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Marketing sui wearable, il turismo si muove per primo

Catene alberghiere e siti di booking online hanno lanciato le loro App in concomitanza con Apple Watch. Durante gli spostamenti e nelle esperienze di viaggio i device indossabili possono fare la differenza fornendo informazioni e servizi immediati, dai cambi di prenotazione all'accesso alle camere, fino al pagamento

Con l’avvento dei dispositivi indossabili (wearable), e in particolar modo dell’ormai onnipresente (per lo meno nelle analisi degli addetti ai lavori) Apple Watch, le app legate ai viaggi e al turismo in generale sono diventate agli occhi degli esperti di marketing le più rilevanti e strategiche per lo sviluppo a 360 gradi di iniziative e servizi a valore aggiunto.

È infatti nelle affrettate e concitate situazioni degli spostamenti, dall’aeroporto all’hotel e dalla reception alla camera, tra prenotazioni, cambi di programma e orari da rispettare, che i device di nuova generazione possono fare la differenza in termini di user experience e di reale efficacia nell’erogazione di informazioni e funzionalità, fa notare un articolo di Mobile Commerce Daily. A partire dal mobile payment.

Non è un caso che i primi a muoversi, presentando le proprie app dedicate allo smartwatch di Cupertino praticamente in concomitanza con la sua commercializzazione, siano stati colossi dell’ospitalità come Starwood Hotels e Marriot International, a cui si aggiungono anche i big delle prenotazioni online, da Booking.com a Expedia e qualche compagnia aerea, da American Airlines a British Airways passando per SAS e easyJet.

Nel caso delle catene alberghiere, l’Apple Watch abilita una serie di esperienze per il cliente che, se in linea teorica possono sembrare elementari, all’atto pratico trasformano letteralmente il modo di fruire di un soggiorno fuori casa. Dalla facoltà di aprire la porta con un semplice sfioramento del polso alla gestione dei sistemi di climatizzazione e intrattenimento in camera fino alla nota spese, al check out e al saldo del conto, il device si candida a essere l’hub ideale per questi e molti altri servizi ad alto tasso di personalizzazione abilitati anche da terze parti.

Bisogna però essere consistenti e scegliere il canale giusto, perché, come fa notare Jonathan Weitz, partner di IBB Consulting, «i clienti utilizzeranno solo un numero limitato di app nel tran tran quotidiano e saranno quelle che forniranno informazioni di valore, affidabili e puntuali ad avere maggiore successo. È attraverso quelle app che i responsabili marketing potranno veicolare messaggi e servizi».

Ma in che modalità? Il primo tema è quello del “teasing”, cioè della capacità di invogliare i clienti a richiedere di più dopo aver assaggiato una componente dell’esperienza tramite il wearable. Inviando un contenuto digitale tanto intrigante da destare la curiosità del consumatore, è possibile spingerlo a voler approfondire la promessa di un brand tramite un’azione fisica attuabile appunto attraverso il wearable. In altre parole, il dispositivo è il servizio.

«I brand che non stanno testando le app sui nuovi device perderanno una grossa opportunità per ingaggiare i clienti su piattaforme rilevanti e che possono favorire acquisti d’impulso -, aggiunge Weitz -. Del resto, sono gli stessi consumatori ad aspettarsi di avere i propri marchi preferiti a portata di polso. Se non li troveranno, cominceranno a gravitare attorno ad altri brand, quelli che offrono loro l’esperienza che richiedono, creando valore attraverso i wearable».

Fondamentale è non cadere nella solita trappola delle priorità. Nuovo non significa automaticamente più importante, e dare maggiore rilevanza allo sviluppo di soluzioni per i device indossabili rischia di toglierne all’offerta nel suo complesso. Gli addetti ai lavori non devono pensare a una dicotomia tra wearable e mobile, bensì focalizzarsi sull’esplorazione delle interazioni che l’Apple Watch, per esempio, può abilitare all’interno di un ecosistema digitale.

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