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Con DevNet Cisco punta all’open innovation “Made in Italy”

Presentata ufficialmente nel Belpaese la community di sviluppatori cui Cisco offre open API, formazione e partnership con amministrazioni locali e università. Per spingere l’acceleratore su cyber security, Industry 4.0, smart city, infrastrutture critiche e agrifood

Enrico Mercadante, Lead for Systems Engineering and Cloud South Europe di Cisco

Favorire lo sviluppo delle competenze digitali non solo per creare nuovo business ma anche per migliorare l’inclusione sociale. A gennaio del 2016, con l’imprimatur dell’allora Primo Ministro Matteo Renzi, Cisco ha presentato Digitaliani, il programma attraverso cui il colosso del networking intende accelerare la digitalizzazione nel Belpaese con un investimento record di 100 milioni di euro. Incontriamo Enrico Mercadante, Lead for Systems Engineering and Cloud South Europe di Cisco in occasione del lancio ufficiale in Italia di DevNet, il programma che la società dedica alla comunità degli sviluppatori, focalizzato sulle tecnologie digital e IoT. DevNet è una vera e propria piattaforma di open innovation, a cui Cisco contribuisce non solo mettendo a disposizione gratuitamente le API delle tecnologie proprietarie ma anche con tutta una serie di iniziative di nurturing ed educazione. Lo fa grazie a una rete di collaborazioni e partnership che la legano ad aziende IT come Italtel, acceleratori e incubatori tecnologici come H-Farm e dPixel, startup, università (Università degli Studi di Parma, Cefriel del Politecnico di Milano e LUISS di Roma) e FabLab come Talent Garden.

L’iniziativa DevNet si inserisce in un cambio di rotta strategico del colosso del networking perché, come spiega Mercadante, «ci stiamo muovendo da un’offerta verticale, declinata sulle diverse industry, verso la definizione di una piattaforma tecnologica che abiliti i nostri sviluppatori e partner a creare da soli soluzioni e applicazioni nativamente pensate per essere implementate con un’ottica verticale. In questa fase iniziale ci stiamo concentrando, in particolare, sui segmenti Industry 4.0, agrifood, cyber security, infrastrutture critiche e smart city».

Ma perché gli sviluppatori dovrebbero avere interesse a sviluppare soluzioni market-ready basate sulla tecnologia Cisco? «Creare applicazioni IoT permette allo sviluppatore di fare business lavorando sia sui clienti tradizionali che sui nuovi clienti. Come Cisco offriamo soluzioni di go-to-market ad hoc, già collaudate sul campo. Se una soluzione è valida, quindi, lo sviluppatore potrà sfruttare il nostro canale di vendita per arrivare nel modo giusto sul mercato». La piattaforma DevNet è totalmente gratuita per gli sviluppatori e offre loro un insieme di attività di formazione unite a una sandbox, ovvero un ambiente completo per il coding, lo sviluppo e il testing di soluzioni pronte all’uso. L’idea è di mettere a disposizione degli sviluppatori un catalogo di microservizi pre-testati già pronti per essere impiegati, come una sorta di semilavorato industriale, nelle attività di sviluppo di soluzioni IoT puntuali e tarate sulle esigenze specifiche di alcune industrie.

«Il collegamento diretto con l’iniziativa Digitaliani permette ai partner che non hanno al proprio interno le risorse giuste di attingere alla nostra comunità di sviluppatori che hanno maturato una forte esperienza sui progetti IoT e digital», spiega con orgoglio il manager.

