.
Perché proprio in cloud?
In primo luogo perché avviare un progetto IoT è un compito tutt’altro che semplice: bisogna conoscere il funzionamento di macchine, dispositivi, sensori; bisogna conoscere il software che abilita la raccolta e la condivisione dei dati; bisogna disporre di una infrastruttura di back-end che raccordi tutte le componenti. Il cloud è la risposta: solleva l’utente da problematiche di configurazione, deployment, gestione, performance e aggiornamenti.
Il cloud aiuta a indirizzare una delle criticità maggiori quando si parla di IoT: la proliferazione dei dati, che impone alle imprese di gestire in modo efficiente e flessibile tutte le fasi di memorizzazione, archiviazione, elaborazione e accesso ai dati.
Last but not least: il cloud è l’unica infrastruttura in grado di gestire tutte queste necessità in modalità sicura. Una sicurezza che parte dal singolo dispositivo e si estende a tutto il ciclo di vita del dato, con funzionalità di autenticazione, cifratura, aggiornamenti di firmware e hardware.

Aruba e l’IoT

Se l’infrastruttura è il cloud, appare evidente che sia terreno d’elezione per una realtà come Aruba, che da 22 anni eroga su tutto il territorio nazionale e internazionale servizi data-center, web hosting, email, PEC, SPID, registrazione domini.
Con la propria offerta Cloud, Aruba consente ai propri partner e clienti di estendere le loro infrastrutture in base alle loro esigenze in una logica pay per use, con la garanzia di alta affidabilità, alte prestazioni e compliance a quanto previsto dalle norme vigenti in materia di privacy e tutela dei dati.

Una case history per raccontare l’IoT in cloud: Smart Domotics

Home Domotics - smart-domProprio sul cloud di Aruba si sviluppa una case history di innovazione in ambito IoT.
Gli ingredienti ci sono tutti: una startup, Smart Domotics, soluzioni e servizi per la casa intelligente, l’Internet of things e, per l’appunto il cloud.
Con la soluzione Smart-Dom, Smart Domotic porta sul mercato una soluzione innovativa per il controllo e l’efficienza dei consumi energetici.
Si tratta di un dispositivo intelligente che installato nel quadro elettrico sia della singola unità abitativa sia di un intero edificio, è in grado di gestire i consumi di elettricità, riscaldamento, illuminazione, anche da fonti rinnovabili.
Monitora i consumi, acquisisce i dati, gestisce processi automatizzati, anche da remoto.
I dati vengono inviati alla piattaforma cloud di Aruba e sono accessibili attraverso una console di monitoraggio online, attraverso la quale l’utente ha la possibilità di impostare le proprie preferenze e tenere sotto controllo in consumi, evidenziando sprechi e inefficienze e intervenendo per apportare gli opportuni correttivi.

 

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