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Smart City, l’alleanza pubblico-privato funziona: il caso Pavia

Sperimentato con l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano un modello di collaborazione tra Comune e soggetto che gestisce la “Smart Urban Infrastructure” (SUI): il primo può ridurre i costi d’uso della SUI del 50-70%, il secondo gli investimenti iniziali (10-15%) e i costi operativi (25-35%)

In Italia i progetti Smart City supportati da tecnologie Internet of Things (IoT) si basano soprattutto su fondi pubblici (comunitari e nazionali), ma per fare il definitivo salto, sia in termini di qualità che di diffusione, è necessario a questo punto coinvolgere anche soggetti privati. Le iniziative finanziate da partnership pubblico-privato (PPP) in effetti si stanno diffondendo all’estero, ma in Italia rimangono molto rare. I motivi sono molti: la complessità normativa, la difficoltà di trovare modalità di remunerazione dei privati, la diffidenza verso gli strumenti di “project financing”, e ovviamente la penuria di risorse provocata dalla crisi economica.

Una proposta per superare questa “impasse” è la Smart Urban Infrastructure (SUI), introdotta l’anno scorso dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano: l’idea è sfruttare la nuova rete di comunicazione che dovrà nascere per adempiere all’obbligo, fissato dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, di installazione entro il 2018 di contatori intelligenti presso almeno il 60% delle utenze domestiche. Questa rete però, dice l’Osservatorio, può servire per raccogliere e distribuire dati non solo di Smart Metering gas, ma anche di consumo dell’acqua, illuminazione intelligente, raccolta rifiuti, monitoraggio del traffico, gestione dei parcheggi e così via. Sarebbe così una risorsa condivisa tra varie applicazioni, che ridurrebbe investimenti e costi operativi dei singoli progetti.

Pavia city

Nell’edizione di quest’anno l’Osservatorio ha provato a concretizzare questa visione, applicandola a una città reale: Pavia. Grazie alla collaborazione dell’Amministrazione locale, all’applicazione di strumenti di simulazione radio, e al confronto con le sperimentazioni di alcune Utility in vista dell’obbligo normativo di cui sopra, il caso Pavia ha fornito elementi interessanti sulla percorribilità del modello SUI.

In primo luogo ha confermato l’ordine di grandezza dei dati stimati lo scorso anno (una SUI per offrire tre servizi – Smart Metering gas, Illuminazione intelligente, Raccolta rifiuti – in una città media consente risparmi del 25-50% dei costi di investimento e del 50-70% dei costi operativi rispetto alla gestione separata dei tre servizi).

In secondo luogo ha mostrato come l’attore più prossimo al possesso degli asset che soddisfano tutte le esigenze progettuali (diffusione capillare, altezze e dotazione di una fonte di alimentazione) sia il Comune, il cui coinvolgimento diventa quindi essenziale per minimizzare i costi operativi del progetto, anche alla luce dell’impatto del noleggio di questi asset nel business model complessivo.

Il progetto ha poi permesso anche di fare l’inventario delle competenze tecnico-operative di pianificazione dell’infrastruttura e di successiva gestione, evidenziando che assai difficilmente il Comune o la Utility/Multiutility che serve il territorio potranno svilupparle in un ragionevole equilibrio di tempi, costi e qualità. Diventa quindi necessario definire delle collaborazioni con chi invece presidia queste competenze.

La Ricerca ha quindi provato a individuare un modello di cooperazione in cui la Municipalità conceda l’utilizzo dei propri asset in forma agevolata al soggetto privato che investe e gestisce la SUI, il quale in cambio riconosce alla Municipalità delle tariffe favorevoli per la connessione dei propri oggetti intelligenti. Dal modello realizzato emerge come un’opportuna negoziazione di questi parametri possa trovare un punto di equilibrio vantaggioso per entrambi: per il privato si riducono gli investimenti iniziali del 10-15% e i costi operativi del 25-35%, mentre per il pubblico si riducono i costi di utilizzo della SUI del 50-70%.

È evidente, commenta l’Osservatorio, l’effetto positivo sulle possibilità di realizzazione di un’infrastruttura SUI, che poi resta disponibile (e dimensionata) anche per altre applicazioni business (Smart Metering gas in primis) e consumer.

«L’esperienza di questo progetto con il Politecnico di Milano è stata preziosa: abbiamo capito il valore degli asset posseduti dal Comune, e quanto è importante possederli – ha spiegato Luca Galandra, Responsabile del Servizio Informatico Comunale del Comune di Pavia, alla presentazione dell’ultimo report dell’Osservatorio Internet of Things -. Per questo abbiamo riscattato la proprietà dei pali della luce, che prima erano solo in piccola parte comunali, e li abbiamo connessi alla rete in fibra che copre gran parte della città: sono asset necessari per creare la SUI».

Per un Comune come Pavia, ha aggiunto Galandra, si può parlare di “internet delle piccole cose”, nel senso di tante piccole applicazioni che messe insieme possono giustificare un investimento SUI: «Ci vuole un’amministrazione che ci crede, una forte sinergia con gli erogatori di servizi, che possono anche essere le municipalizzate, e un partner tecnologico forte che possa realizzare l’infrastruttura».

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29 novembre 2016