Le partnership settore per settore

Cisco ha siglato due partnership strategiche nel mondo Industry 4.0, rispettivamente con Cefriel e Italtel. «Il modello su cui lavoriamo è quello che combina asset tracking, digitalizzazione del dialogo tra robot e macchine industriali e tracciabilità delle persone per diminuire i rischi legati al lavoro, assicurando una maggior integrazione tra uffici e shop floor. In questo senso, il supporto di Cefriel è fondamentale nell’identificazione del problema, nella definizione dell’approccio e nella creazione della soluzione. Italtel ha, invece, un ruolo chiave nella delivery della soluzione al cliente». Altre partnership sono, invece, votate all’accelerazione della crescita delle piccole software house e degli sviluppatori, come quelle con l’incubatore tecnologico veneto H-Farm o con il venture capitalist specializzato nell’universo digital dPixel. «Il mondo delle startup è molto importante per completare le nostre soluzioni – prosegue –. Il primo investimento di 5 milioni di euro, nel 2016, operato attraverso il Fondo Invitalia Ventures ci ha permesso di co-investire in diverse startup. Altre realtà, invece, le abbiamo finanziate direttamente. Un’altra fonte d’innovazione per noi sono le strategie di go-to-market congiunto e su questo stiamo riscontrando un buon successo». Nel settore delle smart city, invece, Cisco ha attivato una collaborazione con Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e con il Comune di Palermo. Per la cyber security il punto di riferimento sarà il Cefriel del Politecnico di Milano mentre H Farm ha fatto partire due acceleratori tecnologici focalizzati sui settori dell’agrifood e del fashion/retail»».

A "caccia" di sviluppatori

«In Italia siamo partiti mettendo a disposizione le open API delle nostre piattaforme di collaboration Tropo, l’ambiente di sviluppo per applicazioni voce e sistemi di messaggistica SMS, e Spark, una piattaforma integrata di servizi di collaboration erogati nel cloud. A breve passeremo a rendere disponibili anche le API delle piattaforme di Fog Computing e Wi-Fi».

Su questi temi la società sta cercando di ingaggiare gli sviluppatori con tutta una serie di iniziative di educazione e training. «Abbiamo due developers cube all’interno dei Talent Garden di Milano e Roma. Si tratta di avamposti Cisco che promuovono l’innovazione in ottica IoT e digital, attraverso i quali entriamo in contatto diretto con gli sviluppatori». Tra le iniziative pensate per promuovere il programma di open innovation DevNet anche bootcamp, hackaton, learning lab e corsi di approfondimento gratuiti sulle tecnologie digital e IoT. «La formazione sulle tecnologie digitali viene erogata nell’ambito delle Cisco NetAcademy. Finora ci siamo concentrati sul mondo delle università e della ricerca e abbiamo attivato partnership con l’Università degli Studi di Parma, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli LUISS di Roma e il Cefriel del Politecnico di Milano. Il nostro impegno prosegue, ora, con un focus particolare sugli istituti tecnici di secondo grado e sui master di formazione post-laurea, con percorsi declinati sulle 5 industry di maggior interesse per Cisco. Il primo è già stato presentato lo scorso dicembre, si tratta di un master in digitalizzazione che mira a creare 20 nuovi Chief Digitization Officer, i responsabili in azienda dell’innovazione in chiave digitale».

La valenza sociale della formazione digitale

Cisco è anche impegnata in concreto a spingere la formazione sul digitale in luoghi, come le carceri, nei quali le nuove competenze tecnologiche possono favorire il reinserimento sociale dei detenuti nella vita attiva.
La Cisco Networking Academy è stata sperimentata inizialmente all’interno del carcere di Bollate (MI) e successivamente estesa a numerosi altri istituti di pena in Toscana, Sardegna, Campania, Sicilia, Emilia Romagna e Calabria. Lo scorso anno il progetto è stato riorganizzato sulla scorta dei nuovi obiettivi dell’iniziativa Digitaliani, decretando il coinvolgimento nel programma di formazione digitale dei carcerati di 10 penitenziari e definendo l’obiettivo di formare, in due anni, almeno 200 detenuti. Al termine del biennio, se i risultati saranno positivi, il programma verrà esteso ad altre 4 case circondariali. «I dati rilevati finora ci fanno ben sperare – spiega Mercadante – visto che il tasso di recidiva dei detenuti che hanno frequentato i corsi Cisco nel carcere di Bollate è stato azzerato. Questo ci fa sentire orgogliosi e ci fa capire che siamo sulla strada giusta e che la formazione sulle tecnologie digitali può rappresentare una leva importante per un’inclusione sociale più diffusa e piena».

 

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