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Tecnologie Internet of Things, tre evoluzioni decisive nel 2013

L’introduzione anche nel mondo Android del Bluetooth Low Energy, il rilascio commerciale di diverse piattaforme di gestione e sviluppo multi-vendor, e le specifiche GSMA per le SIM “embedded” nei dispositivi M2M possono dare la spinta definitiva per l’esplosione del mercato IoT. Un'analisi dell'Osservatorio Internet of Things e del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano

Nel mercato dell’Internet of Things l’anno 2013 sarà ricordato per tre eventi che incideranno fortemente sul futuro scenario tecnologico e applicativo: l’introduzione anche nel mondo Android del Bluetooth Low Energy, il rilascio commerciale di diverse piattaforme di gestione e sviluppo multi-vendor, e la definizione delle specifiche GSMA per le SIM “embedded”.

Ciascuna di queste evoluzioni – spiega il più recente report dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, in un approfondimento realizzato con il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria dell’ateneo milanese – indirizza un significativo problema aperto nel mondo IoT, proponendo una risposta concreta e industrialmente percorribile che darà una spinta al mercato in termini sia di disponibilità di prodotti e soluzioni, sia di ulteriore spinta ad alcuni ambiti applicativi.

 

Dopo iOS anche Android: la consacrazione di Bluetooth Low Energy

Lo standard Bluetooth Low Energy (BLE, BTLE, Bluetooth 4.0 o Bluetooth Smart) è una variante del protocollo Bluetooth ottimizzato per lo scambio di piccole quantità di dati con bassissimo consumo energetico, pensato per implementazioni hardware semplificate e dai costi molto contenuti. Apple iOS supportava BLE già dal 2011, ma ora (dalla versione 4.3) si è aggiunto anche Android, il sistema operativo mobile più diffuso al mondo, con l’obiettivo primario di connettere gli oggetti che ruotano attorno alla persona (Personal Area Network, PAN).

L’adozione di questo standard per tutti i dispositivi mobili di più recente produzione è fondamentale. L’Osservatorio stima che solo in Italia a fine 2013 c’erano già circa 8,3 milioni di smartphone BLE abilitati, il 27% di quelli in circolazione. Il BLE integra le migliori caratteristiche di altri protocolli (basso consumo, bassa latenza, uso di profili standard per facilitare lo sviluppo di applicazioni) evitando la complessità delle funzionalità più evolute (Reti Mesh e relativi problemi di configurazione) e azzerando i problemi di compatibilità hardware (come avviene ad esempio tra dispositivi basati su ZigBee, Z-Wave, WHart) e retro-compatibilità (come ad esempio per ZigBee 2004 vs. ZigBee 2006 o 2007/Pro).

Infine, il BLE evidenzia il prossimo ruolo nel panorama IoT dei dispositivi mobili (smartphone e tablet) come “gateway” di un ampio insieme di oggetti intelligenti, dai “wearable device” ai sensori di prossimità, fino ai dispositivi per localizzazione e comunicazione indoor (come iBeacon) per applicazioni personali e commerciali.

 

Controllare dispositivi con protocolli diversi da un’unica interfaccia

L’eterogeneità dei protocolli di comunicazione verso gli oggetti intelligenti e la mancanza di un chiaro “vincitore” generano una forte frammentazione del mercato, con incompatibilità tra device di produttori diversi che, pur offrendo funzionalità simili o complementari, si basano su protocolli diversi (per esempio BLE, ZigBee o Z-Wave).

Questo è uno dei fattori che più frenano l’adozione su ampia scala di soluzioni IoT, soprattutto in ambito Smart Home & Building. Il 2013 però ha visto una crescita notevole nell’offerta di piattaforme software (come MioS, Revolv, ioBridge, Zonoff), a volte corredate anche da gateway hardware multi-protocollo, in grado di interfacciarsi con tanti dispositivi diversi, fornendo all’utente un’interfaccia unica di gestione ed evitando la caotica situazione in cui ogni dispositivo (il termostato, il sistema di illuminazione, l’allarme antiintrusione, ecc.) va controllato con un’applicazione apposita.

Parallelamente si è arricchita anche l’offerta di piattaforme rivolte alle aziende, in ottica B2B o Business to developers (come Xively Thingworx, One Platform By Exosite), che offrono un ambiente integrato per lo sviluppo e il Life cycle Management di applicazioni IoT, supportando diverse famiglie di dispositivi hardware tramite interfacce di programmazione di alto livello (API) e offrendo funzionalità molto attraenti per le aziende, come cloud storage, data analytics e reportistica integrata. Questo è un segnale molto importante, poiché accelererà l’integrazione di funzionalità IoT in applicazioni IT più consolidate.

 

SIM M2M “liberate” dal legame con l’operatore telco

La pubblicazione a dicembre 2013 da parte della GSMA (associazione globale degli operatori mobili) delle prime specifiche per le SIM embedded, cioè integrate in dispositivi M2M già dalla loro produzione, è una notizia di grande rilievo. Le nuove specifiche abilitano il provisioning e la gestione della SIM “over the air” (via rete cellulare), rimuovendo il legame intrinseco tra la SIM e l’operatore telco che la possiede e gestisce.

Questo comporta vantaggi evidenti per le aziende utenti, tra cui l’eliminazione dei costi operativi collegati alla sostituzione fisica della SiM in caso di cambio operatore, e la possibilità di avere più fornitori in parallelo e farli evolvere nel tempo in funzione delle caratteristiche di connettività degli oggetti connessi.

GSMA stima che quest’apertura del mercato porterà ad avere 11 miliardi di dispositivi connessi con rete cellulare nel 2020, principalmente grazie ad applicazioni con SIM embedded.

L’apertura delle modalità di gestione delle SiM M2M segna inoltre uno spartiacque tra connettività rivolta a persone (voce e grandi moli di dati) e a oggetti (piccole moli di dati), e richiede un adeguamento del quadro normativo. In quest’ottica Agcom lo scorso dicembre ha avviato una consultazione che è parte di un programma conoscitivo di portata europea. Da queste consultazioni è lecito attendersi una rimodulazione degli obblighi di servizio oggi garantiti, a ulteriore supporto delle applicazioni IoT basate su rete cellulare.

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29 novembre 2016